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Bolzano
17 febbraio | 06:00

Anterselva, è qui la festa: viaggio nella sede di gara più pazza delle Olimpiadi, tra biathlon, musica, balli di gruppo e lacrime di gioia nel giorno dell'oro di Lisa Vittozzi

Il racconto di una giornata storica per il biathlon azzurro in una sede di gara tra le più "pazze" dello sport mondiale: le Olimpiadi in Alto Adige stanno procedendo (più o meno) senza intoppi in un clima reso straordinario da un'organizzazione impeccabile e da una cornice di pubblico semplicemente unica nel suo genere

ANTERSELVABoati e silenzi. Chissà cosa sarà passato nei pensieri di Lisa Vittozzi durante la silenziosa realizzazione della sua memorabile impresa sportiva, mentre dalle tribune dello Stadio di Anterselva si alzava il fragoroso boato di quasi 20 mila voci in estasi

 

Il teatro del capolavoro sportivo, umano ed artistico della sappadina è la cattedrale del biathlon internazionale, lo Stadio di Anterselva. L'appuntamento, il più prestigioso al mondo, le Olimpiadi invernali. La data, domenica 15 febbraio 2026. Sono passati pochi minuti dall'oro di Federica Brignone nel gigante Lisa Vittozzi nella gara a inseguimento regala al biathlon italiano e a sé stessa la più grande soddisfazione immaginabile per un atleta: la medaglia d'oro alle Olimpiadi, per giunta in casa. Per l'Italia del biathlon è la prima storica medaglia d'oro di sempre ai Giochi. 

(foto Italia Team - Facebook)

Le Olimpiadi in Alto Adige non sono ancora finite, ma è difficile credere che non sarà questa l'immagine di Milano Cortina 2026 ad Anterselva. L'inchino di Lisa Vittozzi allo stadio, i cori sugli spalti e lungo il percorso, le lacrime di commozione sul podio di una campionessa capace di rialzarsi ad ogni caduta, fisica e mentale, non importa quanto dolorosa o affossante, nel corso degli ultimi anni

 

Anterselva però è molto di più di quanto non si possa cogliere dalle immagini della gara in televisione: ecco perché vale la pena fare un passo indietro e raccontare, almeno in parte, cosa significa vivere una giornata come quella di domenica per un tifoso del biathlon

 

PARTIAMO DALL'INIZIO. 

 

Ore 7. Il traffico in A22 è scorrevole, l’ingresso alla valle ancora avvolto dal gelo dell’alba: organizzatori e istituzioni avevano chiesto agli spettatori di arrivare con largo anticipo, indicazione di buonsenso ma che spesso per i grandi eventi viene in qualche modo sottovalutata. Il comitato organizzatore di Anterselva comunque viene incontro a tutti, anche i meno previdenti: la logistica per l’evento a cinque cerchi è quella di sempre, un turbinio di navette che dai grandi parcheggi e dalle stazioni dei treni della zona traghettano i tifosi fino a poche centinaia di metri dallo Stadio.

Da lì si cammina tutti in processione, in leggera salita, su neve e ghiaccio, tanto per mettere subito alla prova l’equipaggiamento invernale. I controlli per la sicurezza sono più approfonditi del solito, volontari e forze dell’ordine sono distribuiti in ogni angolo del percorso.

 

E passo dopo passo, si comincia a sentire sempre più vicino risuonare la musica a tutto volume dell’impianto. Musica?

 

BENVENUTI NELLA DISCO DEL BIATHLON MONDIALE.

 

Non è facile descrivere l’atmosfera che si vive allo stadio del biathlon di Anterselva a chi non c’è mai stato, e questo a prescindere dalla preparazione (o dalla mancanza di preparazione) sullo sport in questione. A che cosa assomiglia una giornata da spettatori ad Anterselva? Provate a immaginare un mix tra una finale di Champions League, un’enorme festa di Carnevale e l’Oktoberfest di Monaco di Baviera. Tutto in salsa nordica, sia chiaro, anche perché per quanto caldo possa fare durante la giornata si superano di poco gli 0 gradi (e quando fa freddo si precipita anche a -10). 

 

L’atmosfera speciale, prima ancora dello scenario da favola delle montagne altoatesine che avvolgono l’impianto, la fanno i tifosi stessi: già sull’autobus verso lo Stadio sono abbastanza alte le chance di sedersi vicino ad un norvegese con un elmo da vichingo sulla testa, a qualcuno travestito da orso o a intere famiglie in costume da mucca, con berretti e bandiere di ogni genere e provenienza.

 

 

Ma sono solo un assaggio di quello che si vive sulle tribune e al mitologico “tendone” dei tifosi. Nello Stadio l’attesa tra una gara e l’altra (anche per ingannare il freddo) è scandita dall’alternarsi di balli di gruppo, interazioni dei tifosi col maxischermo, coreografie e spettacoli: nel giro di qualche ora la tribuna si trasforma in un impressionante muro umano di 12 mila cuori, colori e passione. Dodicimila persone. Lungo il percorso ce ne sono circa altre 6 mila. Nessuna gara olimpica in questa edizione prevede più pubblico presente: il biathlon a Giochi conclusi avrà chiamato qualcosa come 200 mila spettatori per assistere ad 11 gare.

 

TEUTONICITA'. 

 

Siamo in Italia ma la folla è soprattutto tedesca, inutile girarci intorno: in Germania il biathlon è sostanzialmente il secondo sport nazionale alle spalle del calcio in termini di ascolti televisivi, la posizione geografica di Anterselva e il suo fascino senza tempo fanno il resto.

Non stupisce quindi che dalle gigantesche casse risuonino anche tante canzoni in lingua tedesca: una su tutte, coreografia tutta da vivere, l'incalzante “Gute Laune” che fa impazzire anche gli scandinavi, norvegesi e svedesi su tutti (verrà ripetuta almeno 4 o 5 volte nel corso della giornata).

 

Ma italiani in tribuna ce ne sono, e parecchi: quest’anno più che mai, anche se non esiste un dato ufficiale in materia. Qualcuno è arrivato perfino dalla Sicilia, probabilmente ispirato dall’iconico racconto televisivo della fenomenale coppia di Eurosport Dario Puppo - Massimiliano Ambesi che negli ultimi anni ha contribuito in maniera non marginale alla diffusione di questo adrenalinico sport in tutto il Paese. Per sostenere il trentino Tommaso Giacomel, protagonista di una grande rimonta nell'inseguimento maschile che si disputa al mattino, c’è una rappresentativa ben organizzata di circa 200 tra amici e supporter del fan club ufficiale.

E il “tendone” dei tifosi è uno spazio sospeso nel tempo e nello spazio, un luogo dove si vede letteralmente di tutto tra birre, grappe, gente di tutte le età in piedi sulle panche che canta e balla. Olimpiadi o non olimpiadi, il tendone è il luogo dove la competizione e la rivalità tra nazioni lasciano spazio (da sempre) a una festa totale innescata anche dalla musica dal vivo delle band chiamate ad esibirsi all’interno. Anche qui il twist germanico la fa da padrona: domenica toccava al quartetto dei 4Kryner, a voi il giudizio estetico e musicale, ma l’indice di gradimento dei presenti (aiutati dai risultati della gara e nella maggior parte dei casi da un buon numero di consumazioni allo stand delle birre sponsor dei Giochi) era altissimo. Pura gioia.

 

POLEMICHE OLIMPICHE

 

Prezzi pazzi? Diciamo in linea con le altre venue di gara olimpiche e più in generale con il mondo degli eventi del vivo, sport compreso. Birra a 7 euro, un panino con la salsiccia 10 euro, hamburger e kartoffeln siamo sui 15-16. Se non altro da queste parti, a differenza per esempio della val di Fiemme, i parcheggi (e ovviamente le navette per lo Stadio) sono gratuiti. E i biglietti per essere parte di tutto questo? Con 50 euro si sta lungo il percorso nella neve, per un posto in piedi allo Stadio nella torcida ci vogliono 90 euro, più in basso con tanto di seggiolino numerato siamo a 200. Per due gare che assegnano medaglie in un giorno, considerando il valore dell’appuntamento e la qualità dello spettacolo nel suo complesso, un grande affare. Ma sulle questioni di ‘vil danaro’ ognuno ha le proprie idee (e le proprie tasche).

 

Cosa non ha funzionato? Il brand Olimpiadi, e si sapeva, ha travolto molto del “locale” per trasformarlo in “mondiale”: allo store dei gadget (l’unico con del personale poco cordiale in un contesto di lavoratori straordinari tra volontari e addetti, sempre sorridenti e disponibili) si trovano solo articoli firmati Milano Cortina (i peluche di Milo e Tina sono sold-out da giorni), e tutto l’abituale arsenale di souvenir di Anterselva è sottochiave in qualche scantinato; la birra che sponsorizza i Giochi ed è entrata in tutti i punti “Food and Beverage” non è tipicamente di queste parti. Si sopporta e si va avantiCode, traffico, troppa gente? Il traffico rallentato scendendo verso valle in serata, a evento concluso, può valere come disservizio? Probabilmente no, considerando i numeri dei tifosi e la posizione geografica di Anterselva che di fatto ha un solo accesso e una sola uscita per collegarsi alla Val Pusteria.

 

LISA

 

Nella "disco" di Anterselva, le ultime note a risuonare sono quelle dell'Inno di Mameli durante la cerimonia di consegna delle medaglie olimpiche. Un momento impagabile. Le lacrime sul volto di Lisa Vittozzi dicono tutto. La sua storia è una di quelle che meriterebbe di essere raccontata di più, e meglio. "Questo viaggio è stato difficile e sono molto orgogliosa di me", ha detto con la medaglia al collo. "Anche nei momenti più difficili non ho mai smesso di crederci e questo significa molto per me. Sapevo che potevo diventare campionessa olimpica". 

 

Le note scivolano via, su Anterselva scende la sera: chissà che da qui a sabato, da qui alla fine delle Olimpiadi, l'Inno di Mameli non possa risuonare di nuovo tra le montagne e i boschi di questo angolo di paradiso altoatesino. Chissà che, come la sua amica Fede Brignone, anche Lisa non abbia in mente di concedere un clamoroso bis. In fondo se c'è una cosa che ci hanno insegnato questi giorni di Olimpiadi è che nel biathlon, nello sport, nella vita, può succedere di tutto. Godiamoci il viaggio.

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