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Dopo l'appello al papa arriva la petizione per fermare l'abbattimento del bosco ripariale. Gli ambientalisti: "Salviamolo, non è troppo tardi"

Le associazioni ambientaliste, prima fra tutte WWF Bolzano, stanno diffondendo una appello su “Change.org” per salvare l’ultimo bosco ripariale della Valle dell’Isarco, un tempo proprietà della Curia altoatesina, e dove oggi il Comune di Bressanone vuole costruire un’area con capannoni industriali e parcheggi

Di Marianna Malpaga - 14 novembre 2020 - 13:20

BRESSANONE. Le associazioni ambientaliste tornano a parlare del bosco ripariale di Bressanone, l’ultimo nella Valle dell’Isarco, che sta per essere sostituito da un’area con capannoni e parcheggi. Lo fanno con una petizione lanciata su Change.org, “Salviamo il bosco ripariale di Bressanone”, diretta al presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher e al Comune di Bressanone, che con delibera comunale ha previsto l’abbattimento dei tre ettari di superficie del bosco.

 

“Chiediamo – scrivono le associazioni ambientaliste, prima fra tutte WWF Bolzano – che la Provincia di Bolzano e il Comune di Bressanone proteggano un importante habitat: il bosco ripariale di Bressanone, che la ditta Progress S.p.A. ha acquistato nel 2018 dalla Diocesi di Bolzano-Bressanone, ed ha deciso di distruggere per fare posto a un capannone industriale e parcheggi”.

 

Non si tratta della prima mobilitazione a difesa di questo ecosistema. A inizio ottobre, Claudio Vallarini, volontario che si occupa di fauna selvatica, aveva scritto una lettera a Papa Francesco. Nello scritto, Vallarini sottolineava l’incompatibilità tra l’enciclica ambientalista firmata da Bergoglio, “Laudato Si’”, con l’indifferenza mostrata dalla Curia altoatesina nei confronti del futuro abbattimento del bosco ripariale di Bressanone. Un bosco, ricordano gli ambientalisti, che ospita numerose specie di piante e animali, alcune delle quali protette. Vi sono infatti 64 tipi di uccelli, dei quali alcuni (pigliamosche, torcicollo, usignolo, picchio cenerino, luì verde e upupa) sono considerati in pericolo in Alto Adige.

 

Ci sono anche 7 specie di pipistrelli e 21 di insetti, nonché 66 tipi di piante diverse osservate dai naturalisti del Museo delle Scienze naturali dell’Alto Adige. Il bosco ripariale è inoltre conosciuto per essere uno degli habitat più idonei alla riproduzione del picchio rosso minore, minacciato in altre aree, e uno dei pochi siti dove l’airone cenerino si riproduce.

 

L’habitat che circonda il fiume Isarco, incalzano quindi gli ambientalisti, è importante se si vogliono creare “corridoi ecologici, necessari alla conservazione della biodiversità in Alto Adige”. Secondo le associazioni, non è troppo tardi per fermare la devastazione. “Perciò – aggiungono – confidiamo anche nel vostro aiuto per fermare la distruzione del bosco e per proteggere questo importante habitat”.

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