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| 05 giu 2021 | 18:41

Distretto Biologico Trentino, la riunione delle associazioni promotrici del referendum: “Ci vuole un cambio di passo culturale, non è più rimandabile”

Al Liber Cafè di piazza Dante ieri mattina, 5 giugno, sono state presentate le 27 associazioni e organizzazioni ambientaliste che finora hanno aderito alla proposta referendaria mettendo a disposizione il loro logo

Distretto Biologico Trentino, la riunione delle associazioni promotrici del referendum
di Redazione

TRENTO. “Sappiamo che il referendum si svolgerà tra settembre e ottobre 2021: se vincerà il Sì dovrà avviarsi un successivo percorso di collaborazione tra le istituzioni, gli attori economici, sociali e culturali dei diversi territori e gli stessi consumatori”. In piazza Dante ieri mattina, 5 giugno, sono state presentate le 27 associazioni e organizzazioni ambientaliste che finora hanno aderito alla proposta referendaria per l'istituzione in Trentino di un Distretto Biologico.

 

“Questa scelta richiede anche un cambio di passo culturale – hanno spiegato le associazioni – non più rimandabile, scegliendo stili di vita sostenibili, in armonia con la natura che non vogliamo piegare ai nostri fini e trattare come una nemica ma come un'alleata con cui lavorare”. Il referendum, che dovrà svolgersi tra settembre e ottobre 2021 in una data che la Pat indicherà con decreto, per essere considerato valido dovrà vedere almeno il 40% degli aventi diritto più uno presentarsi alle urne.

 

Se vincerà il Sì, sul territorio provinciale dovranno avviarsi i tavoli di discussione tra i vari attori coinvolti per la realizzazione del Distretto Biologico. “Delle 27 associazioni e organizzazioni erano presenti – dice il Comitato promotore del referendum – l'Associazione pescatori dilettanti trentini, la Federazione pescatori trentini, Futuro sostenibile dell'alta Val di Non, Associazione Ledro Inselberg, l'Ortazzo della Valsugana, Trento consumo consapevole, Mountain Wilderness, Legambiente di Trento e Wwf del Trentino”.

 

Tutti hanno espresso la convinta adesione al progetto referendario, perché, spiega il Comitato: “Ciascuno dal proprio osservatorio vede quanto grave sia il problema ambientale, il veloce degrado delle acque, il loro consumo indiscriminato quando i fiumi sono in grave sofferenza, l'inquinamento dei ghiacciai e lo sfruttamento forzato delle montagne, la rapida perdita della biodiversità e in generale il degrado dell'ambiente tutto, il grave rischio che la nostra salute corre consumando cibi malsani, respirando aria inquinata a causa dell'uso diffuso di pesticidi”.

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