"Raggiungono anche i 4000 metri di quota, poi planano coprendo fino a 300 chilometri in un giorno: così seguiremo per la prima volta la rotta delle cicogne verso l'Africa"
L'Oasi dei Quadris di Fagagna ha avviato un progetto per seguire la rotta dei giovani esemplari nati in Friuli grazie a dei dispositivi Gps. Per la prima volta sarà così possibile tracciare il viaggio di questi uccelli, un tempo scomparsi in Italia

FAGAGNA (UDINE). “Fino a questo momento non abbiamo mai avuto conoscenze precise sulle rotte migratorie delle cicogne della nostra riserva. Ma dall'inizio di questa estate abbiamo applicato dei dispositivi Gps su cinque 'cicognini' appena nati, e riusciamo a tracciare con precisione i movimenti di questi animali che fino a solo poche decadi fa in Italia erano pressoché scomparsi”.
Così Marco Rustico, zoonomo e presidente dell'Oasi naturalistica dei Quadris di Fagagna, in Friuli, introduce per il Dolomiti un progetto che ha preso il via all'interno dell'area volto a svelare una volta per tutte “Dove osano le cicogne”, parafrasando una commedia diretta da Fausto Brizzi. Scoprire cioè il mistero legato alle rotte migratorie della cicogna bianca, un uccello finalmente tornato a nidificare numeroso anche in Italia, anche se in poche colonie stabili, una delle quali rappresentata dalla riserva friulana. L'obiettivo è quindi quello di aggiungere così un importante tassello sulla ricerca e sulla conoscenza di questi uccelli, che in Europa hanno avuto una storia travagliata, e che solo in anni recenti sono tornati a ripopolare la nostra penisola, anche se in settori abbastanza localizzati.
“Le migrazioni delle cicogne sono traversate di migliaia di chilometri – prosegue Rustico -, rivolte tendenzialmente all'Africa sub-sahariana. Essendo uccelli 'ad ala planante', partono con un poderoso slancio verso l'alto, basti pensare che possono raggiungere i quattromila metri d'altezza in questa fase, per poi planare raggiungendo anche i 35 o 40 chilometri orari per una distanza anche di 300 chilometri al giorno, sfruttando le correnti ascensionali e i corridoi di terra in cui poter sostare, evitando al contrario il mare aperto, dove un eventuale contatto con l'acqua sarebbe fatale. Il limite delle rotte migratorie è l'undicesimo meridiano, al centro del vecchio continente: non a caso una cicogna che nasce in Polonia migrerà verso l'Africa da est, tramite i Balcani e il Medio Oriente, viceversa una che nasce in Francia attraverserà la penisola iberica. Il problema maggiore in questo senso riguarda per questo le cicogne che nascono in Italia, in posizione centrale, perché nella loro migrazione devono fare i conti con il braccio di mare che separa la Sicilia dal Nord Africa, costituito da un canale di circa 150 chilometri estremamente pericoloso per loro, oltre al fatto che in alcune possibili zone di sosta, come ad esempio l'isola di Malta, vengono frequentemente bracconate”.
I cinque cicognini nati negli scorsi mesi nell'Oasi di Fagagna e dotati di Gps, hanno sin qui fatto registrare spostamenti di poche decine di chilometri dal nido, ma presto saranno pronti per una migrazione che li vedrà stare lontani dal luogo di nascita per alcuni anni, come spiegato dal presidente dell'oasi. “Attualmente le cinque piccole cicogne si stanno ambientando bene – specifica -, restano in zona e alla sera rientrano, ma tra poco intraprenderanno la grande migrazione verso la zona di svernamento. Ho fatto una stima che fissa la loro partenza attorno alla metà di settembre. Il punto è che quando partono non si sa dove vadano, e l'obbiettivo è capire quale rotta seguiranno, per riuscire a studiare ma anche a stabilire delle linee guida per il futuro che possano proteggere questi animali. Attualmente l'Italia è per la gran parte una zona di passaggio per le cicogne e i siti di nidificazione sono ancora relativamente pochi, i principali sono l'Oasi dei Quadris di Fagagna e quella di Racconigi, in Piemonte. A causa dell'attività dell'uomo che riduceva la disponibilità di cibo le cicogne avevano abbandonato l'Italia fino almeno agli anni Ottanta, ma il processo di reintroduzione è ormai consolidato e nella nostra oasi abbiamo 104 cicogne adulte, l'anno scorso abbiamo registrato 69 nuove nascite ma quest'anno addirittura 85. Numeri impressionanti, in Italia non esiste niente di simile. Ora riusciremo a fare dei passi in avanti anche sulla conoscenza della loro migrazione”. Fino ad ora infatti l'unica controprova della riuscita migrazione da parte delle cicogne “friulane” erano gli sporadici avvistamenti segnalati da persone dotate di binocolo dall'altra parte del mondo, come ad esempio in Sudafrica, ma mancava un sistema di tracciamento dati stabile. Le cicogne passeranno circa tre anni nel continente africano prima di raggiungere la maturità sessuale, momento nel quale faranno marcia indietro per tornare nel nido originario. La speranza è quindi di poter monitorare la traversata dei cinque cicognini, e di rivederli presto svettare dai nidi dell'Oasi dei Quadris di Fagagna.













