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Una nutria a spasso per il centro di Riva. Gli esperti: “Specie invasiva, pericolosa per agricoltura e uccelli”

I primi esemplari di questo roditore vennero importati negli anni ’20 come animali da pelliccia e per le loro carni. Con il declino delle attività economiche molti esemplari vennero liberati contribuendo alla diffusione delle nutrie sul territorio nazionale che però sono estremamente invasive causando danni agli agricoltori e mettendo in pericolo l'avifauna autoctona 

 

A sinistra la nutria fotografata a Riva. A destra un'immagine da Wikipedia (Ifroz)
Di Tiziano Grottolo - 19 ottobre 2019 - 11:13

RIVA DEL GARDA. È stata fotografata mentre era intenta a esplorare le vie cittadine, probabilmente in cerca di qualcosa da mangiare, stiamo parlando della nutria immortalata ieri sera da un passante nel centro storico rivano. Per la cronaca l’animale è stato rinvenuto morto questa mattina accanto all’isola ecologica di viale Lutti, la carcassa è stata recuperata dai vigili del fuoco.

 

Chiariamo subito che non si tratta di un avvistamento straordinario, almeno per la zona del Trentino, dal momento che questi roditori hanno colonizzato ampie porzioni di territorio. Piuttosto è inusuale vedere un esemplare così lontano da un corso d’acqua.

 

Il Myocastor coypus, nome scientifico del roditore, è un mammifero nativo del Sud America, in particolare Argentina, Brasile, Uruguay e parte della Bolivia e venne importato in Europa introno agli anni ’20 diffondendosi poi in Francia, Germania ed Europa centrale.

 


Diffusione della nutria nel mondo. Wikipedia (Gigillo83)
Diffusione della nutria nel mondo. Wikipedia (Gigillo83)

 

Nel nostro paese arrivò nel 1928 come animale da pelliccia ma anche per le sue carni, fino agli anni ’70 erano diversi gli allevamenti sparsi sul territorio italiano.

 

Con il tempo questo tipo di allevamento è andato in declino e dopo aver constatato che tale attività non era più remunerativa molti allevatori hanno scelto di liberare gli esemplari superstiti. Questi rilasci illegali, uniti alle fughe accidentali, hanno permesso a questo roditore di diffondersi in quasi tutte le regioni dell’Italia Centro-settentrionale.

 

Secondo quanto riportato dall’Atlante dei Mammiferi della provincia di Trento pubblicato dal Muse (acquistabile nel negozio del Museo) la diffusione delle nutrie in Trentino andrebbe messa in relazione all’esistenza di uno di questi allevamenti in Val di Cavedine (fra Cavedine e Drena). Da questa azienda fuggirono diversi esemplari che colonizzarono la piana di Terlago.

 

Sempre secondo le testimonianze raccolte nell’Atlante del Muse, alla fine degli anni ’80, dallo stesso allevamento vennero liberati altri roditori in varie zone del Trentino, da qui le nutrie si sono diffuse nell’Alto Garda e in Val Lagarina lungo i corsi dei fiume o sulle sponde dei laghi; in particolare lungo i fiumi Adige e Sarca e nei torrenti limitrofi, mentre alcune colonie vivono sulle sponde del Garda trentino, soprattutto nella zona di Riva del Garda.

 

Nel Basso Sarca si stima che ci vivano circa 210 esemplari che, nonostante l’intesa attività di controllo, sono in crescita. Qui però arrivano le note dolenti: trattandosi di una specie aliena, secondo gli esperti “assai problematica per i danni che provoca nelle aree alluvionali o di pianura” è stata oggetto di diversi tentativi di eradicazione.

 

In Trentino le nutrie, scavando le tane, causano danni agli argini dei fiumi, ma anche al settore agricolo e alle specie di uccelli acquatiche, gli scienziati sono preoccupati soprattutto per la presenza dei roditori nei pressi del lago di Toblino dove nidificano alcuni uccelli rari.

 

Per di più nella zona altogardesana si sono avanzati timori rispetto a possibili interferenze con l’attività turistica, insomma l’animale in questione spaventerebbe i turisti che potrebbero associarlo a sporcizia e incuria del territorio (anche se così non è).

 

Per questa serie di motivi nel 2008 è stato adottato un piano di controllo della specie che fra le altre cose prevede un’azione coordinata basata sulla caccia e sulla promozione del consumo alimentare delle carni, anche se, almeno per il momento, pare non stia riscuotendo i risultati sperati.

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