Social, alpinisti inesperti e overtourism: la miscela esplosiva che obbliga il Nepal a introdurre nuove e rigorose regole per l’ascensione dell’Everest

Tra le richieste, gli alpinisti dovranno aver già precedentemente scalato almeno una delle altre 7 vette nepalesi superiori ai 7.000 metri. Questa decisione mira a ridurre il numero di scalatori inesperti e a migliorare la sicurezza sulla montagna più alta del mondo

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Con i suoi 8.848 metri, l’Everest è la vetta più alta della Terra, desiderio e ossessione di scalatori da tutto il mondo. Assieme ad altri "ottomila" della catena dell'Himalaya, al confine fra Nepal e Cina, rientra nelle cosiddette Sette vette del pianeta, le montagne più alte di ciascun continente, tappe cruciali del passaporto di chi desidera entrare nel libro dei primati. Libro che ultimamente suscita notevole interesse, vista la crescita esponenziale del turismo alpinistico nella regione - spesso frutto di trend social - che ha costretto il paese a inserire regole più stringenti per l’ascesa alla vetta.
A partire dal 1° settembre 2025, infatti, il Nepal introdurrà nuove e rigorose regole per l’ascensione dell’Everest: tra le richieste, gli alpinisti dovranno aver già precedentemente scalato almeno una delle altre 7 vette nepalesi superiori ai 7.000 metri. Questa decisione mira a ridurre il numero di scalatori inesperti e a migliorare la sicurezza sulla montagna più alta del mondo. Negli ultimi anni, l’Everest ha affrontato un crescente problema di sovraffollamento, o overtourism, con lunghe code nella cosiddetta "zona della morte" — l’area sopra gli 8.000 metri dove l’ossigeno è scarso e i rischi per la propria incolumità sono molto alti. Nel 2023, si sono registrati 12 morti e 5 dispersi, in parte proprio a causa dell’elevato numero di alpinisti inesperti presenti sulla montagna che causavano lunghe code. (fonte Reuters)

Il nuovo requisito di esperienza mira a garantire che solo alpinisti adeguatamente preparati affrontino l’Everest, riducendo così i rischi e l'affollamento.
Alcuni operatori internazionali hanno espresso preoccupazione per questa decisione, sostenendo che anche l'esperienza su altre vette di simile altitudine al di fuori del Nepal dovrebbe essere considerata valida. Inoltre, la carenza di guide nepalesi certificate potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo per le spedizioni future: è infatti obbligatorio ogni due alpinisti essere accompagnati da una guida certificata nepalese, essendo proibita l’ascensione in solitaria, visto l’alto rischio.
Oltre all’obbligo di un’esperienza precedente nella scalata di una cima nepalese oltre i 7.000 metri, il governo locale ha aumentato del 36% il costo del permesso, passando da $11.000 a $15.000 per la stagione primaverile. Il turismo legato all’alpinismo è una fonte significativa di reddito per il Nepal, che contribuisce a oltre il 4% del PIL nazionale. Nel 2024, il paese ha raccolto oltre 5 milioni di dollari solo dai permessi per l’Everest e, oltre a questi, le spedizioni generano un indotto significativo, attraverso l'assunzione di guide, portatori (i cosiddetti sherpa) e altri servizi, contribuendo a sostenere migliaia di famiglie nella regione.

Le nuove regolamentazioni rappresentano un tentativo del Nepal di bilanciare la necessità di sicurezza e sostenibilità con l'importanza economica del turismo alpinistico; resta da vedere come queste misure influenzeranno il numero di aspiranti scalatori e l'industria dell'alpinismo nel paese.













