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Dolomiti sotto assedio: il governo prova a difenderle ma Zaia vuole “il Grande Carosello” e fa ricorso contro i vincoli ambientali

Mountain Wilderness: “In Comelico un’azione puramente speculativa alla quale parteciperà anche la Provincia di Bolzano, si usano fondi pubblici per alterare profondamente un’area fuori dai propri confini lasciandoci in eredità una montagna sventrata e un paesaggio deturpato”

A sinistra gruppo dei Cadini, a destra la mappa delle zone sottoposte a vincolo si notevole interesse pubblico
Di Tiziano Grottolo - 17 gennaio 2020 - 13:10

COMELICO. Una pioggia di soldi pubblici per faraonici progetti legati agli impianti sciistici, un intreccio di ferrovie, ovovie, cabinovie e seggiovie che dovrebbero mettere in comunicazione tutti i principali impianti delle Dolomiti, un gigantesco parco giochi per sciatori (articolo QUI). Questo in sintesi il progetto del “grande carosello”​ fortemente voluto dal potente presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e sostenuto da impiantisti e buona parte dei sindaci bellunesi che in questo modo pensano di poter contrastare lo spopolamento della montagna.

 

A mettere i bastoni fra le ruote a Zaia ci ha pensato il ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini che ha posto un vincolo “di notevole interesse pubblico” sull’area alpina compresa tra il Comelico e la Val d’Ansiei, la stessa sulla quale aveva messo gli occhi la Regione Veneto. I vincoli posti da Roma riguardano in particolare i comuni di Auronzo di Cadore, Danta di Cadore, Santo Stefano di Cadore, San Pietro di Cadore, san Nicolò di Comelico e Comelico Superiore, mentre il progetto vorrebbe muoversi su un doppio binario da un lato si pensa al collegamento ferroviario fra il Comelico e la Val Pusteria, dall’altro ai collegamenti a fune fra gli impianti sciistici, dove peraltro si concentrano gli appetiti maggiori.

 

“Il collegamento tra Padola e Sesto Pusteria, attraverso il passo di Monte Croce Comelico si inserisce in un contesto di cambiamento climatico ormai drammaticamente evidente, investire sulla monocultura dello sci non è un modo lungimirante per investire cifre rilevantissime di soldi pubblici”, accusa l’associazione ambientalista Mountain Wilderness. “L’aspetto per noi sconcertante – riprendono gli ambientalisti – è che la provincia di Bolzano, la quale si fa vanto di gestire il proprio territorio in modo sostenibile e attento alla conservazione ambientale, sotto le pressioni del consorzio Drei Zinnen Dolomites di San Candido, accetti di farsi complice di un’azione puramente speculativa destinando fondi pubblici per alterare profondamente un’area fuori dai propri confini”.

 


Le fasi del progetto, fonte Repubblica
Le fasi del progetto, fonte Repubblica

 

Per gli ambientalisti si tratterebbe di un progetto devastante, “con un impatto paesaggistico enorme e costosissimo, da 44 milioni di euro, di cui 26 milioni finanziati dalla Provincia di Bolzano attraverso il fondo per i Comuni Confinanti”. Un’operazione, incalzano gli ambientalisti, che non sarà fatta per beneficenza “le imprese che opereranno e chi costruirà poi gli impianti risiedono tutti in provincia di Bolzano, al Comelico resterà una montagna sventrata e un paesaggio deturpato”.

 

Le potenti leve utilizzate dai sostenitori del progetto del “grande carosello” sono i lavori in vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina, previste per il 2026 e il così detto spopolamento della montagna “ambiente e turismo possono fermare l’emorragia” dice Zaia che però nel frattempo lavora al suo progetto “per offrire una visione completa delle Dolomiti senza togliersi gli sci”. Nei piani del Veneto i quasi 1300 chilometri di piste e i circa 500 impianti di risalita collegati dal “grande carosello” dovrebbe evitare l’intasamento dei passi di montagna provocato da auto e pullman “grazie agli stessi impianti – si dice – contribuiremo a tutelare la natura”. Tra il dire e il fare però ci sono di mezzo circa 100 milioni di costi e la costruzione di nuovi impianti, nuove infrastrutture e bacini idrici, il tutto nel cuore delle Dolomiti, perché se la neve si ritira è necessario costruire gli impianti sempre più in alto, contribuendo però direttamente e indirettamente alla scomparsa degli stessi ghiacciai che non riescono a reggere il carico antropico.

 

Ad ogni modo Zaia tira dritto e annuncia di aver dato mandato alla avvocatura regionale di presentare ricorso al Tar (come faranno alcuni comuni coinvolti) e perfino alla Corte Costituzionale: “Per difendere i diritti del territorio del Comelico a realizzare il collegamento con la val Pusteria siamo pronti a battagliare e arriveremo fino in fondo – afferma – il ministero ponendo i vincoli fra il Comelico e la val d’Ansiei ha invaso una competenza della Regione e noi lo dimostreremo”.

 

Mappa del perimetro sottoposto a vincolo di notevole interesse pubblico
Mappa del perimetro sottoposto a vincolo di notevole interesse pubblico

 

Il paradigma è completamente ribaltato: il governo che vuole tutelare l’integrità ambientale di queste zone diventa “un ostacolo per lo sviluppo del territorio. Il Comelico – riprende Zaia – come tutta l’area dolomitica, in vista dei prossimi importanti eventi sportivi, dai mondiali di sci del 2021 fino alle Olimpiadi del 2026, ha di fronte opportunità enormi. La scelta dei vincoli le limita molto e noi vogliamo impedire che ciò accada, battagliando perché vengano tolti”. Il sospetto però che dietro la “tutela dell’ambiente” rivendicata dal Veneto si nasconda altro è molto fondato, visto e considerato che è stata la stessa Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Venezia ad aver negato l’autorizzazione per l’impianto del Comelico, chiedendo inoltre che sull’area vengano posti nuovi vincoli (richiesta evidentemente accolta da Franceschini).

 

Nella relazione del ministero si legge: “Le condizioni di particolarità e originalità orografica e geografica che contraddistinguono tale ambito non dipendono esclusivamente dalla presenza di singoli episodi di pregio estetico-percettivo, quanto da una serie di sistemi di espressione minuta, elementi morfologici, naturalistici, ambientali, antropici e culturali, capillarmente diffusi e particolarmente ben conservati, che tra loro sommati conferiscono all’ambito di riferimento un aspetto unitario e uno spiccato carattere d’identità, di notevole interesse pubblico”.

 

E ancora: “Il paesaggio in questione non è definito da sole bellezze naturali (Dolomiti) e siti panoramici, ma è il risultato dell’interazione tra gli aspetti naturali e una secolare azione antropica, che ha dato forma al contesto e prodotto elementi di pregio, i quali punteggiano in modo diffuso i luoghi. Il sistema insediativo dei nuclei abitati, le pratiche agrosilvopastorali di versante, l’andamento geografico e orografico del territorio, l’estrema varietà di ambienti e microambienti naturali riscontrabili in un’area di limitate dimensioni, concorrono insieme a definire un unicum paesaggistico straordinariamente conservato, fatto di trame naturali, storiche e culturali tra loro sovrapposte e inscindibili”.

 

Insomma, un equilibrio delicato che rischia di essere sacrificato sull’altare di un progetto faraonico, visto da una parte degli abitanti della montagna come l’ultima speranza per poter continuare a vivere dove sono nati ma che allo stesso tempo potrebbe compromettere definitivamente l’ambiente delle Dolomiti patrimonio dell’Unesco. “Per rivitalizzare la valle non servono nuovi impianti – sottolinea Giancarlo Gazzola, vicepresidente di Mountain Wilderness – con la scusa delle Olimpiadi e del trasporto ecosostenibile ci troveremo una valle deturpata. La verità – conclude sconsolato Gazzola – è che gli sciatori che verranno, faranno avanti e indietro in giornata senza particolari ricadute sul territorio, in pratica questo progetto arricchirà i costruttori e chi gestisce gli impianti sciistica senza ricadute concrete sul territorio”. Il Ministero comunque sembra fermo sulle sue posizioni e in attesa del confronto in tribunale ha elaborato una serie di controdeduzioni per rispondere alla accuse lanciate dalla regione Veneto. 

 

 

 

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