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Le api "danzano" per dirsi dove si trova il nettare migliore, ma i fitofarmaci le disorientano portandole alla morte

Le api sono in grado di comunicarsi la precisa direzione e distanza in cui si trovano i fiori più ricchi di nettare, ma il largo utilizzo di fitofarmaci in natura è fonte per loro di gravi danni collaterali, tra cui il disorientamento e, quindi, l'incapacità di raccogliere il nutrimento necessario alla sopravvivenza dell'alveare

Di Lucia Brunello - 04 febbraio 2020 - 19:41

TRENTO. Può suonare strano, ma il momento in cui le api smetteranno di danzare, sancirà l'inizio della fine per il nostro ecosistema, che senza dubbio si regge in piedi grazie al rigoroso lavoro senza eguali svolto da questi preziosi insetti.

 

Ciò che avviene dentro l’alveare fa parte di un disegno perfetto, un insieme di meccanismi in cui ogni singola ape ricopre un ruolo preciso che si va ad incastrare con quello delle altre, in un caos studiato al millimetro volto a generare un sistema di produzione infallibile.

 

Sono le api operaie le colonne portanti dell'alveare che, durante l'arco della loro vita, seguono un percorso "formativo" che, da pulitrici e ancelle dell’ape regina, le porta a diventare api “bottinatrici”, ruolo essenziale nell'economia dell'alveare e il più prestigioso per un’operaia, che andrà a raccogliere di fiore in fiore polline, nettare e acqua fino all'ultimo giorno della sua vita.

 

E non ci si può aspettare che un insetto parte di un sistema così organizzato vaghi in una ricerca senza meta. Le api, infatti, sanno precisamente a che distanza e in che direzione volare per trovare la fonte di nutrimento di migliore qualità. Come? Grazie a due danze a dir poco singolari.  

 

Tutto inizia quando l’ape operaia, designata come "esploratrice", vola in avanscoperta alla ricerca di nettare e non solo. Una volta trovata un’ottima fonte, questa torna nell’alveare e viene accerchiata da tutte le compagne pronte ad assistere alla danza. Ogni movimento fornisce indicazioni precise ed utili ed è proprio per questa ragione che, tra i "linguaggi" animali,  è riconosciuto come uno di quelli più ricchi di "informazioni".

 

Se la fonte si trova a meno di 100 metri dall’alveare, l‘ape esploratrice eseguirà la "danza circolare".

Se invece la fonte si trova a più di 150 metri dall’alveare, l’ape si cimenterà nella "danza della coda" durante la quale, con un continuo movimento dell’addome, quasi "scodinzolante", disegnerà un otto.

Il ritmo con cui viene condotta la danza, indica la distanza del luogo in questione rispetto all'alveare: un ritmo lento di 4 danze al minuto indica una distanza di circa 10 chilometri, mentre 16 danze per minuto indicano distanze di circa 1 chilometro. In questa danza, le api possono anche capire la direzione esatta in cui si trova il nettare. L’angolo tra la linea verticale delle celle e la parte centrale dell’otto, infatti, corrisponde all’angolo tra il sole, l’alveare e la fonte di cibo.

Di norma ambedue i tipi di danza vengono eseguiti all'interno dell'alveare, nell'oscurità, per cui solo tramite i chemiorecettori e i recettori tattili situati sulle antenne le altre api possono rendersi conto di quale tipo di cibo sia stato raccolto.

 

Si tratta quindi di una tecnica di informazione assolutamente essenziale per l’intero alveare, senza la quale il lavoro svolto dalle bottinatrici risulterebbe scarso e incostante. Le api, però, stanno attraversando un periodo particolarmente difficile, trovandosi costantemente sotto la morsa di patogeni, cambiamenti climatici, una sempre maggiore perdita della biodiversità e fitofarmaci, ormai diventati la loro principale minaccia.

 

Purtroppo per questi piccoli insetti, ora come ora, non c’è scampo: quando vengono salvati dagli apicoltori da agenti patogeni come la virosi, la varroa e il nosema, ad attenderle ci sono comunque tutti i rischi dovuti all’impiego periodico di agrofarmaci in agricoltura, con i neonicotinoidi tra i più dannosi.

 

Questi vanno ad agire sul loro sistema nervoso, provocando effetti particolarmente aggressivi. Dopo l’assorbimento da parte degli insetti di questa sostanza, per via del suo particolare meccanismo d’azione, questi subiscono un’alterazione della trasmissione degli impulsi nervosi, arrivando a compiere movimenti scoordinati, manifestando tremori, la perdita delle ali e un generale stato di disorientamento. Da questo l’incapacità delle api operaie di compiere le loro danze e, quindi, di comunicarsi queste importanti informazioni.

 

Un forte avvelenamento che uccide le api e conseguentemente la covata, portando inevitabilmente all’indebolimento della colonia e quindi, in ultimo, vista la maggiore suscettibilità ad azioni patogene, anche alla morte della stessa famiglia.

 

I neonicotinoidi possiedono una buona attività insetticida nei confronti di insetti predatori, fitofagi e zoofagi e risultano efficaci anche sugli insetti resistenti ad altri gruppi chimici. Per questo motivo hanno un vasto impiego nella protezione delle colture, ma anche nel controllo delle infestazioni parassitarie degli animali domestici da compagnia. Per il loro effetto su api e gli insetti impollinatori, l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ne ha recentemente confermato la pericolosità.

 

E’ importante che gli agricoltori che fanno uso di pesticidi si preoccupino di prendere qualche accortezza, evitando per esempio di impiegare agrofarmaci e simili in periodo di fioritura o in presenza di vento. E, prima di tutto, utilizzarli solo quando necessari o, in caso, adottare tipi poco dannosi per gli insetti impollinatori.

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