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''I consumatori sempre più interessati a scoprire i dettagli del mondo agricolo, i cui prodotti, in Trentino, sono sottoposti a monitoraggi unici al mondo"

In occasione del suo appuntamento annuale, Apot ha presentato i dati raccolti grazie ai monitoraggi svolti in campo durante il 2019. Il direttore Alessandro Dal Piaz: “Abbiamo anche ricevuto dal Ccpb la certificazione sulla biodiversità dei nostri suoli. Un riconoscimento di cui andare fieri"

Di Lucia Brunello - 13 febbraio 2020 - 15:33

TRENTO. Il progetto “Trentino Frutticolo Sostenibile” compie il suo quarto anno di vita, e proprio in questa occasione non è mancato l'appuntamento di Apot per fare il punto sui risultati raggiunti durante il 2019. “Rispetto al passato, il consumatore di oggi si chiede da dove provenga il prodotto che vuole acquistare, e lo confermano le interessanti indagini che abbiamo svolto - inizia Ennio Magnani, presidente Apot – che, se unite ai dati più tecnici, ci fanno guardare ad un bilancio finale del 2019 positivo, ricco di spunti di riflessione”.

 

Un'occasione di dialogo, questa in conferenza stampa, per parlare di sostenibilità, tema sempre più caldo nel panorama nazionale e regionale, a cui il sistema frutticolo sembra risponde con coerenza, “portando avanti i propri obiettivi a beneficio del territorio basati sulla continua ricerca di qualità e di riduzione dell'impatto ambientale. Punto di partenza di questo, i nostri numerosi campionamenti, senza alcun dubbio i più scrupolosi d'Italia, e direi anche di tutto il mondo”, come continua Magnani.

 

A presentare il bilancio finale del 2019 è il direttore Apot, Alessandro Dal Piaz. “Il programma di controllo 2019, presentava degli obiettivi che in molti ambiti sono stati ampiamente superati. Per riportare qualche esempio, a fronte di un numero previsto di 500 analisi di campioni post-raccolta, ne sono state fatte 603ben 941 sulla corretta applicazione del diserbo in zone di forte pendenza, 441 in più di quelle previste dal programma. Le piante verificate nel monitoraggio degli scopazzi, invece, sono state più di 1 milione e mezzo, di cui il 98,94% si sono rivelate conformi alla norma”.

 

Un dato positivo arriva anche sul fronte formazione, dato che ammonta a 3.621 il numero di frutticoltori che durante il 2019 sono tornati sui banchi di scuola per prendere parte a lezioni improntate sulle diverse strategie di difesa da adottare in campo, i rischi sulla salute umana, il quadro normativo e il GlobalGap, un programma di assicurazione agricola che traduce le esigenze dei consumatori in buone pratiche agricole.

 

“Abbiamo anche ricevuto conferma da parte del Ccpb, della certificazione sulla biodiversità dei nostri suoli. Un riconoscimento di cui essere fieri. Il progetto, inoltre, prevedeva di arrivare, entro il 2020, ad avere 1.000 ettari di biologico in provincia, obiettivo che è stato raggiunto", prosegue il direttore.

 

Un tema particolarmente importante, riguarda poi la crescente consapevolezza da parte dei consumatori su tematiche agricole e ambientali, sempre più interessati a sapere cosa si nasconda dietro i processi di produzione. “Grazie ai nuovi strumenti tecnologici, possiamo svolgere indagini con un livello di approfondimento molto alto, recependo dai consumatori quelle che sono le loro sensazioni e opinioni su diversi aspetti riguardanti l'agricoltura”.

 

“A causa dei cambiamenti climatici, che hanno portato in questi ultimi anni al verificarsi di eventi impattanti, con fenomeni che possono essere considerati anomali anche solo confrontandoli con 50 anni fa, il livello di inquinamento è aumentato, e le indagini ci dicono essere questa una realtà percepita da tutti. Viviamo in un ambiente sempre più contaminato, ed è per questo che oggi i consumatori vogliono sapere che cosa c'è dietro la produzione dei prodotti agricoli”, conclude Dal Piaz.

 

Guardando le statistiche più da vicino, si è visto che alla domanda “Com'è il livello di inquinamento ambientale della sua zona rispetto ad una simile del nord Italia?”, dal 2016 al 2019 la percentuale di risposte positive sia diminuita del 10%, con un aumento invece di quella fetta di popolazione che ritiene questo sia "simile" o "abbastanza più alto".

 

E' stato anche significativo l'aumento, dal 2016 al 2019, di persone che ritengono le mele come il frutto che subisce più trattamenti chimici in assoluto. Se nel 2016 era il 32% ad essere d'accordo, nel 2019 la percentuale è salita al 49%.

 

I numerosi dati raccolti verranno approfonditi durante la conferenza che si terrà venerdì 21 febbraio nell'auditorium Cocea di Predaia (TN) alle ore 17.30, dove saranno presenti anche Francesco Avanzini, direttore Generale Conad, Mauro Latini, amministratore delegato Coop Italia e, come ospite d'eccezione, il direttore d'orchestra Daniele Agiman.

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