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Trentino secondo in Italia per uso pesticidi. L'allarme dei medici per l'ambiente. La Pat: ''C'è lavoro da fare ma territorio all'avanguardia per sostenibilità e qualità''

Il presidente Walter Kaswalder ha accolto la proposta rivolta da Salvatore Ferrari, ex presidente di Italia Nostra. La richiesta nasce dalla esigenza di fare il punto sull’applicazione in Trentino del piano nazionale sull’uso dei prodotti fitosanitari (Pan) adottato nel 2014 in Italia. Un lungo incontro nel quale sono stati analizzati diversi dati e fatto il punto sulla situazione trentina

Di Luca Andreazza - 31 marzo 2021 - 12:10

TRENTO. Nessuna nuova norma più restrittiva in vista in Trentino sull'uso dei prodotti fitosanitari in agricoltura. Questo quanto emerso nel corso della conferenza sul tema organizzata dal Consiglio provinciale nelle scorse ore. Il presidente Walter Kaswalder ha accolto la proposta rivolta dal dottor Salvatore Ferrari, ex presidente di Italia Nostra del Trentino, e poi fatta propria dall’Ufficio di presidenza e dai capigruppo, visto che il regolamento interno prevede di fornire ai consiglieri informazioni e conoscenze utili alla loro attività su argomenti di rilievo legislativo provinciale e politico generale.

 

"L’intenzione del Consiglio – ha spiegato Kaswalder – è quella di offrire informazioni e indicazioni su come migliorare il rapporto tra agricoltura e salute, presentare un quadro dell’impatto ambientale dei prodotti fitosanitari sulle acque, dar conto dello sviluppo dell’agricoltura biologica e su cosa è stato fatto per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ma anche riflettere sulle strategie per qualificare la filiera agroalimentare coniugando ambiente, economia etica. Si tratta insomma di una sfida rilevante anche per il Trentino”.

 

L’ideatore dell’incontro, Salvatore Ferrari, ha illustrato le ragioni della conferenza. La richiesta nasce dalla esigenza di fare il punto sull’applicazione in Trentino del piano nazionale sull’uso dei prodotti fitosanitari (Pan) adottato nel 2014 in Italia sulla base di una direttiva del 2012; il già presidente di Italia Nostra ha ricordato i cinque obiettivi generali indicati dal Pan per ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari sulla salute umana, sull'ambiente e sulla biodiversità: promuovere l'applicazione della difesa integrata, dell'agricoltura biologica e di altri approcci alternativi; proteggere gli utilizzatori dei prodotti fitosanitari e la popolazione interessata; tutelare i consumatori; salvaguardare l'ambiente acquatico e le acque potabili; conservare la biodiversità e tutelare gli ecosistemi.

 

"Quale governance provinciale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari nel Trentino? Questa la domanda - ha detto Ferrari - alla quale la conferenza deve rispondere. Occorre potenziare i progetti di sorveglianza, programmare la produzione integrata per ridurre i trattamenti chimici, individuare misure urbanistiche per fissare fasce di rispetto, rivedere i sistemi di controllo a livello comunale, evitare la trasformazione di aree a bosco o pascolo in aree agricole a produzione intensiva, attivare spazi pubblici di confronto su questi temi con tutti i portatori di interesse. L’Appa nel nono rapporto sullo stato dell’ambiente del Trentino ha chiesto azioni che in parte sono già in atto mentre altre attendono l’attivazione".

 

L'assessora Giulia Zanotelli si è subito messa sulla difensiva per ricordare che  su questo tema la Provincia ha avviato e attuato iniziative che hanno coinvolto tutti i soggetti del mondo agricolo e sottolineato il ruolo importante della Fondazione Mach. Ha evidenziato anche la lotta alle fitopatie come la cimice asiatica e la drosophila, attuate con l’utilizzo di un insetto antagonista, e sottolineato che la ricerca deve poter lavorare su questi problemi con tutto il tempo di cui ha bisogno.

 

"Importanti - ha proseguito la titolare all'agricoltura - sono anche i disciplinari introdotti dalla Provincia sulla produzione integrata. Nel nostro territorio anche in ragione della sua orografia la qualità va sempre anteposta alla quantità. Per questo occorre prestare attenzione a temi come quello di questa conferenza di informazione da parte del mondo agricolo e non solo. La volontà è quella di rafforzare la formazione delle aziende agricole di pari passo con la Fem e le associazioni del mondo agricolo: tutte le azioni messe in campo vanno in questa direzione".

 

In sostanza nessuna nuova iniziativa, si procede sulle direttrici già previste. L’assessora Zanotelli in conclusione di conferenza ha chiesto chiarezza sui dati forniti per non confondere il Trentino con altri territori. E ha, infine, esortato a non mettere in cattiva luce il grande lavoro svolto dalla Provincia e dagli agricoltori per la qualità della produzione e dell’ambiente. Il percorso da fare c’è, serve la ricerca e lo studio sul dove certe produzioni si possono fare e dove invece non è possibile. Tutto si può migliorare, ma i dati non contestualizzati rischiano di dare un'immagine sbagliata". 

 

Un affondo in particolare rivolto a Patrizia Gentilinimedico chirurgo specialista in oncologia ed ematologia, oltre che rappresentante del Comitato scientifico dell’associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia, apparsa la più intransigente nella richiesta di bandire i pesticidi. "L’uso sostenibile dei fitosanitari è di farli diventare inutili perché sempre anche una minima quantità di queste sostanze finisce nell’ambiente. Occorre puntare sull’agrobiologia, contemperando produzione agricola, salute delle persone e dell’ambiente. Questo è il momento in cui avere il coraggio di cambiare. Saranno soprattutto i bambini a ringraziare".

 

Successivamente la Provincia è intervenuta con una nota per ricordare che: "In Trentino - ha aggiunto l'assessora - ci sono stati grandi progressi e l’agricoltura, in particolare, ha realizzato in questi anni sui fronti della sostenibilità, della salubrità, della qualità e della promozione della coltivazione biologica. E' doveroso assumere la consapevolezza delle criticità e degli spazi di miglioramento che ancora esistono, anche rispetto all’uso dei fitofarmaci nelle pratiche agricole, però è fondamentale contestualizzare i ragionamenti, collocarli nell’ambito dei percorsi che sono in atto e riferirli correttamente alla realtà del nostro territorio in rapporto agli altri territori agricoli nazionali e non solo. Diversamente si rischia di creare solo allarmismo, di non favorire i processi di collaborazione e le sinergie in atto, di accentuare i conflitti e acuire le distanze, di danneggiare, in ultima analisi, un settore con conseguenze per l’intera nostra comunità".

 

Nei mesi scorsi il governo provinciale aveva compiuto un passo indietro nel sospendere il monitoraggio sull'utilizzo dei fitofarmaci (Qui articolo). Questo nonostante i Trentino sia il territorio con il più alto livello di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata d'Italia, secondo solo al Veneto (dati 2018).

 

"I dati più recenti dell’Ispra - ha spiegato Gentilini - mostrano che la Pat è al secondo posto in Italia dopo il Veneto per l’utilizzo di prodotti fitosanitari, con 1.254 tonnellate, 54 chili per ettaro. Si tratta di principi attivi. Esiste una diversa tossicità tra principio attivo e formulato commerciale. In quest’ultimo sono presenti decine di altre sostanze che rendono il prodotto finale molto più pericoloso del solo principio attivo. E questo è stato dimostrato per il glifosate. Queste sostanze immesse nel territorio e disperse nell’ambiente contaminano tutto il sistema circostante, senza che ci sia la possibilità di controllare la diffusione".

 

La medica ha illustrato alcuni dati di Ispra: in Trentino sono state trovate 130 sostanze, sopra la media nazionale, nel 52% delle acque superficiali. "Si tratta di sostanza altamente nocive come l’atrazina. Fortunatamente - ha aggiunto Gentilini - invece nelle acque sotterranee non sono stati trovati pesticidi. Se la contaminazione arriva nelle acque profonde come è accaduto nel bacino del Po, viene meno la degradazione e il contaminante inquina in maniera irreversibile. Occorre quindi evitare che questo accada in Trentino. Ai fitosanitari sono esposti innanzitutto gli stessi agricoltori che li utilizzano e le loro famiglie, ma anche i semplici passanti. Vi è una strettissima connessione tra le aree agricole intensamente coltivate e il tessuto urbano. Si valuta che sul bersaglio finale che queste sostanze colpiscono arriva solo lo 0,1% della sostanza irrorata: tutto il resto si disperde. In val di Non, per esempio, su 34 individui sani è stata riscontrata nelle urine e nel sangue la presenza di 10 tra pesticidi e funghicidi in quantità diverse a seconda dei periodi in cui sono avvenuti i trattamenti". Insomma, per Gentilini la salubrità dell’ambiente è determinante per permettere di vivere una vecchiaia in buona salute.

 

Dati che sono poi stati analizzati dall'assessora: "Il dato di 1.254 tonnellate, ricavato da Istat, corrisponde non al dato di utilizzo dei fitofarmaci sul territorio provinciale - ha detto Zanotelli attraverso una nota - ma al quantitativo consegnato nel 2018 dalle ditte produttrici/distributrici ai rivenditori. A questo riguardo, va, infatti, considerato che in Trentino operano alcune realtà commerciali che a loro volta vendono i prodotti ad aziende agricole fuori provincia. Il quantitativo di 54 kg/ha non descrive la situazione reale in quanto è ricavato spalmando il quantitativo venduto su una superficie di poco superiore ai 23.000 ettari, che non corrisponde alla reale superficie trattabile in Provincia che è di circa 26.000 ettari. Nella corretta lettura di questi dati va ancora considerato che il rapporto Ispra riferisce il quantitativo venduto alla Superficie agricola utilizzata e l’agricoltura trentina è caratterizzata dalla elevata incidenza di colture specializzate (melo e vite) sulla Sau, situazione che non si riscontra in nessun altra regione italiana. Nel rapporto 2020 recentemente pubblicato da Appa sono, invece, riportati i quantitativi di fitofarmaci realmente impiegati sulla coltura del melo (36,01 kg/ha) e della vite (32,95 kg/ha) ricavati dalle elaborazioni effettuate sui quaderni di campagna. e quindi corrispondenti all’effettivo utilizzo in campo"

 

La dirigente del Settore qualità ambientale della Provincia di Trento, Raffaela Canepel, ha analizzato, invece, l’impatto ambientale sui corpi idrici dei fitofarmaci utilizzati in agricoltura. Ha ricordato per questo l’attività di monitoraggio dei corpi idrici svolta dall’Appa in base alla direttiva quadro acque dell’Ue. Nel Nord Italia ci sono autorità distrettuali di bacino che governano gli usi e la qualità delle acque. Il Trentino per le acque è afferente in parte al bacino padano.

 

"I corpi idrici nel Trentino - ha continuato Canepel - sono 412 e a ciascuno è attribuito un giudizio di qualità per raggiungere uno stato qualitativo buono a seconda degli orizzonti temporali, l’ultimo dei quali è indicato per il 2027. Entro quell’anno dovremo raggiungere uno stato di qualità buono, altrimenti occorrerà mettere in atto una serie di azioni. Le reti di monitoraggio istituzionale permettono di tener conto degli scarichi e quindi dell’impatto sulle acque dell’industria, dell’agricoltura e dello sfruttamento idroelettrico perché le centrali generano una sottrazione idrica che talvolta può causare dei problemi".

 

L’indagine prevede analisi chimiche tradizionali di laboratorio dei campioni d’acqua e analisi biologiche. Si raccolgono organismi presenti nei corsi d’acqua e a seconda della tipologia si comprende la qualità delle acque. Le analisi biologiche prevedono una raccolto di campioni di organismi, larve e insetti. A queste analisi si aggiunge quella ittica per definire un quadro biologico completo e capire se la qualità è sufficiente a seconda che permetta o meno la sopravvivenza di un ecosistema diversificato.

 

Ogni 6 anni il piano di tutela delle acque viene rinnovato. Oggi i due terzi delle acque del Trentino si trova in uno stato ecologico buono e il 16% è in stato elevato buono, il che significa che anche la vegetazione e il fondo dei corsi d’acqua sono inalterati. La parte rimanente è invece in sofferenza. La mappa a livello provinciale racconta l’ottima qualità dei territori montani, mentre i territori come la val di Non, la Valsugana, il Bleggio e l’asta dell’Adige sono caratterizzati da agricoltura intensiva, una pratica registrata anche dalle acque.

 

Un intenso sfruttamento della risorsa territoriale agricola viene letto nella qualità delle acque. Dal 2015 il piano di tutela delle acque prevede misure e numerose azioni per le verifiche in questo senso. "Spesso la causa - ha spiegato Canepel - è una depurazione non perfetta come accade in territori come la val di Non, in cui ci si avvale di Imhoff. Per questo si prevedono nuovi impianti a Cloz e Caldes che miglioreranno la situazione. Molto importanti sono stati gli accordi di programma sottoscritti nel 2015 e nel 2017 con le associazioni di categoria – Apot, Consorzi Vini del Trentino e Fem – che hanno introdotto modalità operative con cui sono stati raggiunti risultati interessanti".

 

Si lavora anche per evitare la concentrazione di fitofarmaci migliorare il lavaggio di mezzi agricoli consortili. "Otto corpi idrici - ha detto Canepel - che erano in un cattivo stato di qualità cattivo grazie all’accordo di programma sono stati sanati. Il trend appare positivo. Anche a proposito dei caricabotte (zona dove si dovrebbe caricare solo acqua nell’atomizzatore evitando un collegamento diretto con la rete delle acque bianche). Tutte le situazioni critiche sono state individuate, gestite e messe in sicurezza. Una delibera della Giunta provinciale ha fissato linee guida per la realizzazione dei nuovi caricabotte e l’adeguamento di quelli esistenti. Anche il lavaggio dei mezzi agricoli è stato messo in sicurezza dopo che nelle acque bianche erano stati rilevati principi attivi. Per questo è stato prescritta la realizzazione di centri recintati di raccolta delle acque di lavaggio per evitarne la dispersione nei campi".

 

Il dirigente del Servizio sviluppo rurale della Pat, Alberto Giacomoni, ha fatto il punto sullo sviluppo dell’agricoltura biologica in Trentino. "Questo è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola con l’applicazione di criteri rigorose per il benessere degli animali e risposta alla domanda dei consumatori. Obiettivo: mantenere la biodiversità e conservare equilibri biologici insieme alla buona qualità delle acque. Si punta al benessere degli animali e a rispettarne le esigenze. Un prodotto segue le norme dell’agricoltura bio se rispetta la normativa europea, risponde a certe caratteristiche e offre garanzie di sicurezza al consumatore. A differenza di quella biologica, la produzione agricola integrata non ha una vera e propria definizione e può essere disciplinata anche a livello locale".

 

Nella nostra provincia il biologico si è sviluppato molto, fino a raddoppiare tra il 2009 e il 2018. Il settore viticolo è partito da 153 ettari bio e ora siamo arrivati a 1.228 ettari. Nel settore frutticolo il Trentino è passato da 240 ettari nel 2009 ai più di 1.000 ettari attuali. "Il trend è quindi favorevole al bio e fa ben sperare per il futuro. Anche gli operatori biologici sono passati da 400 nel 2009 e agli attuali 1.400, di cui 1.200 sono agricoltori in prima e seconda fascia e anche i trasformatori sono aumentati, seppur di poco".

 

Questo incremento dell’agricoltura biologica segue una naturale evoluzione del mercato e una maggiore sensibilità che la popolazione e gli operatori del settore agricolo hanno per queste pratiche produttive. Ma derivano anche da aiuti e politiche incentivanti che la Provincia ormai da anni promuove. Ci sono alcune criticità che ostacolano la diffusione dell’agricoltura biologica.

 

La prima è la polverizzazione delle aziende sul nostro territorio, mentre servirebbero un corpo unico che eviti le contaminazioni dei prodotti bio dovute alla contiguità con i terreni di aziende che producono con metodi tradizionali. Altre difficoltà per l’azienda biologica sono costituite dalla monocultura e dalla buona remunerazione di cui gode la produzione tradizionale.

 

Infine la produzione biologica richiede più manodopera con una professionalità diversa e particolare, perché ad esempio occorre sapere quali insetti utili impiegare al posto dei prodotti fitosanitari. Sta però per entrare in vigore un nuovo regolamento, che scatterà con il 2022, che assoggetterà nuovi settori alla produzione bio e introdurrà la possibilità di certificazioni di gruppo e sui prodotti finali come il vino bio. In chiusura sono intervenuti Roberto Della Casa, agro-economista e docente di marketing dei prodotti agroalimentari all'Università di Bologna, e Renato Martinelli del Servizio agricoltura della Pat. 

 

"Non possiamo – ha concluso Zanotelli attraverso una nota – che l’agricoltura è l’attività primaria che ci fornisce il cibo, che è economia, ma è anche occupazione, mantenimento del paesaggio, degli equilibri idrogeologici e, in alcuni casi, anche di quelli ecosistemici. E' giusto pretendere dall’agricoltura e dagli agricoltori un forte impegno per assicurare produzioni sempre più salubri, per limitare al minimo l’impatto ambientale, per concorrere al meglio al perseguimento dell’obiettivo imprescindibile di una sostenibilità integrale, che comprende oltre all’ambiente anche l’economia e la società. Non si vuole in alcun modo disconoscere il fatto che alcune criticità ancora ci siano e che lo sforzo per migliorare i nostri processi produttivi, agricoli e non, deve proseguire, nell'interesse preminente della salute pubblica, ma vuole collocarlo nell’ambito di una corretta rappresentazioni dei fatti e delle situazioni, che tenga conto anche dei cambiamenti climatici in atto e della comparsa di nuove patologie che, purtroppo, richiedono, per salvaguardare la produzione agricola, anche misure di contrasto diretto, da affiancare doverosamente, come si sta facendo, con sistemi di lotta biologica e con lo sviluppo di varietà resistenti. L'impegno della Provincia e degli agricoltori proseguirà, anche con il supporto della ricerca e delle nuove tecnologie, per garantire processi produttivi sempre più ispirati ai principi della sostenibilità integrale e, di conseguenza, fornire alla comunità trentina e, più in generale, ai consumatori dei prodotti agroalimentari trentini e agli amanti del nostro territorio prodotti con elevatissimi standard di salubrità e di qualità".

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