"E' stato un Giro d'Italia sorprendente. Yates, successo romantico, Del Toro, è nata una stella, Pellizzari potrà vincere la corsa in futuro". L'intervista a Davide Cassani
"Non guardando solamente la graduatoria, sul podio metto assolutamente Wout Van Aert, che ha tirato le volate a Kooij, è stato decisivo per la vittoria di Yates e ha vinto, meravigliosamente, la tappa di Siena, nonostante un inizio di corsa complicato. Poi Mats Pedersen, che è arrivato al Giro in forma straordinaria, ha conquistato quattro tappe e ha corso da gregario e Lorenzo Fortunato, sempre all'attacco e vincitore, meritamente, della maglia azzurra"

TRENTO. La vittoria, "romantica" di Yates con un'impresa d'altri tempi alla penultima tappa, la sorpresa Del Toro, destinato ad una carriera luminosa (ma l'occasione sprecata resterà), la generosità di Carapaz e Fortunato, sempre all'attacco, le crisi e i ritiri di Roglic e Ayuso, i "big annunciati", un Van Aert stellare, Pedersen re delle volate e Kooji subito a ruota, Pellizzari che "studia" da grande, le botte e le delusioni di Ciccone e Tiberi. E, ancora, il premio alla carriera per Ulissi, la grande paura per la caduta di Martinelli e il solito, incredibile, caloroso entusiasmo. Sia in Italia che in Albania.
Il Giro d'Italia 2025 è stato questo, in pillole, ma anche molto altro. La Corsa Rosa è sempre la Corsa Rosa. Parola di Davide Cassani, commentatore tecnico "numero 1" di RaiSport che, quest'anno, ha fatto "le carte" al Giro dal palco del Processo alla Tappa. E, al quale, abbiamo chiesto un bilancio e di sviscerare quanto accaduto nelle scorse tre settimane sulla strade della Penisola.
"E' stato un Giro d'Italia sorprendente - esordisce Cassani -, per tanti motivi. In primis perché i due favoriti della viglia, Roglic e Ayuso, sono saltati e si sono addirittura ritirati e poi perché, quando sembrava una sfida tra un messicano e un equadoregno, è spuntato un britannico che, da "terzo incomodo", si è trasformato nel trionfatore. E, altro aspetto da non trascurare, abbiamo assistito alla nascita di una stella, Del Toro, del quale certamente sentiremo tanto parlare in futuro".
Qualcuno ha parlato di un "bel" Giro d'Italia, ma "di serie B" vista l'assenza dei "big three", Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel che, invece, saranno assoluti protagonisti al Tour de France.
"E' vero, mancavano i tre big, ma è stata comunque una corsa di alto livello. Ha vinto Simon Yates, che conosciamo tutti ed è un corridore di alto livello: insomma stiamo parlando di ciclista che ha vinto la Vuelta nel 2018, ha fatto terzo al Giro d'Italia al 2021 e quarto al Tour nel 2023. Mica l'ultimo arrivato. La corsa è stata tranquilla nei primi dieci giorni, per l'assenza di tappe particolarmente impegnative e poi spettacolare nell'ultima settimana, decidendosi solamente alla penultima tappa. E' stato un Giro divertente, tirato dal primo all'ultimo giorno e non lo definirei assolutamente di serie B".
Ecco, appunto, la penultima tappa: Del Toro è rimasto agganciato a Carapaz e ha lasciato andare un debordante Yates. Non ne aveva, oppure è andato il tilt?
"Certamente la tattica della Uae è stata alquanto discutibile. Del Toro, in maglia rosa, si è intestardito su Carapaz e ha perso un Giro che poteva vincere. Quando il terzo della classifica generale scatta è la maglia rosa che deve andare a riprenderlo. E non credo fosse una questione fisica, visto che ha risposto ad ogni scatto di Carapaz. Avrebbe dovuto collaborare, soprattutto nei momenti di "stand by" e, forse, oggi parleremmo di un altro finale. Comunque, ripeto, abbiamo assistito alla nascita di una stella: è senza dubbio un grande talento, giovanissimo e con enormi margini di miglioramento".
Tocchiamo un tasto dolente: i corridori italiani non sono riusciti ad essere protagonisti come ci si augurava.
"Purtroppo i due che avrebbero dovuto fare classifica, Giulio Ciccone e Antonio Tiberi, hanno pagato a carissimo prezzo le conseguenze della caduta a Nova Gorica e non sono riusciti ad essere competitivi. Il "solito" Caruso ha disputato un grande Giro d'Italia dall'alto dei suoi 37 anni. Chi, invece, ha disputato una grande corsa è certamente Giulio Pellizzari, che ha chiuso al sesto posto, passando da gregario di Roglic a capitano della Red Bull. Ha forza, carattere e in futuro sarà certamente protagonista. Se ha margini per vincere il Giro? Secondo me sì".
Nelle tappe veloci, senza Milan e Ganna, ci siamo dovuti accontentare di qualche piazzamento e niente più.
"Milan l'anno scorso ha vinto tre tappe e, a conti fatti, quei successi sono mancati. Vorrà dire che lui e Pippo saranno protagonisti al Tour. E ci teniamo strette la splendida vittoria di Scaroni a San Valentino e la maglia azzurra di Fortunato".
Tre volti del Giro d'Italia guardando la classifica generale e tre volti "in generale".
"Beh, riguardo la classifica sono automatici. Simon Yates e la sua impresa sul Colle delle Finestre, dove aveva perso il Giro nel 2018, in quello che è stato anche un momento "romantico", Isaac Del Toro, uno dei ciclisti del futuro e Giulio Pellizzari che, a 21 anni e alla sua seconda partecipazione ad un grande giro, è arrivato sesto. E poi, più in "generale", non guardando solamente la graduatoria, sul podio metto assolutamente Wout Van Aert, che ha tirato le volate a Kooij, è stato decisivo per la vittoria di Yates e ha vinto, meravigliosamente, la tappa di Siena, nonostante un inizio di corsa complicato. Poi Mats Pedersen, che è arrivato al Giro in forma straordinaria, ha conquistato quattro tappe e ha corso da gregario e Lorenzo Fortunato, sempre all'attacco e vincitore, meritamente, della maglia azzurra".
Meglio il Giro con o senza il "Cannibale" Pogacar?
"Ci sono i pro e i contro. Lo scorso anno lo sapevamo tutti, sin dalla partenza di Torino, che il Giro l'avrebbe vinto lui ma, allo stesso tempo, il fuoriclasse sloveno è un corridore che entusiasma sempre. Come dico: non ha mai il "braccino" ma il "gambone". Averlo rende, magari, la corsa scritta, ma lo spettacolo che offre è unico".
Brevissimo excursus sul Tour del France. Chi è il suo favorito?
"Se devo fare un nome dico Pogacar, che è cresciuto tantissimo rispetto agli scorsi anni. Vingegaard è un fuoriclasse, ha corso meno rispetto allo sloveno ed è un po' più "misterioso", anche se stiamo parlando di un atleta che, negli ultimi quattro anni, ha vinto due volte e centrato due secondi posti. Certamente di divertiremo".












