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| 04 set 2023 | 18:43

Uccisione di Amarena, il presidente del Parco Adamello: ''Gli animali selvatici sono selvatici. Non sono e non devono essere instagrammabili. Sbagliato umanizzarli''

Walter Ferrazza interviene su quanto accaduto in Abruzzo negli scorsi giorni e ricorda a tutti quanto sia importante salvaguardare la biodiversità rispettandola a prescindere affidandosi agli esperti: ''F17 (Amarena ndr) era un animale, suo malgrado, diventato una fonte di attrazione debitamente documentata sui social network: una situazione che di per sé ha qualcosa che non va, qualcosa di sbagliato. Come è sbagliato raccogliere i cerbiatti che si rinvengono ritenendoli abbandonati, dare cibo alle marmotte che poi, partiti i turisti, non riescono più ad autoalimentarsi, e così via''

TRENTO.  ''Fatemi dire una banalità che forse oggi è stata dimenticata: gli animali selvatici sono animali selvatici. Ciò sicuramente vale a maggior ragione per i grandi predatori, che non sono e non devono essere “instagrammabili”. Sono animali che dovrebbero rimanere nel loro habitat, lontano dall’uomo e dalle sue attività. Incoraggiarne la prossimità e volerli umanizzare è una forzatura che porta alle peggiori conseguenze''. E' il numero uno del Parco Adamello Brenta a parlare e a inserirsi così nel dibattito nato dopo l'uccisione dell'orsa Amarena in Abruzzo. Walter Ferrazza (che guida l'ente che ha avviato nel 1996 il progetto di reintroduzione degli orsi sulle Alpi assieme alla Provincia di Trento e all'Ispra) spiega che ha atteso qualche giorno prima di parlare, per rispetto di un popolo e di un territorio che adesso si trova al centro di una tempesta mediatica, ''e noi trentini sappiamo bene cosa significa'', aggiunge.

 

''F17 (Amarena ndr) - spiega - era un animale, suo malgrado, diventato una fonte di attrazione debitamente documentata sui social network: una situazione che di per sé ha qualcosa che non va, qualcosa di sbagliato. Ma pochi sembrano essersene accorti, e pochi hanno capito che questa è la chiave per la salvezza dell’uomo e dell’animale. Gli orsi “confidenti” per il loro e il nostro bene vanno dissuasi dal frequentare i centri abitati. Questo è un principio troppo spesso ignorato. Certamente non possiamo non giustificare la buona fede di quanti vivono il loro rapporto con gli animali selvatici solo con il cuore e altrettanto comprendiamo il sincero dolore espresso. Ma per amare davvero qualcosa dobbiamo anche percorrere la strada della testa: la conoscenza. Conoscere bene qualcosa o qualcuno, in modo da arrivare a coglierne il valore vero, il suo significato, e il miglior modo per conservarlo''.

 

''Quello che siamo obbligati a fare, come territorio che, assieme a quello abruzzese, vede al suo interno una colonia ursina - prosegue Ferrazza - è quindi di invitare, ancora una volta, tutte le persone che hanno davvero a cuore la questione ambientale, a non creare nuovi conflitti. La risposta, di fronte ad episodi come questo dev’essere sempre ragionata, razionale, pacata e fondata sulla conoscenza scientifica. Non è possibile davvero più tollerare alcun estremismo contro l’uomo o l’orso. Affidiamoci a scienza e conoscenza. Ognuno di noi dovrebbe analizzare la propria posizione, considerando l’effetto dei suoi comportamenti nei confronti della natura e dei suoi simili. Abbiamo mancato e manchiamo di rispetto nei confronti della biodiversità, che è la strada della salvezza. Lo facciamo continuamente''.

 

E quindi una lista di esempi: quando non consideriamo l’impatto ambientale delle nostre azioni anche quotidiane; quando abbattiamo un animale in maniera sconsiderata, fuori dalle regole; quando perdiamo di vista l’obiettivo principale, tutelare la biodiversità e quindi l’esistenza di una specie animale; quando ci concentriamo sul singolo episodio, quando neghiamo che la convivenza uomo-animale vada gestita. ''Quando ci limitiamo ad emettere sentenze come l’uomo si faccia da parte - prosegue Ferrazza - eviti di invadere gli spazi degli orsi (come se ci fossero confini certi e inviolabili che separano la sfera umana da quella animale), oppure quando vogliamo eradicare ogni specie a noi non congeniale''.

 

''Sbagliamo persino quando pensiamo all’animale come a un soggetto da fotografare per il nostro piacere, per la nostra vanità. Intendiamoci - completa il presidente del Parco - vedere un animale selvatico, nel suo ambiente naturale, è un’esperienza bellissima, ed è legittimo che in tanti la inseguano. Ma attenzione. C’è un limite che non dovrebbe essere varcato. Nell’interesse dell’animale, innanzitutto. Ogni primavera ci obbliga infatti agli stessi insegnamenti per evitare l’ingerenza dell’uomo nella vita della fauna: intromissione fatta con le più nobili intenzioni ma che finisce sempre nello stesso modo; con la morte dell’animale selvatico. Raccogliere i cerbiatti che eventualmente si rinvengono ritenendoli abbandonati, dare cibo alle marmotte che poi, partiti i turisti, non riescono più ad autoalimentarsi, e così via. Dobbiamo recuperare queste semplici lezioni, che trasudano buonsenso. Affidarci agli esperti che forniscono modi e numeri per gestire le diverse specie animali, come si fa da anni in Trentino. E demonizzare in ogni modo chi vuol “fare da sé”. Non è quella la via''.

 

E poi una frecciata anche alla politica. ''Al tempo stesso - conclude Ferrazza - chiediamo a chi è investito della responsabilità di fare delle scelte e di farle davvero. Perché quando si lasciano le cose come stanno per troppo tempo, senza porvi mano, senza gestirle, i problemi prima o poi emergeranno di nuovo. E poi sarà più difficile venirne a capo. Chiediamo infine a quanti credono diversamente di essere utili ingenerando ulteriore entropia con lotte fratricide di smettere: basta incolpare, giudicare, schernire, odiare. Per chi vuole essere utile si apre la stagione delle scelte che dovranno livellare gli estremismi attraverso i soli dati oggettivi della scienza e della conoscenza. Il cuore dovrà poi perfezionare le decisioni. Non posso pensare comunque che l’uomo voglia continuare a scegliere la strada del conflitto evitando di trovare soluzioni di buon senso, perché ricordiamoci che “se il conflitto non viene buttato fuori dalla storia dagli uomini, sarà il conflitto a buttare fuori gli uomini dalla storia''.

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