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Il Pastore del Lagorai è diventata la prima razza trentina riconosciuta dall'Enci: “Quattro anni di lavoro per centrare l’obiettivo”

L’antichissima razza che da sempre accompagna mandrie e greggi al pascolo lungo le transumanze del Triveneto è stata ufficialmente inserita nel Libro Genealogico delle razze canine riconosciute: “Adesso puntiamo al riconoscimento internazionale, con l’inizio di una nuova fase della selezione”

Di Tiziano Grottolo - 25 giugno 2020 - 11:00

TRENTO. La razza è antichissima e da sempre ha accompagnato mandrie e greggi al pascolo lungo le transumanze, ma d’ora in avanti, il Pastore della Lessinia e del Lagorai potrà vantare anche la registrazione nel Libro Genealogico delle razze canine riconosciute. Ad annunciarlo è stato lo stesso Ente Nazionale della Cinofilia Italiana che ha voluto esprimere soddisfazione per il lavoro svolto dall’associazione costituita 4 anni fa per centrare questo prestigioso obiettivo (QUI articolo).

 

“Si tratta di un cane in grado di svolgere egregiamente anche molti altri compiti – spiegano dalla SIPaLL (Società Italiana Pastore della Lessinia e del Lagorai) – già molto apprezzato in particolare nelle unità di protezione civile, oltre che negli sport di agilità”. Non a caso molti lo definiscono come il Border Collie italiano, nonostante il pastore del Lagorai sia persino più antico.

 

Per giungere l’iscrizione nel Libro Genealogico ci sono voluti una decina d’anni di lavoro, tra le difficoltà organizzative e burocratiche. Inoltre c’è stata da superare la diffidenza di quanti, nel mondo pastorale, non sentivano l’esigenza di portare al rango di razza i propri infaticabili ausiliari di lavoro, seguendo le rigorose procedure della cinofilia ufficiale.

 

Grazie all’impegno di tutti i volontari, il Pastore della Lessinia e del Lagorai è oggi presente in tutto il comprensorio montuoso del Triveneto e della Lombardia orientale, nonché nelle relative aree di transumanza verso il mare. Censimenti ufficiosi attestano una popolazione di diverse centinaia di esemplari molto omogenei e apprezzati nelle malghe, sebbene ancora poco conosciuti dal grande pubblico cittadino.

 

Nei giorni scorsi il presidente dell’Enci Dino Muto ha confermato personalmente la notizia al Consiglio Direttivo dell’Associazione, suggellando così l’inizio di una nuova fase della selezione, che porterà allo sviluppo delle linee di sangue costituenti la popolazione necessaria per il riconoscimento internazionale Fci, coordinando tutte le attività sia a livello allevatoriale che espositivo, così come avviene per tutte le razze canine ufficiali.

 

Nella nota diramata dall’Enci si dà notizia anche del parallelo riconoscimento di un’altra razza di cani da pastore, in questo caso autoctona delle Alpi Apuane, tra la Liguria e la Toscana. Le due razze a uno sguardo attento sono facilmente distinguibili e per questo le reciproche selezioni procederanno con Libri Genealogici distinti, nel rispetto delle rispettive aree di origine, questo per salvaguardare la biodiversità che, come osservano dall’associazione “è una delle grandi ricchezze che abbiamo ereditato dalla nostra tradizione agro-pastorale e che con grandi sacrifici si sta conservando sul nostro territorio”.

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