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FVG
16 marzo | 11:55

Disastro Triestina: dopo nove anni gli alabardati sprofondano in serie D. Una lenta agonia, figlia di una situazione societaria disastrosa

Dopo nove campionati professionistici, l'Unione precipita nei dilettanti: la promozione era arrivata - tramite ripescaggio a completamento dell'organico - nel 2017. Poi alti e bassi, alcune gestioni societarie (che ora sono sotto la lente d'ingrandimento anche della Guardia di Finanza) che definire discutibili è puro eufemismo. A febbraio la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici della società

TRIESTE. Sprofondo biancorosso. Adesso è veramente finita e per la Triestina il futuro è quantomai incerto.

 

Il verdetto è arrivato domenica 15 marzo e a sancire l'aritmetica retrocessione della compagine alabardata è stata la sconfitta - l'ennesima - contro la Pro Vercelli, guidata in panchina dal trentino Michele Santoni che, due anni or sono, per qualche mese, è stato tecnico dei friulani, quando ancora le cose sembravano essere ben diverse.

 

Dopo nove campionati professionistici, l'Unione precipita nei dilettanti: la promozione era arrivata - tramite ripescaggio a completamento dell'organico - nel 2017. Poi alti e bassi, alcune gestioni societarie (che ora sono sotto la lente d'ingrandimento anche della Guardia di Finanza) che definire discutibili è puro eufemismo.

Un fallimento, per certi versi annunciato, che mette il punto esclamativo sul disastro compiuto da una società indebitata fino al collo, su cui gravano grane giudiziarie a causa di una gestione - l'ultima, quella di Ben Rosenzweig e del fondo LBK - tutt'altro che trasparente, capace di sperperare trenta milioni di euro di capitale in tre anni.

Dopo scelte tecniche assurde (sovviene ancora il clamoroso esonero di Tesser ad avvio 2024 con la squadra terza in classifica), sessioni di calciomercato prive di qualsiasi logica e diverse salvezze conquistate miracolosamente, la stagione 2025 - 2026 dell'Unione era iniziata in modo già alquanto turbolento, anche più di com'era terminata quella precedente: tra stipendi non pagati, l'inibizione dell'ex presidente Rosenzweig e un caos totale nella gestione, la squadra ha accumulato 23 punti di penalizzazione comminati dalla Giustizia Sportiva per una serie incredibile di inadempienze.

 

Da lì la corsa disperata per cercare di risalire la china, un percorso tumultuoso che alterna questioni sportive a ombre societarie, iniziato con le dimissioni di Rosenzweig e proseguito con la cessione del club all'enigmatica "House od Dog", con il nuovo presidente Zelenovic, che ha silurato subito i dirigenti Menta e Stella, due degli artefici del disastro alabardato, ma il percorso successivo non è stato certamente migliore.

 

A febbraio la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici della società, mentre la squadra sul campo precipitava sempre più verso il basso: altro esonero per Tesser, nel frattempo tornato per cercare di compiere un miracolo e squadra affidata a Marino, l'allenatore "per tutte le stagioni".

La sconfitta patita domenica contro la Pro Vercelli, la diciottesima in 32 partite, ha condannato matematica la squadra alla retrocessione in serie D. Venerdì gli alabardati saranno di scena a Trento, contro i gialloblù in grandissima forma.

 

Sovvengono allora le parole di Dario Roccavini, scomparso lo scorso febbraio, grande sostenitore dell'Unione e regista di accurati documentari sulla Triestina e lo sport a Trieste in generale, che sosteneva: "La storia dello sport a Trieste ci parla di una piazza e di una città dotata di grande talento e straordinarie individualità, ma negli sport di squadra, quando è il momento grande passo per diventare una realtà di vertice, le manca sempre il sostegno giusto, morale ed economico, per fare lo scatto decisivo".

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