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Ospedale Cavalese, Gilmozzi: ''Sorpreso da De Godenz. Pianificazione sanitaria deve essere pubblica e la nuova proposta potrebbe essere in contrasto con norme provinciali''

Il "vecchio" progetto ha già concluso buona parte dell'iter da parte degli uffici. Il nuovo piano è invece ancora tutto da scoprire. L'ex assessore Mauro Gilmozzi: "Servono trasparenza e chiarezza. Non si può lasciare in eredità alle nuove generazioni una struttura che rischia di divenire un eco-mostro o fonte di grandi speculazioni su cui Cavalese ha già pagato un conto salato"

Di Luca Andreazza - 22 aprile 2021 - 21:20

CAVALESE. "Non sono per nulla d'accordo con Pietro De Godenz sulla questione dell'ospedale di Cavalese (Qui articolo)". A parlare è l'ex assessore Mauro Gilmozzi. "Non si può sostenere questo modo di procedere della maggioranza leghista. La pianificazione delle strutture sanitarie deve essere di iniziativa pubblica e non può dipendere dai privati. Ci sono molti aspetti da valutare, come quello di impatto urbanistico e socio-economico su Cavalese, i pro e i contro del traffico e della mobilità con orizzonte comprensivo di Fassa e Cembra (il tema della delocalizzazione sul fondovalle dei principali servizi pubblici a cui seguirebbero quello privati è una questione delicatissima per tutti i paesi posto a mezza costa), di comparazione economico finanziarie sull’opera. E sono tanti i rischi connessi a cominciare dal consumo di suolo e dalla destinazione dell’immobile che sarà abbandonato. È necessario cambiare il Prg. Insomma, tutte queste ragioni spingono a dire che è necessario che il quadro d’insieme sia pubblico. Oltretutto siamo davanti a una programmazione già esistente e bloccando un iter di progettazione già avviato".

 

Proprio nella scorsa legislatura in particolare l'Upt ha lavorato a quel progetto che prevede la riqualificazione dell'attuale polo. Un piano di rilancio da circa 34 milioni di euro per valorizzare l'immobile già esistente sullo stesso sito. La progettazione ha messo in luce un superamento dei costi preventivati per un problema geologico e la richiesta dell'Apss di aumentare i parcheggi "ma era possibile superare questi ostacoli anche da punto di vista finanziario: si poteva agire per lotti funzionali come per la Loppio-Busa. La copertura finanziaria era garantita sulla seconda trance sei fondi Bei procurati da Cassa del Trentino a tasso 0", dice l'ex assessore. Dubbi sull'iter sollevati anche in una recente interrogazione di Luca Zeni (Qui articolo).

 

Il "vecchio" progetto ha già concluso buona parte dell'iter da parte degli uffici. Il nuovo piano è invece ancora tutto da scoprire. "Sono già stati superati due gradi di giudizio sul concorso di progettazione. Ripartire da zero significa esporsi a rischi di contenziosi e dover aspettare ancora anni prima di arrivare a una soluzione tanto attesa dalla popolazione".

 

E pensare che nella discussione politica, proprio un ordine del giorno di De Godenz (votato all'unanimità dal Consiglio provinciale) aveva impegnato la Giunta guidata da Maurizio Fugatti a proseguire quell'iter avviato per mantenere l'area attuale di intervento.

 

Poi è cambiata la maggioranza e l'unico rappresentante dell'Unione per il Trentino che siede in Consiglio provinciale è De Godenz. Le priorità della maggioranza sono poi cambiate, forse anche a causa dell'epidemia, e il piano di ricostruzione dell'ospedale è stato momentaneamente congelato per allocare i finanziamenti in altri settori e fronteggiare le ripercussioni innescate da Covid.

 

"Anche per questo sono un po' sorpreso dalla posizione di De Godenz: le difficoltà urbanistiche - aggiunge Gilmozzi - la carenza di analisi d’impatto socio economico, i tempi ridotti, la scarsità di risorse, la necessità di procedere con espropri, l’aumento dei costi e la valutazione dell’utilizzo del vecchio ospedale avevano portato alla decisione di mantenere la struttura lì dov’era. E lui lo sapeva. E poi, anche se il partenariato pubblico-privato fosse la soluzione migliore per l’esecuzione dell’opera, la sua programmazione, le basi di discussione di un settore così strategico tanto per le valli di Fiemme, Fassa e Cembra quanto per il Trentino non possono essere delegate all’iniziativa privata".

 

Nel frattempo in piazza Dante è arrivata l'ipotesi che si basa sulla finanza di progetto per la costruzione di un polo ex novo a servizio delle valli di FiemmeFassa Cembra (Qui articolo). Un'idea che, però, solleva più di qualche dubbio sul territorio (Qui articolo), così come tra i medici che bocciano il ricorso al project financing: "La sanità deve restare pubblica" (Qui articolo).

 

"Le leggi - evidenzia l'ex assessore - da cui dedurre l'iter per ricorrere al partenariato pubblico-privato prevedono, per le opere che rientrano nella programmazione provinciale, come è il caso dell'ospedale di Cavalese, il fatto che devono seguire le procedure di evidenza pubblica: un'adeguata istruttoria con analisi di sostenibilità economico-finanziaria e sociale, senza dimenticare la necessità di utilizzare tecniche di valutazione mediante strumenti di comparazione per verificare la convenienza a forme quali il project financing in alternativa alla realizzazione diretta tramite le normali procedure di appalto".

 

Anche in quei casi che prevedono l'esclusione dell'applicazione del codice degli appalti sono previsti alcuni paletti: "Deve essere garantito il rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, pubblicità, efficienza energetica e tutela dell'ambiente". E ci sarebbero alcune criticità da superare: un problema di non ammissibilità della proposta da privati se l’opera fa già parte della programmazione provinciale. "E' vero che il codice degli appalti a Roma da ottobre 2020 ammette proposte su opere già programmate (decreto semplificazioni) ma il Trentino deve seguire la legge provinciale che non prevede questa possibilità. E speriamo che la mantenga".

 

C'è poi una questione ancora più netta. "L'articolo 28 della legge 2/2016 esclude che la Provincia  possa valutare proposte di partenariato pubblico-privato se queste sono realizzate su aree in contrasto con il Pup o se per essere realizzate richiedono la modifica. Da quanto è dato sapere la proposta di nuovo ospedale è totalmente in contrasto con il Pup". 

 

Il territorio aspetta da molto tempo questo investimento ma per De Godenz si può attendere ancora un po' per valutare in modo più approfondito il nuovo piano che avrebbe in previsione di spostare la sede del polo sanitario ai Masi di Cavalese. "Proprio per le ragioni dette, l’iniziativa privata non solo dovrebbe essere esclusa ma anche quella pubblica deve rispettare quanto dispone il Pup. Gli aspetti urbanistici sono vincolanti - spiega Gilmozzi - l'articolo 38 per la riduzione delle aree agricole di pregio prevede condizioni precise e puntuali nell'equilibrio tra poteri pubblici, principi e metodi. Prevede la regia della Comunità di valle oggi commissariata". 

 

Norme che Gilmozzi conosce bene in quanto la legge trentina sui lavori e appalti pubblici e il Pup porta proprio la sua firma. Ma c'è un altro nodo: quale la destinazione del vecchio edificio che ora ospita il polo se dovesse andare in porto il trasferimento dell'ospedale? Perché per rendere sostenibile un investimento da 120 milioni contro i 47 milioni di quello precedente buona parte della differenza si giocherà sulla destinazione urbanistica del vecchio ospedale. "Sarà necessaria - continua l'ex assessore - la modifica del Prg per eventualmente completare l'iter di approvazione del project financing: la discussione, però, non sembra essere all'ordine del giorno un cambio di destinazione d'uso anche perché l'amministrazione comunale di Cavalese è favorevole a portare avanti il progetto già valutato e finanziato. E' un aspetto fondamentale: non si può lasciare in eredità alle nuove generazioni una struttura che rischia di divenire un eco-mostro o fonte di grandi speculazioni su cui Cavalese ha già pagato un conto salato".

 

La Pat vorrebbe procedere per la val di Fiemme come per Trento, un mix-pubblico-privato lanciato nella scorsa legislatura. " E' politicamente legittimo ovviamente, usare il partenariato come forma di appalto di opere pubbliche. Per Trento però la programmazione, la localizzazione e la pianificazione delle infrastrutture è stata pubblica. Peraltro il project financing per il Not è stato ripreso dopo la sentenza del Consiglio di Stato. Ne avremmo fatto volentieri a meno visto gli alti costi finanziari”. 

 

Insomma la pianificazione di un ospedale non è come realizzare un centro commerciale. "Esempio se vogliamo predittivo dell’impatto di pianificazioni sbagliate. Per progetti di quest’importanza, serve una regia pubblica. Trasparenza e chiarezza, pieno coinvolgimento delle istituzioni locali e con la partecipazione della cittadinanza. È il pubblico che deve guidare il processo decisionale preventivo. Il così detto 'se'. Poi in caso aprire una procedura concorrenziale. Anche con il project financing se dovesse risultare più conveniente,  ma con le prerogative pubbliche non delegabili ai privati", conclude Gilmozzi.

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