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Trento-Milano, parte 4. Trainotti: "Loro sono i migliori d'Italia ma siamo pronti. L'importante è la testa"

Intervista al generale manager della Dolomiti Energia in vista del big match di questa sera. "Lunedì Milano, come diciamo in gergo, ci hanno messo le mani addosso. Non è una questione fisica. Anche in sette giocando in sette, possiamo vincere"

Di Daniele Loss - 31 May 2017 - 10:58

TRENTO. Qualcuno ha detto: a Trento, lunedì sera, Milano ha "fatto" l'Aquila e l'Aquila è sembrata la Milano delle prime due gare. Falso: Milano ha giocato da Milano, mentre l'Aquila non è stata in grado di reggere l'urto con una squadra, la più forte della Penisola e con l'esperienza dell'Euroleague, che aveva le spalle al muro e non poteva permettersi ulteriori battute a vuoto dopo le sconfitte in gara 1 e gara 2. Il tempo per piangersi addosso, però, non c'è materialmente: stasera (ore 20.45 con diretta su RaiSport e Sky) si torna in campo per la quarta sfida della saga.

 

Il teatro sarà ancora il "catino infuocato" del "PalaTrento" e i bianconeri di coach Buscaglia (che, qualcuno, ha già ribattezzato Fred Buscaglione perché quello che ha fatto quest'anno, ma non solo, alla guida dell'Aquila è "one, one, one") proveranno a regalarsi il match ball. Altro giro e altra "storia": gara 3 è già in archivio e la voglia di regalarsi un'impresa è tanta. A patto, però, che il livello prestazionale dei trentini torni sui livelli delle prime due sfide. Parola di Salvatore Trainotti, colui il quale questa squadra, assieme al tecnico, l'ha pensata, costruita e plasmata.

 

Trainotti, partiamo subito dal punto "nodale": cosa non ha funzionato lunedì sera?

 

Il motivo della sconfitta? Principalmente non siamo riusciti ad impattare il match come avremmo dovuto. Mi spiego: nei primi dieci minuti Milano, che è una "corazzata" e la super favorita per la vittoria dello scudetto - non dimentichiamolo -, è stata dura, decisa, cattiva. Come diciamo in gergo "ci hanno messo le mani addosso" e preso in mano le redini dell'incontro. Siamo sempre stati costretti a inseguire e, quando di fronte hai un roster di tale livello, la mission diventa durissima. L'approccio alla partita ha fatto la differenza e poi, tutto quello che ne è seguito, è la diretta conseguenza.

 

Possiamo parlare di "braccino corto"?

 

Non direi perché noi avevamo tutte le intenzioni di vincere la partita. Non c'è stata nessuna "paura", semplicemente non siamo riusciti ad alzare il livello del nostro gioco. In una serie di semifinale bisogna sviluppare un percorso di crescita e giocare ogni partita meglio di quella precedente. A Milano ci siamo riusciti e, in gara 2, abbiamo fatto meglio rispetto alla sfida d'esordio. Lunedì, invece, non abbiamo progredito e, invece, l'Armani ha fatto diversi passi in avanti. Ricordo, sino alla nausea ma è un aspetto non secondario, che quella che affrontiamo è la miglior squadra d'Italia.

 

E non bisogna dimenticare che, ok la sconfitta, ma siete sempre avanti due a uno.

 

Non dobbiamo pensare al punteggio complessivo, ma ad ogni singola partita. Mi spiego: noi sapevamo che, per raggiungere la finale, avremmo dovuto disputare quattro grandi partite. Due le abbiamo fatte e ne mancherebbero altrettante. Detto così sembra semplice, ma in realtà sarà durissima.

 

La domanda che tanti si sono posti, dopo gara 3, è: Trento ha finito la benzina dopo le due straordinarie prove di Milano?

 

I nostri avversari hanno sicuramente dimostrato di avere più energie, ma ritengo che il problema non sia stato fisico. Tutto è partito dalla testa e, infatti, per tenere testa a Milano questa sera dovremo essere pronti mentalmente.

 

Si spieghi.

 

In una serie così frenetica la preparazione della gara successiva inizia un secondo dopo la fine di quella precedente e termina un secondo prima della palla a due. Dovremo essere bravi a gestire l'emotività, sin dalla prima azione, e fare tesoro di quanto accaduto lunedì sera.

 

Giocare in sette, però, è durissima.

 

I nostri sono atleti "pazzeschi" che, da un punto di vista di prestazioni fisiche, potrebbe competere anche a livelli più alti. La nostra è una squadra con caratteristiche ben precise e abbiamo dimostrato che, anche giocando in sette, possiamo vincere.

 

Milano sembra esprimersi meglio in trasferta perché non ha alcuna pressione da parte del pubblico. Il fattore campo non rischia di ribaltarsi?

 

Mah, io preferisco sempre scendere in campo davanti al nostro pubblico, che ci sostiene in maniera incredibile. E non credo che una squadra forte come Milano possa farsi condizionare.

 

Se lo aspettava un Pascolo a questi livelli?

 

Assolutamente sì. E' arrivato dove doveva arrivare e non mi stupisco assolutamente. Ma, allo stesso tempo, dico che Trento è arrivata allo stesso livello anche senza di lui. Anche stasera sono convinto che lui farà una grande partita, ma questo m'interessa poco. Dovremo farla pure noi.

 

Ultima domanda: una serie di sette gare è lunghissima, per non dire eterna. Non sarebbe meglio tornare alla formula del "tre su cinque"?

 

Sono d'accordo. Io preferisco il "tre su cinque" perché salvaguarda la qualità del gioco, permette tempi di recupero più lunghi e di allungare lo spettacolo. Anche a livello mediatico: ora come ora, finita una partita, è già il momento di parlare della prossima, senza poter analizzare e ricostruire quanto accaduto. Però sono discorsi inutili: la realtà è questa e con questa facciamo i conti. E siamo pronti.

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