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Ivana Merlo in difesa del laghetto della Marchesa: "Svuotarlo è contro la legge e mancano le autorizzazioni"

Il laghetto della Marchesa è un'oasi naturale rimasta isolata in mezzo ai campi coltivati. L'amministrazione comunale ha deciso di svuotarlo, ma Ivana Merlo, seguita da un gruppo di cittadini, si oppone a questa decisione e chiede la salvaguardia dell'ambiente e delle specie che vi abitano

Di Mattia Sartori - 06 dicembre 2020 - 15:13

DENNO. Il laghetto della Marchesa è un bacino situato nella zona sud di Denno, che da qualche tempo è stato oggetto di discussione tra l'amministrazione comunale, che vorrebbe svuotarlo, e un gruppo di cittadini guidati da Ivana Merlo, che lo vogliono mantenere intatto. Esso infatti costituisce una sorta di oasi naturale, una zona franca in mezzo ad un'area altrimenti dedicata all'agricoltura

 

 

La signora Merlo si batte strenuamente per mantenere il laghetto e accusa l'amministrazione comunale di "prendere in esame solo il vincolo idrogeologico senza considerare l'aspetto naturalistico". Inoltre secondo la signora al progetto mancherebbero alcune delle autorizzazioni necessarie, oltre che, fatto ancora più grave, essere in violazione della legge contro la trasformazione del bosco. 

 

 

Molto grave anche la questione dell'abbattimento degli alberi che circondano il laghetto. Molti di essi infatti hanno circonferenze tali da essere considerarti verde pubblico, se non addirittura alberi monumentali, classificazione che li proteggerebbe dall'azione dell'amministrazione e dei privati. Infine molte di queste piante e il laghetto fungono da ospiti per varie specie animali, che si troverebbero private del proprio habitat se si proseguisse col progetto.

 

Per questo la signora Merlo ha deciso di lanciare, oltre che l'esposto già depositato in Procura, una petizione e una raccolta fondi per impedire che il laghetto e l'ambiente naturale che lo circonda spariscano e vengano sostituiti da attività umane, che rischierebbero di peggiorare lo stato ecologico del paese.

 

 

Di seguito la versione integrale della lettera di Ivana Merlo:

Come una nebbia autunnale, o una coltre di neve, è sceso il silenzio sul laghetto della marchesa di Denno, ma in realtà in questo tempo è stato ed è oggetto di studio e di approfondimento. Lasciando al Magistrato la pronuncia sull'esposto depositato in Procura, nel frattempo l'avvocato Francesco Di Lauro ha avuto accesso al Fascicolo relativo agli Atti Autorizzativi. E le sorprese ci sono: benché il laghetto con il suo pioppeto ricada in un' ampia area a difesa paesaggistica, pare che nessuno abbia valutato l' aspetto naturalistico, ma sia stato preso in esame solo il vincolo idrogeologico gravante su questa terra.

 

Da un primo esame non sembra essere stata rilasciata alcuna autorizzazione paesistica e non è chiaro se la zona rientri tra quelle con obbligo di compensazione. Tutti gli appezzamenti boscati superiori ai 2mila metri quadri sono tutelati dalla legge per la loro natura di bosco, ciononostante è prevista la rimozione dell'intero pioppeto affacciato sul laghetto-stagno, anche se la sua superficie risulta superiore ai 4mila metri quadri. Inoltre l'art. 4 della legge 227 del 2001 vieta la trasformazione del bosco quando essa non sia compatibile con la conservazione della biodiversità e con la tutela del paesaggio e della salute.

 

Dall'Ufficio Distrettuale Forestale di Cles, sappiamo che gli alberi con diametro misurato a 1,30 metri da terra superiore a 40 centimetri, anche in giardini privati per essere abbattuti devono avere l'autorizzazione comunale perché potrebbero essere considerati verde pubblico. Anche questa autorizzazione non compare. Considerando poi che la circonferenza di una decina di questi pioppi supera i 3 metri, ora sono stati segnalati al Comune e alle Autorità preposte come alberi monumentali. A motivo di questa segnalazione dovrebbero seguire attente verifiche  e la sospensione di qualsiasi intervento demolitivo.

 

In questi stessi tronchi sono presenti diverse cavità-nido scavate dai picchi e ben sanno i Forestali che normalmente gli "alberi con alloggio" vengono marcati con una P rossa, per preservarli ed evitarne il taglio, ma a questi pioppi niente marcatura. E di tecnici con binocoli e registratori per documentare le innumerevoli specie di volatili dimoranti nell'area non se ne sono visti. Gli uccelli selvatici presenti, rimangono in ogni caso un "bene indisponibile dello Stato" (Legge 157/1992) e dunque sempre tutelati. Come possano essere salvaguardati abbattendo le loro dimore è difficile da comprendere. E più che doveroso sarebbe salvare gli anfibi dello stagno, specie in via di estinzione, e non avvelenarli. Gli scienziati avvertono che le pandemie saranno sempre più frequenti se si saccheggia l'ambiente come si fa ora.

 

Nonostante tutto, l'affittuario del fondo ha già ottenuto l'autorizzazione a procedere con le ruspe, le motoseghe e le idrovore, ma per ora i lavori di spianamento non sono iniziati. La nuova amministrazione comunale, insediata da poco, forse terrà in considerazione che altri 4mila metri quadri di meleti al posto di un bosco peggioreranno notevolmente lo stato dell'aria-terra-acqua del nostro paese, già fortemente inquinato dai pesticidi e dai diserbanti. Il valore ecologico di ogni pur piccolo patrimonio lacustre e boschivo dovrebbe essere considerato sempre argomento di salute pubblica. Per salvare il laghetto con il suo pioppeto sono attive anche una petizione ed una raccolta fondi che ha avuto una prima donatrice d'eccellenza: Romina Power. E in attesa delle verifiche sulla legittimità di pareri ed intervento, l'appello di solidarietà è rivolto soprattutto ad Enti, Associazioni, Consorzi, Fondazioni pubbliche o private, le uniche che possono davvero acquisire l'area, con una decisione di alto valore etico e sociale.      

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