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Ospedale di Cavalese, Italia Nostra: ''La costruzione in project financing sarebbe un ingiustificabile consumo di suolo e un'inaccettabile ferita paesaggistica''

L'associazione trentina Italia Nostra: "Una progettazione fuori da ogni programmazione sanitaria e urbanistica. Sembra uno scherzo: si pensava che l'infelice esperienza del Not avrebbe sconsigliato in futuro il project-financing, ma in val di Fiemme c'è chi è nuovamente tentato dal ricorrervi"

Di Luca Andreazza - 30 agosto 2021 - 21:18

TRENTO. "Si pensava che l'infelice esperienza del Not avrebbe sconsigliato in futuro il ricorso al project-financing, ma in val di Fiemme c'è chi è nuovamente tentato dal ricorrervi, fuori da ogni programmazione sanitaria e urbanistica". Così Italia Nostra nel bollettino dell'associazione ambientalista.

 

La sezione trentina, guidata da Beppo Toffolon, interviene sulla complessa vicenda che riguarda il polo sanitario che opera in particolare sull'ambito tra la val di Fiemme, la val di Fassa e la val di Cembra. "Sembra uno scherzo - aggiunge Italia Nostra - dopo anni di discussioni sul potenziamento dell'ospedale di Cavalese, dopo due fasi di concorso, la progettazione esecutiva ultimata e l'inizio dei lavori fissato per il 2022 (in tempo per completare l'opera per le olimipadi del 2026), un gruppo misto d'imprese propone all'improvviso di archiviare tutto e ricominciare da capo per costruire il nuovo ospedale in una zona agricola nel fondovalle, in project-financing".

 

Il piano di rilancio da circa 34 milioni di euro per valorizzare l'immobile già esistente sullo stesso sito è stato fermato. E' vero che c'era un superamento dei costi preventivati ma gli ostacoli burocratici erano stati archiviati.

 

La partenza dei cantieri appariva più vicina, poi è arrivata la proposta del progetto di finanza. Un piano, che prevedrebbe di costruire da zero una nuova struttura a Masi, che sembra in contrasto con i vincoli urbanistici mentre la norma provinciale che non avrebbe permesso il ricorso al project financing è stata adeguata a quella nazionale che invece permette di prendere in considerazione questa ipotesi.

 

"Ciò che lascia allibiti - evidenzia Italia Nostra - è l'evidente disprezzo per gli aspetti urbanistici e paesaggistici, il ritorno a una concezione del territorio inteso come superficie disponibile ad accogliere qualsiasi attività si desideri. Costruira la cittadella sanitaria in quel luogo rappresenterebbe un ingiustificabile consumo di suolo e un'inaccettabile ferita paesaggistica". Un progetto che non terrebbe sufficientemente conto per l'associazione ambientalistica della riprogrammazione e pianificazione anche a livello urbanistico.  

 

Un'idea che, però, solleva più di qualche dubbio sul territorio (Qui articolo), così come tra i medici che bocciano il ricorso al project financing: "La sanità deve restare pubblica" (Qui articolo). Anche la Regola di Cavalese non appare convinta per l'elevato aumento dei costi e per la perdita di un importante vivaio forestale (Qui articolo).

 

Ora anche l'associazione che segue con attenzione gli eventi che nella provincia di Trento coinvolgono il patrimonio storico, artistico, culturale, naturale: dai beni in pericolo alle trasformazioni del paesaggio, dai piani urbanistici alle politiche di settore evidenzia diverse criticità sulla costruzione ex novo di un ospedale a Cavalese.

 

Le riflessioni di Italia Nostra in forma integrale:

Si pensava che l'infelice esperienza del Not avrebbe sconsigliato in futuro il ricorso al project-financing, ma in Val di Fiemme c'è chi è nuovamente tentato dal ricorrervi, al di fuori di ogni programmazione sanitaria e urbanistica.

 

Sembra uno scherzo: dopo anni di discussioni sul potenziamento dell'ospedale di Cavalese, dopo due fasi di concorso, la progettazione esecutiva ultimata e l'inizio dei lavori fissato per il 2022 (in tempo per completare l'opera per le olimipadi del 2026), un gruppo misto d'imprese propone all'improvviso di archiviare tutto e ricominciare da capo per costruire il nuovo ospedale in una zona agricola nel fondovalle, in project-financing.

 

Costruire un ospedale pubblico con capitali privati "prestati" in cambio della gestione non è, di per sé, un'eresia - a patto di scegliere un buon progetto e d'affidare la gestione a un soggetto di vasta, provata competenza specifica nella gestione ospedaliera. A tale proposito, nelle sue osservazioni sul Not (2013) Italia Nostra aveva già messo in evidenza l'incolmabile distanza tra le imprese in gara per l'ospedale trentino e quelle che avevano vinto, per esempio, la gara per il Rey Juan Carlos a Madrid, ospedale di straordinaria qualità costruito a costi competitivi in soli 21 mesi.

 

Ma qui, ancor prima di analizzare il progetto (che non è stato finora reso pubblico), valutare il soggetto proponente e le condizioni dell'accordo, ciò che lascia allibiti è l'evidente disprezzo per gli aspetti urbanistici e paesaggistici, il ritorno a una concezione del territorio inteso come superficie disponibile ad accogliere qualsiasi attività si desideri.

 

Infatti, il luogo proposto per il nuovo ospedale è un prato a sud dell'Avisio in località Masi, che il Pup e il Prg destinano ad area agricola di pregio: un pezzo di fondovalle ancora in gran parte integro e che con le sue terrazze fluviali bordate di vegetazione riveste un notevolissimo valore paesaggistico. Costruire qui la nuova "Cittadella sanitaria" produrrebbe un'ingiustificabile consumo di suolo e un'inaccettabile ferita paesaggistica.

 

Già: paesaggio è una parola che suona bene nelle dichiarazioni politiche, ma che nasconde, troppo spesso, l'ipocrita convinzione che non esista paesaggio (e suolo) che non sia sacrificabile di fronte alla più effimera convenienza. Inoltre, la zona è isolata e male esposta, richiede necessariamente un'automobile per essere raggiunta e non offrirebbe alcun servizio complementare.

 

Eppure - tardo residuo della zonizzazione funzionale che ha distrutto le nostre città - c'è ancora chi pensa che la collocazione periferica e isolata, a mo' di moderno lazzaretto, sia la localizzazione ideale per un ospedale. E quindi anche una proposta irricevibile come questa trova qualcuno disposto a prenderla in considerazione. Si spera che al momento di decidere prevalgano il buon senso e la correttezza amministrativa, e che i nostalgici del libero assalto al territorio siano messi in minoranza.

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