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Orsi buoni e orsi cattivi? No, solo orsi. Il naturalista Bertacchini: "Siamo un tassello di un mosaico più vasto. La biodiversità va accettata"

Il naturalista Gabriele Bertacchini sta per pubblicare un volume sull'importanza della biodiversità. "L'orso non è invitato" parte dall'esperienza della convivenza fra uomo e plantigrado in Trentino per riflettere sul ruolo dell'essere umano rispetto all'ambiente che lo circonda. "La comunicazione istituzionale, necessaria e che si fa da anni, può creare anche grandi danni. Non esistono orsi buoni o cattivi, esistono solo gli orsi"

Di Davide Leveghi - 09 giugno 2020 - 12:51

TRENTO. Quante e quali conseguenze ha la comunicazione sul rapporto fra esseri umani e altri esseri viventi? È questa una delle tante domande a cui il naturalista bolognese trapiantato in Trentino Gabriele Bertacchini cerca di rispondere in L'orso non è invitato. Gli animali, l'uomo, la scomparsa della biodiversità sulla Terra, volume in procinto di uscire in libreria il 9 luglio di quest'anno incentrato sull'importanza della biodiversità.

 

Partendo dalla gestione dell'orso in Trentino, infatti, l'autore passa a riflettere sul ruolo che l'uomo svolge sulla Terra, tanto piccolo nell'universo degli esseri viventi quanto invadente nell'influenza che ha sull'ambiente. La storia del plantigrado nella provincia di Trento, scomparso sotto i colpi dei cacciatori nell'Ottocento e reintrodotto con un programma europeo a fine anni '90, si converte così in un simbolo di come l'uomo si comporta rispetto a ciò che gli sta intorno.

 

C'è un aspetto culturale nella perdita di biodiversità – esordisce Bertacchini – per questo la vicenda dell'orso, così come quella del lupo e di tanti altri animali al di fuori dell'Europa, offre uno spunto di riflessione su come l'uomo decida insindacabilmente chi può vivere e come sulla Terra. Lavorando come naturalista nelle scuole mi sono reso conto di come una certa visione dell'orso abbia fatto breccia fra le generazioni più giovani. Si pensa che questo animale si divida in esemplari buoni o cattivi, che questi ultimi siano dannosi per l'uomo. Invece gli orsi fanno gli orsi”.

 

La scomparsa di un animale per mano di un bracconiere o per una scelta politica è sì una scomparsa, ma nel secondo caso ha delle ricadute dannose in particolare sul modo in cui le persone e i più giovani guardano alla questione – continua – la ridondanza che viene data ad alcune notizie, su orsi o lupi, così come su altre specie, finisce per creare un conflitto fra popolazione e animali. Il cuore del problema sta pertanto qui: vogliamo essere controllori assoluti di ciò che ci sta intorno o essere parte di un tutto?”.

 

Il naturalista non ha dubbi. L'uomo, per poter vivere in equilibrio con la natura, deve anche saper accettare le conseguenze dell'impatto di certi animali sull'ambiente. “L'invito è a considerarci piccola parte di un tutto, nonostante spesso le nostre scelte determinino la sorte di tutti gli altri esseri viventi. Alcuni però scegliamo di non volerli, o di volerli solo alle nostre condizioni. È il caso dell'orso, che in quanto animale si evolve rispetto alle trasformazioni dell'ambiente che lo circonda, si adatta. È assurdo quindi chiedere a un animale che si comporti secondo il nostro volere. Partito negli anni '90, il progetto per la reintroduzione dell'orso in Trentino ha portato ad averne ora tra gli 80 e i 90 esemplari. Numeri destinati a crescere. Per questo bisognerebbe riflettere sul fatto che questo animale si stia riappropriando degli spazi e noi lo dobbiamo accettare”.

 

A creare un cortocircuito in questo circolo virtuoso, sostiene Bertacchini, è però l'atteggiamento talvolta controproducente con cui le istituzioni, responsabili in primis della reintroduzione, considerano gli orsi giudicati “più problematici”, che danneggiano gli allevamenti e, in pochi ma clamorosi casi, attaccano l'uomo. “Da i punti di vista comunicativo e educativo è controproducente dire che ci sono orsi buoni e cattivi – spiega – questa idea è figlia della concezione secondo cui l'uomo può decidere il destino degli altri esseri viventi. Il Trentino, sull'orso, vive questa conflittualità, fra interessi divergenti si sono create fazioni e contrasti, dimenticando che non siamo altro che un tassello di un mosaico più vasto. Dobbiamo esserne consapevoli”.

 

“Quando un allevatore o un apicoltore portano i loro animali in alta montagna devono essere consapevoli del fatto che possano essere oggetto di incontri con lupi o orsi. Molti hanno già capito come convivere e hanno cominciato a dotarsi di misure come le reti. Fa parte del gioco, la natura non è il nostro giardino ed è necessario acquisire consapevolezza dei rischi”.

 

Per questo, con AmBios, la sua azienda che si occupa di comunicazione ambientale, Bertacchini lavora per accrescere la consapevolezza della popolazione e in particolare dei più giovani dell'importanza cruciale di difendere la biodiversità. “Bisogna cercare risposte e soluzioni attraverso i comportamenti individuali – conclude – non si può delegare solo al pubblico. Le problematiche ambientali si risolvono partendo dall'accettazione e dalla tolleranza, oltre che da pratiche virtuose. Andando nelle scuole mi accorgo della paura marcata che c'è attorno all'orso. Allora cerco di contestualizzare, riportando dati che indicano in meno di 10 all'anno il numero di vittime da attacchi di orsi. Nel nostro immaginario è un animale grande e che incute timore. In realtà i dati ridimensionano questa impressione, mostrando come sia un animale schivo che sta lontano se può dall'uomo”.

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