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| 03 set 2020 | 17:54

Dieci cordate salgono sulle Cinque Torri per dire "no" a nuovi impianti di risalita sulle Dolomiti: "E' il momento di agire per difendere la natura che amiamo"

Alpiniste e alpinisti amanti della montagna si sono dati oggi "appuntamento" sulle cime delle 5 Torri, a Cortina d’Ampezzo, per manifestare contro la costruzione di impianti e infrastrutture sulle Dolomiti. "Rispettiamo la montagna" e "Basta impianti" sono gli striscioni che hanno fieramente esposto una volta in vetta

di Lucia Brunello

CORTINA D'AMPEZZO. Alpiniste e alpinisti amanti della montagna si sono dati oggi "appuntamento" sulle cime delle 5 Torri, a Cortina d’Ampezzo, per manifestare contro la costruzione di impianti e infrastrutture sulle Dolomiti.

 

Si è trattato di una sorta di "flash mob" verticale, nel quale 10 cordate hanno raggiunto le iconiche vette delle 5 Torri (Torre degli Inglesi, Torre Latina, Torre Grande Cima Ovest, Torre Grande Cima Sud e Torrione di mezzo) per esporre degli striscioni dal messaggio decisamente chiaro: "Basta impianti" e "Rispettiamo le montagne".

 

"Non siamo contro lo sci e non siamo integralisti", è quanto dice Valerio Scarpa, a nome di tutti i partecipanti, "Siamo persone che amano la montagna, che la vivono a 360 gradi in tutte le stagioni, per lavoro e per passione, e che stanno assistendo impotenti alla distruzione sistematica delle poche aree rimaste libere da impianti nelle Dolomiti".

 

Si parla in particolare dei lavori per i Mondiali di sci e le Olimpiadi invernali a Cortina, che stanno avendo un importante impatto sui versanti delle Tofane e delle Cinque Torri, con sensibili ampliamenti di impianti e di infrastrutture di vario genere. I lavori per i prossimi grandi appuntamenti sportivi rientrano nel più ampio progetto chiamato il Grande Carosello, che vanterebbe di poter permettere ai turisti amanti dello sci di raggiungere il comprensorio del Civetta comodamente partendo da Cortina d'Ampezzo, con il solo utilizzo degli impianti di risalita.

 

Il progetto del Carosello in Marmolada, nello specifico, prevede la realizzazione di due nuove seggiovie che dalla diga Fedaia permetteranno di raggiungere Sass Bianchet a poche decine di metri dall’attuale Stazione di Punta Rocca, di una seggiovia lungo lago a dislivello zero ed il ripristino di due seggiovie attualmente in disuso, andando a compromettere ulteriormente una situazione difficile in un ambiente molto delicato.

 

"Quello che però, maggiormente ci indigna è il progetto "No Car" dice invece Guido Trevisan, proprietario e gestore del Rifugio Pian dei Fiacconi sulla Marmolada, "fortemente voluto dalla Regione Veneto (prevede un ambizioso collegamento tra i comprensori sciistici di Cortina, Arabba e Civetta); con la scusa di ridurre la mobilità dei mezzi privati sui passi dolomitici propone un’alternativa insostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico, andando a compromettere in modo definitivo due fra le aree di maggior pregio ambientale e storico delle Dolomiti Venete: il Giau e il Sief".

Il gruppo sostiene che ognuno di questi progetti inciderà sulla qualità ambientale delle montagne a discapito delle generazioni future, proponendo un'idea di turismo che già dimostra i suoi limiti, e sottolinea che nessuno di questi sia stato minimamente concordato con la popolazione o con le amministrazioni locali dei luoghi d’intervento, come dimostrano le prese di posizione di alcuni sindaci.

 

“Non vogliamo che questi progetti ci vengano imposti dall’alto senza avere nemmeno la possibilità di esporre le nostre perplessità. E’ arrivato il momento di agire e di far sentire la nostra voce per difendere la terra che amiamo”.

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