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Il Pinot Bianco altoatesino alla conquista del mercato: allo Spatium Pinot Blanc 169 eccellenze

Per dimostrare tutta l’autorevolezza di questo vino/vitigno la conca di Appiano ha riunito un vero e proprio ‘summit’ sul Pinot bianco / Weissburgunder. Qualità indiscutibile, Alto Adige baluardo d’autorevolezza, nessuna riverenza neppure con i ‘cugini’ germanici, neppure nei confronti dei francesi

Di Nereo Pederzolli - 05 maggio 2018 - 11:36

APPIANO. Scoprirlo non è proprio facile, ma riesce subito a conquistare i palati più esigenti. Quelli che vogliono assaporare un vino bianco che evochi legami con il passato e contemporaneamente essere ‘connesso’ con il sapore del domani. Un vino dall’omonimo vitigno: Pinot bianco. Varietà ingiustamente sconosciuta ai più. Proprio per dimostrare tutta l’autorevolezza di questo vino/vitigno la conca di Appiano ha riunito un vero e proprio ‘summit’ sul Pinot bianco / Weissburgunder.

Uno Spatium Pinot Blanc che ha messo in degustazione ben 169 interpretazioni di questa tipologia. Etichette variegate, tutte decisamente rappresentative. Con l’Alto Adige assolutamente ‘apripista’.

 

Lo hanno sottolineato tutti gli esperti, nel convegno che nella mattinata ha preceduto le degustazioni, gli approfondimenti sensoriali, i momenti di festa e di condivisione vinaria. Tecnici, direttori di riviste enologiche di fama europea e gli stessi produttori altoatesini, hanno coinvolto quasi 200 partecipanti in approfondite disquisizioni. Riscontri enologici, confronti di metodi di produzione, le spinte per ridare identità a questo vino. Che il mercato lo penalizza, puntando suoi ‘fratelli’ più redditizi, il Pinot grigio anzitutto, ma pure nei confronti dello Chardonnay. Ecco allora che il Pinot bianco cerca il suo giusto spazio.

 

Come? Dimostrando tutta la sua forza varietale, le sue assolute proprietà organolettiche. Quelle che lo rendono per certi versi prezioso. Proprio così. Talmente legato a specifici ambiti territoriali che lo rendono un vitigno esemplare, diverso proprio per distinguersi. L’Alto Adige lo ha capito da tempo. I ‘kellermaister’ hanno sempre scommesso su questa tipologia. Con riscontri a dir poco eccezionali. Al punto che il Pinot bianco è diventato la vera perla del Sudtirolo. Imponendosi senza timore nei confronti più selettivi. Indipendentemente dalla sua forza quantitativa.

 

Qualità indiscutibile, Alto Adige baluardo d’autorevolezza, nessuna riverenza neppure con i ‘cugini’ germanici, neppure nei confronti dei francesi. Stesso discorso verso l’enclave friulano, altra zona vocata al Pinot bianco, mentre il Trentino ha da tempo puntato prevalentemente sul Grigio o sullo Chardonnay riservato alle bollicine. Pinot bianco per tanti anni confuso con lo Chardonnay. Non a caso chiamato proprio ‘pinot-chardonnay’, ma penalizzato pure dalla massiccia produzione di ‘Grigio’.

 

Nasce da una mutazione genetica del Pinot nero, la Germania è stata la sua culla prioritaria, diffondendosi con lentezza, forse perché non ha rese quantitative di grande impatto. Però è e rimane un ‘gran bel vino bianco’. Colore giallo paglierino brillante. Al naso si presenta complesso con note di frutta esotica, pesca bianca e mandorla e con una delicata sfumatura torbata. E ancora. Crosta di pane, pera, glicine e gelsomino, elegante e intenso. Al palato è austero, ma pieno, ricco, equilibrato, caldo e agile, solitamente molto teso e salino.

 

Nelle sale della Cantina San Michele d’Appiano il confronto – bicchiere in mano – ha ulteriormente dimostrato l’autorevolezza vitivinicola di questo comune con il maggior numero di filari coltivati a Pinot bianco. Le locali Cantine sociali, i vignaioli e i vini dalle selezioni di uve vendemmiate proprio in loco, hanno confermato – all'unisono – i valori del loro ‘bianco di casa’. Adesso la sfida è di farlo maggiormente apprezzare al mercato più esigente, quello dei veri intenditori, ma pure su piazze estere dove non sempre è la qualità a scandire il successo.

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