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Temperature troppo alte, i lavarelli tardano a comparire nel Garda. Rania: ''La fregola è ritardata ma arriveranno''

Sul lago è allarme per la mancata presenza delle femmine a riva per deporre le uova. Ma il dicembre più caldo degli ultimi 100 anni sta segnando anche il ciclo vitale di questi importantissimi pesci nel lago di Garda

Di Nereo Pederzolli - 09 gennaio 2019 - 20:37

RIVA DEL GARDA. E’ l’interrogativo di questo inizio 2019: che fine hanno fatto i coregoni del Garda? Una domanda che ha allertato più i buongustai che gli stessi (purtroppo pochi) pescatori gardesani. Specialmente quelli della sponda veronese-bresciana dove la pesca di questo pesce pregiato – meglio conosciuto come ‘lavarello’ – si pratica da secoli e con ottimi riscontri. Allarme scattato in quanto la cosiddetta ‘fregola’ è in netto ritardo.

 

Solitamente le femmine abbandonano i fondali per deporre le uova vicino le sponde. Lo fanno nei giorni di Santa Lucia, verso metà dicembre e fino a metà gennaio la pesca è rigidamente controllata. Con divieti assoluti. A parte la deroga a ceri professionisti incaricati di ‘mettere in rete’ le femmine per poi ‘spremere’ le uova consegnandole ad appositi speciali incubatoi, per consentire la riproduzione, per garantire il pescato nei mesi estivi.

 

''Non è un problema – ribadisce Alberto Rania, l’unico e ultimo pescatore professionista in azione sulla sponda trentina del grande lago – il ritardo della fregola è dovuto alle bizze del meteo, alle temperature troppo calde e fuori media. Certo non si deve imputare ad azioni inquinanti. Neppure allo scolo della galleria che collega il lago al fiume Adige aperta a fine ottobre per evitare le inondazioni nel veronese''.

 

I coregoni/lavarello non amano le temperature miti. Preferiscono piuttosto il gelo. Lo rievocano certi pescatori bresciani. Che citano specchi di Garda ricoperti di sottile ghiaccio, sotto il quale il pesce guadagnava la riva proprio per la fregola.

Acqua e cambiamento climatico. Gli esperti registrano un sostanziale ‘riscaldamento’ e non è un caso che il dicembre da poco passato è stato il più caldo degli ultimi 100 anni e se a Natale e Capodanno abbiamo assistito a svolazzamenti di api (QUI IL VIDEO) e fioriture fuori stagione.

 

Le prime uscite hanno fruttato poco e l’incubatoio è rimasto sguarnito. Si spera nelle prossime azioni. Per avere nuovi avannotti. Che per essere pronti alla pesca impiegano minimo quattro anni. Ecco spiegate le preoccupazioni dei pescatori – e di accorti consumatori. Per rispettare l’equilibrio della fauna ittica e dunque dell’ecosistema gardesano. ''Sono tutto sommato ottimista'', ribadisce Alberto Rania. Una precisazione molto importante. Che chiarisce alcune questioni, ma che porta in primo piano il valore – non solo economico – della pesca gardesana. Questo tipo di pesce è il più ricercato e a livello commerciale vale quasi il 60% del totale.

 

Ecco perché il tradizionale ritardo ha fatto scattare qualche preoccupazione. Perché potrebbe pregiudicare copiose pescate nelle prossime stagioni e mettere a rischio l’attività di quei – per certi versi eroici – pescatori che ancora mettono le reti nel Garda.

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