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Meno neve nel 78% delle aree montane del mondo. Lo studio di Eurac: ''Sopra i 4.000 metri la situazione peggiore''

L’analisi di quasi vent’anni (2000- 2018) di immagini satellitari in alta risoluzione, misure a terra e modelli di simulazione mostra un quadro preoccupante soprattutto in alta quota. Per le Alpi sta peggio il versante orientale che quello occidentale 

foto (Helmut Liebelt su Unsplash)
Di Luca Pianesi - 13 maggio 2020 - 13:33

BOLZANO. Nel 78% delle aree osservate la neve è in calo (con un grande peggioramento in Sudamerica e una situazione meno grave sulle Alpi pur avendo quelle Orientali più in difficoltà rispetto a quello Occidentali). La durata della neve, poi, è variabile (arriva sempre più tardi e dura sempre di meno) e sopra i 4.000 metri ''la maggior parte dei parametri osservati peggiora: aumenta la temperatura, diminuisce l’estensione della superficie nevosa, calano le precipitazioni, la neve fonde prima''. Sono queste alcune delle conclusioni a cui è giunta Claudia Notarnicola, fisica di Eurac Research e vice-direttrice dell’Istituto per l’osservazione della Terra di Eurac Research, che da quasi 20 anni (dal 2000 al 2018) lavora con analisi di immagini satellitari in alta risoluzione, misure a terra e modelli di simulazione.

 

Osservando le mappe della copertura nevosa nelle aree montane di tutto il mondo, elaborate dalla fisica dell'ente di ricerca altoatesino, il quadro che emerge è preoccupante soprattutto in alta quota. Sopra i 4000 metri, infatti, tutti i parametri osservati – tra cui estensione della superficie nevosa, durata della neve, temperatura dell’aria – sono in peggioramento. ''Dopo un inverno poco nevoso, stiamo vivendo una primavera fortemente anticipata. Negli anni gli effetti di questi fenomeni si sommano e allora sì che diventano ben visibili'', spiega Claudia Notarnicola.

 

Negli ultimi anni le aree montane hanno destato molta attenzione perché sono considerate sentinelle dei cambiamenti climatici; a partire dai 1500-2000 metri l’aumento della temperatura è raddoppiato rispetto alla media generale e cresce con l’altitudine. Avere a disposizione una mappa globale dell’andamento della neve negli ultimi vent’anni permette di vedere similitudini e differenze tra diverse aree del mondo e di avere un quadro chiaro della situazione. “Possiamo vedere - prosegue la vice-direttrice - ad esempio, che nel 78 per cento delle aree osservate la neve è in calo. La durata della neve, inoltre, è variabile e questo dipende più dalla fusione precoce in primavera che non dal fatto che la prima neve cada solo ad inverno avanzato. Sopra i 4000 metri, infine, la maggior parte dei parametri osservati peggiora: aumenta la temperatura, diminuisce l’estensione della superficie nevosa, calano le precipitazioni, la neve fonde prima”.

 

La mappa mette in evidenza come ci siano zone che risentono dei cambiamenti climatici in misura maggiore. Tra queste il Sud America, ad esempio, con più di venti parametri che mostrano una tendenza in peggioramento, mentre sulle Alpi la situazione è meno grave, anche se il settore orientale soffre di più rispetto a quello occidentale. Anche il Trentino l'Alto Adige seguono un andamento simile, con durata della neve in diminuzione e un marcato ritardo nell’avvio della stagione invernale.

 

''La mappa - conclude Notarnicola - mostra anche zone in cui la copertura nevosa è aumentata, in Russia, ad esempio. Questo apparentemente è un buon segno, ma in realtà è dovuto a un aumento delle temperature che, pur restando sottozero, aumentano di qualche grado. Questo, in combinazione con l’umidità dell’aria, favorisce la formazione della neve”.

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