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Distretto biologico, anche Slow food al Tar per il referendum: ''Azione della Pat priva di supporto legislativo e in contrasto con la legge provinciale''

Nella vicenda interviene anche Slow food Trentino Alto Adige, struttura autonoma con personalità giuridica propria, associata a Slow food international, rappresentata da Sergio Valentini. Questa realtà si è costituita ad adiuvandum. Il Comitato è assistito dagli avvocati Vanni Ceola e Federico Fedrizzi, mentre Slow food è rappresentata dagli avvocati Elina Scotti e Raffaele Bifulco

Di L.A. - 07 marzo 2021 - 16:05

TRENTO. Anche Slow food Trentino Alto Adige si è costituita ad adiuvandum nel giudizio davanti al Tar, un'azione promossa dal Comitato promotore del referendum propositivo con l’obiettivo di avviare un processo di trasformazione dell’agricoltura trentina in biologica.

 

Un progetto, sostenuto da migliaia di firme, che è nato per tutelare la salute, l'ambiente e la biodiversità. La previsione è quella di un referendum, ma le iniziative portate avanti dall'ente promotore hanno subito una battuta d'arresto (Qui articolo). 

 

Un referendum nel limbo in quanto il presidente della ProvinciaMaurizio Fugatti, all'interno di un'ordinanza per adottare alcune misure per il contenimento della diffusione dell'epidemia Covid, ha inserito un passaggio che sposta questo appuntamento. Una decisione fin da subito contestata dal Comitato, non tanto per lo spostamento della data (la gestione dell'epidemia è ovviamente preminente) quanto per le modalità, senza cioè aver seguito le normali vie legislative (Qui articolo). 

 

Il ricorso, sottoscritto dal presidente del Comitato per il distretto biologico, Fabio Giuliani, chiede l'annullamento dell'ordinanza della Pat del 15 gennaio scorso, un provvedimento con il quale si sospendono i lavori preparatori del referendum propositivo e si rinvia, sine die, l'appuntamento stesso.

 

Interviene ora anche Slow food Trentino Alto Adige, struttura autonoma con personalità giuridica propria, associata a Slow food international, rappresentata da Sergio Valentini. Questa realtà si è costituita ad adiuvandum. Il Comitato è assistito dagli avvocati Vanni Ceola e Federico Fedrizzi, mentre Slow food è rappresentata dagli avvocati Elina Scotti e Raffaele Bifulco.

 

"E' opportuno ricordare - commenta Slow food - che Fugatti, a cui spetta solo il compito di fissare la data del voto, avrebbe potuto far svolgere la consultazione in coincidenza con le elezioni amministrative tenutesi a settembre scorso. In questo senso era stato sollecitato anche da alcune forze politiche che avevano presentato un apposito disegno di legge per consentirne l’abbinamento. Ma ha rifiutato. Successivamente il presidente del Consiglio, Walter Kaswalder, è intervenuto per bloccare il tentativo, sempre del governatore, di inserire nella legge finanziaria un emendamento finalizzato al rinvio del referendum. Infine, ha emanato l’ordinanza oggi impugnata – il Tar deciderà la questione nella seduta dell’11 marzo – priva di qualsiasi supporto legislativo, e addirittura in contrasto con la legge provinciale sui referendum che non consente il rinvio dello stesso".

 

Il Comitato promotore del referendum, appresa la decisione di Slow food Trentino Alto Adige di costituirsi in giudizio, ad adiuvandum, ringrazia l’Associazione per la collaborazione offerta e auspica che anche altre associazioni, le cui finalità sociali sono compatibili in tutto o in parte con gli scopi dell’iniziativa referendaria si uniscano in questa battaglia, che, in questa fase è soprattutto a difesa di diritti sacrosanti dei cittadini, tutelati sia dalla Costituzione che dallo Statuto di autonomia.

 

"Il buono, pulito e giusto alla base della filosofia di Slow food non si identifica in modo automatico con il biologico. Ma proprio per questo - commenta Tommaso Martini, fiduciario della Condotta valle dell’Adige Alto Garda - abbiamo trovato nei promotori del referendum degli interlocutori con i quali confrontarci. Il dibattito sul distretto biologico, infatti, pone al centro anche limiti e prospettive di sviluppo di questo sistema. Riflettere sulle monoculture estensive biologiche, sul cortocircuito che spesso vede prodotti biologici attraversare gli oceani per arrivare sulle nostre tavole e quindi il legame con il territorio, sulle difficoltà delle microimprese è parte del dibattito di Slow food sul tema. Ma sicuramente il futuro deve essere bio. Il tema centrale è il cambiamento climatico (e con esso la trasformazione di modelli alimentari, di produzione, distribuzione e consumo) e in questo senso la prospettiva del Biodistretto è appoggiata dalla nostra associazione".

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