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| 15 mar 2017 | 20:10

Da Chiellini a Pecchia, da Ielpo a Juan Mata, Alessandro Furlan nella ristretta cerchia dei calciatori laureati

Calcio. Il centrocampista e capitano in forza all'Alto Adige è diventato dottore in scienze dell'attività motoria e sportiva a Roma con il punteggio di 102 su 110

TRENTO. E adesso chiamatelo dottor Furlan. Quanti sono i calciatori professionisti che, nel mentre della propria attività, hanno conseguito la laurea? Pochi, pochissimi. I nomi si contano sulle dita di tre - quattro mani, escludendo coloro i quali hanno ottenuto il titolo honoris causa.

 

Qualche anno fa Giorgio Chiellini si laureò in Economia e Commercio, mentre Fabio Pecchia - oggi allenatore dell’Hellas Verona - e Guglielmo Stendardo hanno conseguito la laurea in Giurisprudenza e poi sono diventati addirittura avvocati, dopo Mario Ielpo, ex portiere di Cagliari e Milan, iscritto all’ordine degli Avvocati di Milano dal lontano 1994. Dottori sono diventati anche Angelo Ogbonna e Massimo Oddo, mentre all’estero il cervellone è senza dubbio Juan Mata che, oltre alla passione per la letteratura, ha conseguito anche due master in Marketing e in Educazione Fisica.

 

Mercoledì mattina anche Alessandro Furlan, 32enne centrocampista trentino (è di Lavis) dell’Alto Adige, di cui è anche capitano, cresciuto nel vivaio di via Sanseverino (e, secondo voci di corridoio, prossimo ad un rientro in maglia gialloblù a tanti anni di distanza), è diventato dottore in scienze dell’attività motoria e sportiva presso l'Università “San Raffaele” di Roma, discutendo con la professoressa Cinzia Galbusera la tesi dal titolo 'Studio della pubalgia e lesioni alla muscolatura degli hamstring in calciatori professionisti della Lega Pro: casistica e strategie preventive d’allenamento dell’Fc Suedtirol'. Valutazione finale? 102 su 110, mica male. Anzi, giù il cappello.

 

Il suo percorso universitario è iniziato nel 2012. A febbraio 2013 ha sostenuto il primo esame e, quattro anni dopo, ha raggiunto l’ambito traguardo.

A dire la verità in precedenza mi ero iscritto all’Università a Trento (Economia e Commercio, ndr), ma ho abbandonato quasi subito, continuando a dedicarmi solo al calcio. Poi mi sono buttato su altro ed è nato subito l’amore. Frequentavo le lezioni on line e, per una settimana all’anno, scendevo a Roma per una full immersion di lezioni pratiche. Per sostenere gli esami, invece, mi recavo nella capitale o a Milano nelle date previste e il percorso è stato positivo. Non semplice, sicuramente, ma oggi sono assolutamente felicissimo e mi dico che ne valeva proprio la pena.

 

Dunque giocare a calcio ad alti livelli - i più alti nella nostra regione - e studiare è possibile?

Sì, certo - spiega l’ex calciatore di Trento, Mezzocorona, Portogruaro e Itala San Marco, da sette anni in forza all’Alto Adige - ma bisogna sapersi organizzare e avere delle priorità. La mia giornata tipo era la seguente: al mattino studiavo, pomeriggio salivo a Bolzano per allenarmi e la sera riposavo. A cosa ho rinunciato? Ad alcune serate con gli amici e a qualche vacanza estiva. Niente di clamoroso, intendiamoci e non avrei potuto fare altrimenti per completare il percorso in tempi accettabili.

 

Il titolo della tesi è tutt’altro che banale.

Infatti volevo fare un qualcosa di diverso. Mi hanno aiutato tantissimo, e non li ringrazierò mai abbastanza, Fabio Trentin e Mattia Zambaldi, rispettivamente preparatore atletico e fisioterapista dell’Alto Adige, con i quali ho preso in esame la casistica relativa alle stagioni sportive 2013 - 2014 e 2014 - 2015. A luglio ho iniziato a scrivere la tesi e l’ho completata a gennaio. Sono stati sette mesi intensi, ma il risultato è soddisfacente: se la rileggo sono ampiamente soddisfatto.

 

E adesso? Cosa c’è nel futuro professionale di Alessandro Furlan? L’ambizione è quella di diventare preparatore atletico, personal trainer o insegnante di educazione fisica?

Niente di tutto questo, perché il mio obiettivo è quello di frequentare un Master in riabilitazione e, una volta smesso con il calcio giocato, dedicarmi a questo. Mi piacerebbe lavorare sulla prevenzione degli infortuni e sul recupero, lavorando dunque in stretta collaborazione con dottori e fisioterapisti. Di tutto questo se ne riparlerà, però, tra qualche anno: al Master va frequentato senza “se” e senza “ma” e non è coniugabile con l’attività di calciatore professionista. Siccome ho intenzione di giocare a pallone ancora per un po’, una volta smessi gli scarpini tornerò a studiare e completerò il mio percorso di formazione.

 

Adesso si torna a giocare con un nuovo allenatore in panchina.

Il mister non l’ho ancora conosciuto perché ho chiesto due giorni di permesso per recarmi a Roma assieme alla mia famiglia. Speriamo di migliorare e chiudere nel migliore dei modi la stagione. Di sicuro dovrò trovarmi qualcosa da fare al mattino, visto che ero abituato a studiare.

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