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FVG
23 febbraio | 21:40

All'Arena di Verona si ricompone la "staffetta" del mito" di Lillehammer: giustizia è stata fatta. Fauner: "Un'emozione indescrivibile. Un premio allo sci nordico"

Ebbene, l' "onta" - sportiva, s'intende - è stata sanata e la "staffetta del mito" è stata protagonista durante la kermesse finale dei Giochi. Fauner, De Zolt, Albarello e Vanzetta sono entrati assieme e Silvio da Sappada, il terminale di quel quartetto, ha retto in mano la fiamma olimpica. "A rendere tutto ancora più speciale è la data: esattamente 32 anni dopo quel 22 febbraio 1994 a Lillehammer, quando abbiamo scritto una pagina che resta nella storia"

SAPPADA. Nel giorno dell'anniversario giustizia è stata fatta. La cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 è stata un successone ed anche l'occasione per celebrare chi non era stato - colpevolmente - considerato nel momento della scelta dei tedofori che hanno portato la fiaccola olimpica prima dell'inizio dei Giochi.

 

E, per un clamoroso segno del destino, la chiusura delle Olimpiadi, andata in scena nella meravigliosa cornice dell'Arena di Verona domenica sera, ha coinciso con una data "simbolo" dello sport italiano. Attenzione, non solamente dello sci nordico, ma proprio dello sport, perché il 22 febbraio 1994, ai Giochi di Lillehammer, Silvio Fauner, Maurilio De Zolt, Giorgio Vanzetta e Marco Albarello compirono una delle più grandi imprese mai viste su di un campo da gara.

 

Sulla collina di Holmenkollen i quattro moschettieri azzurri vinsero l'oro nella staffetta: davanti a quasi 200mila tifosi norvegesi, pronti ad esultare per quella che consideravano una vittoria già sicura. Anche Re Harald V era lì, pronto ad esultare con tutto il Paese, nel quale lo sci nordico non è solamente uno sport ma una vera e propria "religione".

Ebbene, a stroncare ogni speranza e a gettare nella disperazione la Norvegia fu Silvio Fauner da Sappada, che trionfò allo sprint battendo "sua maestà" Bjorn Daehlie. Quattro eroi che, colpevolmente, sono stati "dimenticati" clamorosamente dalla Fondazione Milano Cortina 2026.

 

L' "onta" - sportiva, s'intende - è stata sanata e la "staffetta del mito", come è stata ribattezzata da molti, è stata protagonista durante la kermesse finale dei Giochi. Fauner, De Zolt, Albarello e Vanzetta sono entrati assieme e Silvio da Sappada, il terminale di quel quartetto, ha retto in mano la fiamma olimpica.

 

"E' stata un'emozione grandissima - racconta a Il Dolomiti -, in un'atmosfera incredibile. Un'emozione difficile da raccontare. Essere qui, in un'Olimpiade che ha lasciato il segno per l'organizzazione e per i risultati straordinari degli atleti italiani, è una grande soddisfazione personale, ma soprattutto un tributo allo sci nordico. E' stata un'edizione storica, come non se ne erano mai viste per il nostro Paese. A rendere tutto ancora più speciale è la data: esattamente 32 anni dopo quel 22 febbraio 1994 a Lillehammer, quando io, Maurilio De Zolt, Marco Albarello e Giorgio Vanzetta abbiamo scritto una pagina che resta nella storia. Tornare a vivere un momento olimpico proprio in questo giorno dà a tutto un valore ancora più grande".

 

La polemica pre olimpica era stata "feroce" con tutti gli appassionati che si erano schierati con Fauner, che non aveva mancato di esprimere il proprio disappunto.

 

“Non sono mai stato coinvolto direttamente nella vicenda legata alla scelta dei tedofori - getta acqua sul fuoco -. D'altronde io e gli altri componenti della staffetta del 1994 avevano già avuto la fortuna di portare la fiaccola a Torino 2006. Al contrario, altri miei colleghi ci erano rimasti male, sentendosi esclusi e ho fatto praticamente da portavoce, chiedendomi di portare la fiaccola in rappresentanza di tutti coloro che non hanno potuto. Non è stato quindi un gesto che ho fatto per me, ma per tutti quelli che non c'erano, vedi ad esempio i campioni olimpici di Torino 2006, Valbusa, Di Centa, Piller Cottrer e Zorzi".

 

Tutto è bene quel che finisce bene e Giochi sono stati un vero successo per l'Italia.

 

"Un plauso è assolutamente doveroso - aggiunge Fauner -: io l'ho detto sin da subito che noi italiani arriviamo, magari "all'ultimo", ma arriviamo. Poi, però, quando si "accendono le luci", non ce n'è per nessuno. Sia la cerimonia d'apertura che quella di chiusura sono state la dimostrazione di come sappiamo fare le cose. Senza dimenticare la perfezione della macchina organizzativa nei vari siti di gara: semplicemente eccezionale".

 

Sappada... in the world, è proprio il caso di dirlo, visto che a portare il tricolore nella cerimonia di chiusura è stata Lisa Vittozzi, anch'essa originaria della località friulana.

 

"E poi, subito dopo aver portato la fiaccola - conclude -, vedere Lisa Vittozzi, mia compaesana, entrare con il tricolore come portabandiera… lì le emozioni si sono moltiplicate. Due generazioni, lo stesso territorio, la stessa passione. Questo momento lo porterò per sempre con me!".

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