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Fondi europei per la mega-galleria che vuole “bucare” il gruppo del Sella? “Una proposta ferma a una visione di 60 anni fa”

Alcuni imprenditori hanno riproposto l’ipotesi di realizzare una grande galleria (con maxi-rotatoria) che attraversi il gruppo del Sella mettendo in comunicazione Trentino, Alto Adige e Veneto. Mountain Wilderness: “Se fino a qualche anno fa c’era poco da allarmarsi vista l’insostenibilità economica dell’opera e il suo impatto ambientale, oggi la proposta deve preoccupare”

Di Tiziano Grottolo - 08 ottobre 2020 - 11:56

TRENTO. Il progetto di un grande traforo che metta in comunicazione Trentino, Alto Adige e Veneto è una di quelle idee che ciclicamente si ripresenta e a intervalli regolari arriva sul tavolo di questo o quell’amministratore. Ora però, secondo quanto denuncia l’associazione Mountain Wilderness la proposta potrebbe concretizzarsi perché, se negli anni passati i soldi (si parla di 600 milioni) per un progetto così ambizioso e costoso non c’erano, adesso si guarda ai fondi europei del Recovery Fund.

 

Sono anni che una minoranza di imprenditori ladini, per lo più concentrati in Val Badia, propongono di bucare il gruppo del Sella”, afferma Luigi Casanova presidente onorario di Mountain Wilderness. Si tratta personalità spesso legate al settore alberghiero e degli impianti. “La proposta sembra semplice e di grande effetto – prosegue Casanova – bucare il gruppo del Sella con un tunnel che colleghi le vallate dell’Alto Adige con il Veneto. Ovviamente non si può trascurare la valle di Fassa. Il tunnel collegherebbe quindi le valli Badia, Gardena, Arabba e Canazei con al centro della montagna una grande rotatoria direzionale”.

 

Oltre ai fondi europei, la “scusa” per far partire il progetto sarebbe quella di legarlo alle infrastrutture realizzate in vista delle olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026. Come riferito da Mountain Wilderness lo stesso presidente del Veneto Luca Zaia avrebbe dato il suo benestare al progetto, mentre da Trento e Bolzano si segue la vicenda ma senza esporsi. “Zaia è sempre impulsivo quando si tratta di sostenere nuova viabilità e cementificazione”, accusa Casanova, infatti se il progetto viene presentato come assolutamente “green” ed “ecosostenibile” l’associazione che da anni si batte in difesa delle montagne solleva non poche perplessità sulla realizzazione della grande opera. Se è vero che, sia in inverno che in estate, alcuni fondovalle diventano di fatto impraticabili per la presenza massiccia di turisti è difficile immaginare come un progetto simile possa risolvere il problema.

 

Eppure come sostengono, non senza malizia, alcuni dei promotori la “liberazione” dei passi alpini dal traffico su gomma dovrebbe essere proprio uno dei punti a favore del progetto. Dichiarazione che non trova assolutamente d’accordo Mountain Wilderness: “Un simile potenziamento della mobilità privata impedirebbe qualunque azione tesa a convincere l’ospite a lasciare il mezzo privato in albergo e a utilizzare per gli spostamenti i mezzi pubblici o gli impianti di risalita esistenti. L’obiettivo del turista è raggiungere con facilità e a basso costo le alte quote, avvicinare le cime per poter dire di essere stato in montagna”.

 

L’associazione punta il dito anche contro le possibili criticità legate alle falde acquifere, la gestione dei materiali di scavo e la gestione dell’aumento di traffico conseguente l’opera: “Gli allarmi del mondo scientifico sulle conseguenze dei cambiamenti climatici in montagna sono note, ma la classe dirigente è ferma a una visione dello sviluppo illimitato, propria degli anni ’60 e ‘70. Abitanti e imprenditori – avverte Casanova – dovrebbero riflettere sulla qualità del turismo sulla quale vogliono investire e su cosa significhi una gestione attenta e veramente sostenibile di quanto rimasto di intatto nelle Dolomiti”.

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