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Referendum per il Bio-distretto provinciale: nominata la commissione che valuterà il quesito. Poi serviranno 8000 firme

Dell’organismo faranno parte gli avvocati Andrea Manca, alla presidenza della commissione, Lorenzo Eccher e Michele Kumar. L’obiettivo del Comitato promotore è quello di andare a votare già nei primi mesi del 2020

Di Tiziano Grottolo - 08 agosto 2019 - 16:53

TRENTO. È stata nominata oggi, dall'ufficio di presidenza del consiglio provinciale, la commissione che sarà chiamata a giudicare l’ammissibilità del quesito referendario promosso dal Comitato che vorrebbe istituire un distretto biologico sull’intero territorio provinciale.

 

Dell’organismo faranno parte gli avvocati Andrea Manca, alla presidenza della commissione, Lorenzo Eccher e Michele Kumar e con funzioni di segretario il direttore dell’ufficio documentazione del servizio legislativo del Consiglio, Mauro Ceccato.

 

La commissione prenderà dunque in esame il seguente quesito: “Volete che il territorio agricolo della Provincia autonoma di Trento diventi un distretto biologico, per tutelare la salute, l’ambiente e la biodiversità, indirizzando la coltivazione, l’allevamento, la trasformazione, la preparazione alimentare e industriale dei prodotti con i sistemi di produzione biologici”.

 

La richiesta del referendum propositivo per il distretto biologico era stata depositata presso la presidenza del Consiglio provinciale lo scorso 26 luglio da un comitato promotore formato da 26 componenti guidati, con il ruolo di rappresentante, da Fabio Giuliani.

 

“Del comitato fanno parte svariate persone provenienti dagli ambiti più disparati il nostro progetto ha una valenza trasversale è un’idea che va oltre i partiti”, spiega Giuliani.

 

Una simile iniziativa non ha precedenti, nemmeno a livello nazionale, infatti mai nessuno ha tentato di trasformare un’intera provincia in un distretto biologico.

 

“Si tratta evidentemente di un progetto ambizioso – ammette Giuliani – ma serve una ripartenza con un modello nuovo che ci permetta di spingere verso un futuro di crescita sostenibile e che punti alla diminuzione della tossicità dovuta all’utilizzo dei pesticidi”.

 

La legge provinciale del 2003 prevede che i promotori raccolgano almeno 8.000 firme di cittadini-elettori a sostegno della proposta di referendum propositivo.

 

L’obiettivo del Comitato è quello di essere pronti già per il 2020, in modo di andare al voto nei primi mesi dell’anno.

 

Il referendum propositivo è considerato valido se partecipa al voto la maggioranza dei cittadini aventi diritto. E se voteranno più del 50% degli elettori, i sì, per poter vincere, dovranno ovviamente superare i no.

 

Dopodiché, in caso di esito positivo del referendum, la giunta e consiglio provinciale saranno tenuti ad adottare entro tre mesi le iniziative e i provvedimenti per consentire l'attuazione del risultato.

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