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Dai 53 gradi al suolo di giugno ai 4 metri di neve sciolti in pochi giorni (dopo i 20 gradi a 2.700 metri). Dalla Val di Mazia lo studio che parla del futuro dell'ambiente

E' da 10 anni che Eurac Research conduce numerosi progetti di ricerca in Val di Mazia dove, dal 2009, vengono registrati senza interruzioni dati sul clima, sulla biodiversità e sulle risorse idriche della valle. I dati raccolti e analizzati hanno beneficiato anche alla selvicoltura e l’agricoltura locali e, inoltre, hanno contribuito a scoprire nuove specie di insetti per l’Alto Adige e fornito alla NASA dati sull’umidità del terreno

Di Lucia Brunello - 20 dicembre 2019 - 05:01

BOLZANO. È in Val di Mazia, piccola valle laterale alla Val Venosta, che, negli ultimi 10 anni, Eurac Research ha allestito un vero e proprio "laboratorio a cielo aperto", con l'obiettivo di monitorare l’effetto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi alpini. Una ricerca di così grande accuratezza e interesse che, solo dopo 5 anni dalla messa in funzione della prima stazione di misura dati, è entrata a far parte della "rete mondiale per la ricerca ecologica a lungo termine" (LTER), costruendo una banca di informazioni che, ad oggi, rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per tutti i centri di ricerca europei.

 

Il progetto è iniziato nel 2009 e si è sviluppato durante un decennio diventato simbolo per eccellenza di fenomeni anomali e catastrofici dovuti ai cambiamenti climatici. Quello della Valle di Mazia, è un sito naturale che presenta un'interessante e vasta biodiversità, con un fondovalle che si trova ad un'altitudine di circa 1.000 metri fino ad una quota di 3.700, dove si trova il ghiacciaio della Palla Bianca, presentando così tutti i livelli altitudinali tipici di una regione montana. Inoltre, la valle è riconosciuta come una delle zone più aride dell’arco alpino, mostrando già oggi i segni di ciò che ci si potrà aspettare in futuro da altri ecosistemi montani.

 

“Proprio in questi giorni il nostro progetto ha compiuto 10 anni – racconta Georg Niedrist, biologo e ricercatore per Eurac Research -, ma l’obiettivo è quello di proseguire la ricerca il più a lungo possibile, in modo da rendere i dati raccolti sempre più attendibili. I cambiamenti climatici sono sempre più imprevedibili e di difficile lettura, è per questo che il futuro della ricerca deve basarsi su studi approfonditi distribuiti in un lungo lasso di tempo”.

 

Uno studio che è andato a coprire un decennio all'insegna delle anomalie climatiche. “Basti pensare che, durante giugno 2019, i rilevamenti fatti sulla superficie del suolo del fondovalle hanno registrato una temperatura di 53 gradi, un record assoluto che evidenzia una situazione estrema, specialmente per la vegetazione e gli animali”.

 

Eurac Research dedica particolare attenzione a monitorare anche il budget idrico della valle, ossia la quantità di acqua e neve presenti. Dopo le copiose nevicate avvenute durante la fine di questa primavera, il livello di accumulo nevoso ha toccato il tetto di 4 metri. Due giorni dopo questa misurazione, è arrivata un’ondata di calore che ha raggiunto la preoccupante temperatura di 20 gradi, ad una quota 2.700 metri. Una temperatura a dir poco anomala se considerata l'altitudine di quasi 3.000 metri, che ha sciolto in brevissimo tempo buona parte della neve, causando poi numerose frane.

 

Con queste temperature anche inverni ricchi di precipitazioni come quello appena passato non riusciranno a fermare il ritiro dei ghiacciai. I dati di cui parla Niedrist fanno parte delle oltre tremila misurazioni che ogni ora vengono rilevate in modo automatico dalle 19 stazioni della valle e inviate ai database di Bolzano.

 

Grazie a questi anni di ricerca, inoltre, Eurac ha scoperto specie di insetti nuove per l’Alto Adige e per l’Italia, fornito alla NASA dati sull’umidità del terreno e mostrato come il larice si sposti in quota a causa dell’aumento delle temperature. 

 

“Da quando l’uomo abita la Terra - spiega Ulrike Tappeiner, direttrice dell’Istituto per l’ambiente alpino di Eurac Research –, la natura e il paesaggio non sono mai cambiati in modo così significativo come negli ultimi decenni. Quindi, solo osservando processi e condizioni in un arco temporale molto esteso possiamo studiare l’ambiente seguendo il suo ritmo, capire cosa accade intorno a noi e quali conseguenze avranno questi cambiamenti sulla nostra quotidianità”.

 

Uno degli obiettivi che Eurac si è prefissato, è quello di fornire ai contadini e ai forestali quelli che sono i rischi e le misure da adottare per far fronte all'imprevedibilità del cambiamento climatico. “Inoltre, facciamo anche tanta ricerca basata su processi che ancora non capiamo a fondo come, per esempio, la colonizzazione di piante ed alberi in aree dove si stanno ritirando i ghiacciai".

 

"In questi anni il nostro laboratorio è cambiato molto: insieme alle università di Innsbruck e di Bolzano, gli esperti di Eurac hanno installato una delle reti di misurazione microclimatica più fitta d’Europa", conclude Niedrist. 

 

 

 

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