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Fare del Trentino un bio-distretto, boom di adesioni per il referendum: raggiunta quota 2.000 firme. Fernandez: "Dobbiamo arrivare a 8.000"

Lo scorso 27 dicembre è stato approvato il quesito referendario per trasformare il Trentino nel primo grande bio-distretto nazionale. A poco più di due settimane, la campagna di raccolta firme ha raccolto ampi consensi. Giuliani, presidente del comitato promotore: "Vogliamo che il biologico diventi un traino per portare avanti un sistema di pensiero e culturale. La meta finale, auspicabile, sarebbe quella di arrivare a tossicità zero"

Di Arianna Viesi - 18 gennaio 2020 - 19:10

TRENTO. La campagna di raccolta firme è partita solo da qualche settimana eppure è già giunta a quota 2.000.

 

E' infatti dello scorso 27 dicembre l'approvazione, da parte della commissione provinciale preposta, del quesito referendario per trasformare il Trentino in bio-distretto. Subito è partita la raccolta firme, necessarie per indire un referendum propositivo. L'obiettivo è arrivare a quota 8.000 in tre mesi e, se queste sono le premesse, è facile immaginare che ci si arriverà ben presto (QUI ARTICOLO).

 

Il progetto di trasformare gradualmente il Trentino nel primo grande bio-distretto nazionale aveva iniziato a prendere forma la scorsa estate (QUI ARTICOLO) grazie all'impegno di un comitato promotore. "Il comitato - spiega Andreas Fernandez, uno dei promotori - è partito con 26 membri. Ora siamo circa 200. Di questi una novantina sono autenticatori e autenticatrici. Per ora ci sono arrivati solo i dati di 25 di loro e, in due settimane, queste 25 persone hanno raccolto quasi 2.000 firme. Ora l'obiettivo è superare quota 8.000".

 

Ciascuno può contribuire alla petizione: basta avere la cittadinanza italiana, essere maggiorenni e risiedere ininterrottamente in Trentino da almeno un anno. Sono attivi punti di raccolta firme in tutti i comuni, nei gazebi del comitato dislocati sul territorio provinciale e si può aderire alla campagna anche attraverso gli autenticatori e le autenticatrici. 

 

Il quesito referendario per il quale si stanno raccogliendo le firme è il seguente:

 

Volete che, al fine di tutelare la salute, l'ambiente e la biodiversità, la Provincia Autonoma di Trento disciplini l'istituzione su tutto il territorio agricolo provinciale di un distretto biologico, adottando iniziative legislative e provvedimenti amministrativi - finalizzati a promuovere la coltivazione, l'allevamento, la trasformazione, la preparazione alimentare e agroindustriale dei prodotti agricoli prevalentemente con i metodi biologici, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo 228/2001, e compatibilmente con i distretti biologici esistenti?

 

Per distretto biologico s'intende un'area geografica dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse locali, partendo dal modello biologico di produzione e consumo (filiera corta, gruppi di acquisto, mense pubbliche bio ecc.). "Vogliamo che il biologico - spiega Fabio Giuliani, presidente del comitato - diventi un traino per portare avanti un sistema di pensiero e culturale. La meta finale, auspicabile, sarebbe quella di arrivare a tossicità zero. Ciascun produttore avrà la possibilità di aderire o meno al progetto e, ciascuno, potrà farlo con i propri tempi".

 

"Inserirsi in questo contesto - continua il presidente - significa inserirsi in una rete. Il bio-distretto vuole essere un motore di sviluppo che mette in relazione tutto il territorio per renderlo efficiente e sostenibile al massimo. C'è bisogno di sinergia, non si può stare da soli".

 

I disastri ambientali che si stanno verificando, in Italia e in tutto il mondo (basti pensare ai terribili incendi che stanno sconvolgendo l'Australia: QUI ARTICOLO) impongono una riflessione profonda su quanto i cambiamenti climatici e il nostro modo di vivere stiano drammaticamente impattando sulla Terra. Anche il Trentino non è immune al problema. "Abbiamo l'obbligo di agire per preservare il nostro meraviglioso territorio, soprattutto per le generazioni future", commenta Fernandez.

 

Del comitato promotore fanno parte agricoltori, allevatori, normali cittadini, operatori turistici e ricercatori. ma anche associazioni di categoria e partiti. Ana Maria Dallapiccola è una mamma di Caldonazzo che ha deciso di sposare questa causa per i propri figli, soprattutto. "Ho due bimbi di 4 e 10 anni - racconta -. Vicino all'asilo nido del più piccolo, a Caldonazzo, ci sono grandi monocolture di meleti. In quegli anni sono stata rappresentante dei genitori. E sono stati proprio loro a chiedermi di approfondire e cercare di capire quale impatto avessero i pesticidi sui bimbi che, lì, sono molto molto piccoli (dai 3 mesi ai 3 anni). I trattamenti venivano fatti da fine febbraio a fine ottobre, un periodo ampio che si sovrapponeva con la presenza dei bimbi a scuola. Ne abbiamo parlato con i contadini che hanno quindi iniziato a prendere delle misure per esporre il meno possibile i bambini ai pesticidi. E' successo alcune volte che i bambini non sono potuti uscire in giardino perché l'odore nell'aria era talmente forte da renderla irrespirabile".

 

Quella legata all'uso massiccio di pesticidi e veleni è una questione che tocca tutti e tutto, non solo il comparto agricolo. "Spesso quando si parla di biologico - spiega Ivana Paola Trapin, laureata in scienze zootecniche e membro del comitato - si è portati a pensare solo alle piante. Anche il benessere degli animali è legato a stretto giro a quello dell'ambiente e, quindi, al nostro. Il bio-distretto difende anche l'ecosistema e la biodiversità, sempre più minacciati. Tanto per fare un esempio, il centro antiveleni di Milano ha stabilito che la seconda causa di avvelenamento per gli animali domestici è da ricondurre all'uso dei pesticidi. Si pensi poi ai cosiddetti 'animali sentinella' come gli anfibi: il loro numero in Trentino è calato drasticamente e anche le api, preziosissime per la biodiversità, sono in serio pericolo".

 

La raccolta firme verrà attivata, a breve, anche presso i sette punti vendita NaturaSì della provincia, negozio biologico con una tradizione decennale. Fausto Iori, amministratore delegato: "E' inaccettabile pensare che la maggior parte dei prodotti che vengono venduti nei nostri negozi vengano da fuori provincia. Il biologico non deve essere legato solo ad una cultura del cibo. Deve far parte di una cultura della produzione e della sostenibilità".

 

Ora, quindi, la questione passa in mano ai cittadini che possono concretamente impegnarsi dando il proprio (piccolo ma determinante) contributo: una firma per garantire al Trentino un futuro più sostenibile e rispettoso dell'ambiente. 

 

 

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