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Cavalese, nuovo ospedale con project financing? L'ordine dei medici dice 'no': ''La sanità deve restare pubblica''

Ioppi su quanto si sta discutendo per l'ospedale di Fiemme e Fassa: "Le tecnologie sono in continua evoluzione, vengono sviluppate nuove procedure e nuovi macchinari. Ma se l'ente si lega alla finanza di progetto, il pubblico potrebbe non essere più libero di implementare le metodologie più efficienti: si rischiano lacune e ritardi"

Di Luca Andreazza - 15 April 2021 - 19:50

CAVALESE. "La sanità deve restare pubblica per perseguire il bene e la cura dei cittadini: la finanza di progetto deve restare fuori dagli ospedali". Queste le parole di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, che boccia l'ipotesi di ricorrere al project financing per costruire il nuovo ospedale di Cavalese. "I costi di gestione rischiano di essere poco sostenibili".

 

Ci sarebbe, infatti, già un progetto di riqualificazione e rilancio dell'attuale ospedale, che però rischia di essere messo nel cassetto per far spazio all'ipotesi di una proposta che si basa sulla finanza di progetto per la costruzione di un polo ex novo a servizio delle valli di FiemmeFassa Cembra (Qui articolo). Non si conosce ancora molto del progetto che prevede di ricorrere al project financing: una formula che consente al privato che si occupa della costruzione anche di gestire la struttura. Un mix pubblico-privato che in questo caso sembra inoltre rilanciare l'opzione di delocalizzazione invece della ristrutturazione dell'attuale ospedale. Un'idea che, però, solleva più di qualche dubbio (Qui articolo).

 

E anche i medici sembrano cassare l'ipotesi di far entrare i privati nella gestione dell'ospedale. "Gli ospedali sono e devono rimanere un bene pubblico. La finalità - aggiunge Ioppi - non è quella di generare profitti, ma garantire la tutela dei diritti fondamentali attraverso la qualità delle politiche pubbliche. Un investimento verso i cittadini: un fattore fondamentale per la qualità della vita e in definitiva per il pil provinciale. I servizi sanitari rappresentano un sistema di ricchezza importante con ricadute sulla comunità dirette e indirette".

 

La finanza di progetto è una particolare forma di parternariato pubblico-privato finalizzato alla costruzione, finanziamento e gestione di opere pubbliche o di pubblica utilità. Ci si affida alle società privatistiche in modo molto più significativo rispetto alla semplice formula dell'appalto.

 

Le aziende che si aggiudicano il lavoro si accollano parte del rischio dell’operazione e in cambio ricevono una remunerazione differita al compimento dell’opera, quando l'ente pubblico inizierà a versare un canone per l’utilizzo dell’ospedale in questo caso oppure viene data la possibilità ai privati di beneficiare dei proventi derivanti dall'erogazione di servizi pubblici connessi con l'opera costruita.

 

"L'ospedale - prosegue il numero uno dei medici - è una macchina estremamente complessa non può diventare un'occasione di profitto. Se la sanità resta pubblica c'è la garanzia di investimenti per il bene della collettività nelle strumentazioni e nelle professionalità. Il rischio è quello che, legittimamente, il privato guardi più ai bilanci che al bene comune oppure che le spese per ammodernare la struttura resti in capo alle amministrazioni pubbliche. In definitiva i conti potrebbero diventare molto più alti rispetto all'investimento di mantenere in house la costruzione dell'ospedale".  

 

Insomma, il pubblico per "risparmiare" nel breve periodo potrebbero registrare conti insostenibili alla lunga. "Le tecnologie sono in continua evoluzione, vengono sviluppati nuove procedure e nuovi macchinari. Ma - evidenzia Ioppi - se l'ente si lega alla finanza di progetto, il pubblico potrebbe non essere più libero di implementare le metodologie più efficienti: si rischiano lacune e ritardi".

 

Il modello proposto per Cavalese segue quello di Trento. "Sono fortissimi i dubbi sulla sostenibilità del Not. A maggior ragione per una sede che andrebbe a sorgere su un territorio che eroga servizi per le valli di Fiemme, Fassa e Cembra, quindi con un bacino più ridotto rispetto a quello del capoluogo che interessa ancora di più tutta la provincia", conclude Ioppi. 

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