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Lupo, lo studio dell'Eurac: "Dove si abbattono esemplari aumentano gli attacchi perché si disgrega il branco. In 150 anni nessuna aggressione a un uomo"

L'istituto di ricerca altoatesino ha elaborato un dossier sul lupo in Alto Adige dove spiega che in Germania laddove si sia ricorsi a metodi letali, solo nel 29 per cento dei casi esaminati gli attacchi al bestiame sono diminuiti. Mentre con metodi non letali il successo è stato dell'80%

Di Luca Pianesi - 29 settembre 2017 - 07:05

TRENTO. Uccidere i lupi? Controproducente. Parla chiaro il bellissimo dossier prodotto dall'Eurac di Bolzano che analizza la situazione del lupo in Alto Adige sulla base di considerazioni scientifiche. Poche chiacchiere e zero politica. Ma due dati fondamentali da cui partire: laddove si è ricorso agli abbattimenti gli attacchi al bestiame sono diminuiti solo temporaneamente e addirittura sono poi aumentate le aggressioni a danno di altri animali domestici per il disgregarsi del branco; negli ultimi 150 anni in Italia non si è mai registrata un'aggressione ai danni di un uomo. Ma c'è un terzo aspetto molto importante, quello della comunicazione: lo studio dell'Eurac condotto da Filippo Favilli, geografo fisico esperto di management della fauna selvatica, ricercatore dell’Istituto per lo sviluppo regionale, mette in evidenza il ruolo fondamentale che in questa "partita" giocherebbero i media.

 

"Negli ultimi anni - si legge nel dossier - la stampa ha spesso cavalcato con sensazionalismo queste paure. Molti quotidiani locali e nazionali utilizzano frequentemente la parola “minaccia” o “attacco” riferendosi al lupo: 'Quando il lupo diventa una minaccia' (Le Iene, trasmissione TV) 'Al lupo! Al lupo!' (Striscia la Notizia, trasmissione TV) 'Provincia: se il lupo è pericoloso' (L’Adige) 'Lupi all’attacco' (L’Arena) 'Lupi: cacciatori pronti a sparare' (Alto Adige) ". Un modo, questo, che non ha aiutato la società a capire, a comprendere davvero il fenomeno e la reale dimensione legata alle sue problematiche (che come vedremo sono molto basse rispetto a quelle causate da tantissimi altri animali). Ma il lupo, si sa, porta con sé anche un notevole effetto emozionale ed è facile, così, risvegliare negli esseri umani paure ataviche solo apparentemente superate. Basti pensare alle favole.

 

La politica locale (trentina e altoatesina) sta, invece, conducendo una battaglia (prima di tutto politica perché la "campagna" porta voti, quelli degli allevatori e dei cacciatori soprattutto) a Roma per ridurre il numero di esemplari. La grande riforma sarebbe quella di arrivare ad avere la possibilità di abbattere fino al 5% dei lupi presenti in un determinato territorio. Una battaglia portata avanti, con forza, soprattutto dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Trento. Ma una battaglia che, tecnicamente, non cambierebbe nulla per il nostro territorio visto che gli esemplari presenti sono poco più di una ventina e la grande strategia di abbattimento del 5% della popolazione porterebbe ad abbattere, a farla grossa un esemplare (altro discorso per la Toscana che sul suo territorio ha circa un terzo di tutti i lupi d'Italia con oltre 500 esemplari in costante crescita).

 

Il dossier prende come case study quello della Germania. "Dopo aver reso pubblici i dati sui danni provocati dai lupi, meno di 500mila euro in quasi 20 anni rispetto agli oltre 60 milioni spesi solo nel 2015 per riparare ai danni delle martore (che sono dei mammiferi appartenenti alla famiglia delle faine ndr), il Ministro dell’ambiente ha intensificato le politiche per diffondere misure di prevenzione. In prima linea - si legge nello studio - ci sono i recinti elettrificati per le greggi, i cani da guardiania, i deterrenti sonori e le esche per la castrazione chimica dei lupi. Si tratta di sistemi semplici, ma che richiedono un cambio di abitudini talvolta profondo negli agricoltori. Gli scienziati sembrano sostenere questi sforzi. Una recente ricerca, pubblicata nella rivista specialistica “Frontiers in Ecology and the Environment”, dimostra che laddove si sia ricorsi a metodi letali, solo nel 29 per cento dei casi esaminati gli attacchi al bestiame sono diminuiti e solo temporaneamente. Nel 43 per cento dei casi, gli studiosi hanno notato invece un aumento di aggressioni ai danni di animali domestici. Tale fenomeno dovrebbe imputarsi alla disgregazione del branco dovuto alla rimozione degli esemplari alfa. Per contro, l’impiego di metodi non letali, come la protezione delle greggi durante la notte, l’utilizzo di reti e di cani da pastore, il posizionamento di esche per tenere lontani i predatori e la sterilizzazione, ha contenuto di oltre l’80 per cento gli attacchi dei lupi".

 

Lo studio dell'Eurac, ovviamente, pone l'attenzione sulla situazione altoatesina dove, paradossalmente, ci si lamenta più che in altri posti nonostante gli esemplari di lupo si contino davvero sulle dita di una mano e siano per lo più animali in transito. "Per oltre un secolo - vi si legge - è stato privo di lupi stanziali: l’ultimo esemplare era stato abbattuto nel 1896 in val di Funes. La presenza storica del lupo in Alto Adige è però testimoniata, oltre che da fonti bibliografiche, da toponimi quali, “Col dal Lupo” (Wolfbüchel), “Lupara di sopra” (Oberwolfgrube), “Maso del Lupo” (Wolfenhof) e tanti altri. Nel 2017, all’inizio di febbraio, in val Badia una foto trappola ha immortalato due esemplari. Altre tracce sono state rilevate a Dobbiaco. L’Ufficio caccia e pesca della Provincia autonoma di Bolzano registra queste segnalazioni nel suo rapporto annuale sulla fauna selvatica, ma al momento non è possibile, data la sporadica presenza, avere una stima del numero di lupi in Alto Adige. Si tratterebbe di individui di passaggio".

 

E alcune nozioni sui lupi, utili e da tenere a mente. "Una quota tra il 7 e il 20 per cento della popolazione lupina non vive in branco e non occupa un territorio stabile. Questi lupi cercano nuovi territori per vivere, allontanandosi per questo fino a 500 km dalla loro zona di origine. I lupi si adattano facilmente alle diverse condizioni ambientali. Il lupo è un cacciatore e un carnivoro puro con un fabbisogno di circa due chilogrammi di cibo al giorno. Predilige gli animali selvatici, cervi, caprioli, camosci, mufloni e cinghiali. In caso di necessità si adatta al cibo disponibile, tra cui il bestiame domestico di media taglia, pecore e capre, soprattutto se non opportunamente custodito. I lupi hanno approfittato, così come i cinghiali e i cervi, dello spopolamento delle aree rurali iniziato dopo la seconda guerra mondiale e tutt’ora in corso". 

 

Una riflessione, infine sulla pericolosità del lupo per gli esseri umani. "Il lupo è un animale dal carattere schivo, sostanzialmente innocuo per l’uomo. Non risulta alcuna aggressione a umani in Italia negli ultimi 150 anni. Si sono generati conflitti con alcune attività economiche di montagna, specialmente agricoltura, pastorizia e allevamento". In Alto Adige, dove un giorno sì e l'altro pure si minaccia di uscire da piani di reintegro e di recupero di questo importantissimo animale "in totale, nel 2016 i danni provocati dal lupo sono stati quantificati in poco meno di 3.000 euro, a rimborso di 17 pecore e 1 capra uccise".
 

Insomma chi vuole gridare al lupo al lupo continui pure a farlo ma con la consapevolezza che il fiato è corto.

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