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Overshoot Day: oggi abbiamo consumato tutte le risorse rigenerabili del 2019

È l’allarme lanciato dall’organizzazione di ricerca internazionale Global Footprint Network, da domani inizieremo a consumare più risorse di quelle che il pianeta riesce a rigenerare in un anno. Per sostenere questi ritmi ci sarebbe bisogno quasi di un altro pianeta identico al nostro

Di Tiziano Grottolo - 29 luglio 2019 - 12:05

TRENTO. L’Earth Overshoot Day segna la data in cui l’uomo arriva a consumare più risorse di quante tutti gli ecosistemi del pianeta riescano a rigenerarne nell’arco di un anno, ciò significa che dal giorno successivo inizieremo a consumare più di quello che verrà prodotto in tutto il 2019, intaccando le riserve dell’anno successivo.

 

Secondo quanto riportato dal Global Footprint Network, l’organizzazione di ricerca internazionale che tiene la contabilità dello sfruttamento delle risorse naturali, quest’anno il picco è stato raggiunto oggi, 29 luglio, mentre per l’Italia era già scattata lo scorso 15 maggio.

 

È stato calcolato che l’ultimo anno in cui il bilancio, tra risorse consumate e risorse rigenerabili nell’arco di un anno, è stato in parità risalga al 1970. Da questa data in poi è stato un lento declino, con poche note positive, nel 2012 ‘le lancette’ si sono spostate indietro di un giorno. Sempre stando ai dati diffusi per reggere questi ritmi servirebbero 1,72 pianeti, quasi un’altra Terra da sfruttare.

L’indicatore viene calcolato in base alla domanda di alcuni indicatori come: cibo, legname, fibre, spazio occupato per le infrastrutture e assorbimento delle emissioni di CO2. Proprio le emissioni di anidride carbonica rappresentano circa il 60% dell’intera impronta ecologica dell’umanità.

 

La così detta ‘impronta ecologica dell’uomo’ dunque, per i prossimi 153 giorni, inizierà già a gravare sulle risorse prodotte nel 2020. Per soddisfare i consumi degli italiani, servono le risorse di 4,7 paesi come il nostro.

 

A farla da padroni in questa triste classifica sono i paesi occidentali, e i produttori di petrolio dell’area del Golfo. In cima alla piramide infatti troviamo il Qatar, che raggiunge l’Overshoot già l’11 febbraio, seguito da Lussemburgo, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Stati Uniti. I migliori invece sono Indonesia (18 dicembre), Equador, Iraq, Nicaragua e Cuba.

 

Secondo gli esperti è facile comprendere come questi ritmi siano insostenibili per la nostra società globale, anche in virtù di una semplice considerazione: non esiste infatti un pianeta di riserva, pertanto sarebbe necessario attivarsi da subito per invertire la rotta e smetterla di intaccare il ‘capitale naturale’ compromettendo in questo modo anche la capacità futura di rigenerazione delle risorse.

 

Una crescente deforestazione, la perdita di biodiversità, l’erosione del suolo e l’accumulo di anidride carbonica in atmosfera, che genera i cambiamenti climatici, che a loro volta incrementano la probabilità che si verifichino siccità, incendi e uragani sono la cartina tornasole dell'eccessivo sfruttamento delle risorse.

 

“Alla fine, lo stile di vita dell’uomo troverà il suo equilibrio con le risorse naturali della Terra – afferma Mathis Wackernagel, fondatore del Global Footprint Network – la questione è se sceglieremo di arrivare a questo punto in seguito a delle catastrofi oppure in seguito a delle decisioni prese con coscienza, se sceglieremo di avere un pianeta malato o un pianeta in grado di prosperare”.

 

Per gli esperti se mettessimo in atto tutte le strategie per contrastare questo fenomeno, in particolare tutte quelle pratiche in grado di ridurre le emissioni di Co2, il bilancio potrebbe tornare in parità entro il 2050, per farlo però serve la volontà e l’impegno dei governi nel sostegno di una svolta ecologica come da tempo ha iniziato a chiedere il movimento globale di Fridays for Future.

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