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| 23 gen 2024 | 18:47

"Il 2023? Un anno 'nero' per gli orsi", il Parco d'Abruzzo: "Le morti di Juan Carrito ed Amarena hanno portato il tema della coesistenza all'attenzione di tutti"

Il Parco d'Abruzzo: "Oggi un pensiero non poteva non andare all'orso Juan Carrito, morto un anno fa. Un anno orribile per chi come noi lavora per la tutela e la conservazione di questi splendidi animali. La sua morte e quella di Amarena hanno portato il tema della coesistenza all'attenzione di tutti, aprendo anche un dibattito sempre più polarizzato su posizioni estreme, che difficilmente aiutano la reale comprensione di complessi meccanismi, naturali e sociali"

L'AQUILA. Ad un anno esatto di distanza dalla morte dell'orso Juan Carrito, simbolo del Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise, l'ente ha deciso di dedicargli non soltanto un post di ricordo, ma anche una riflessione che abbraccia temi di più ampio respiro (e cruciali), come la convivenza e le sfide del futuro.

 

"Oggi un pensiero non poteva non andare all'orso Juan Carrito e al giorno che è stato investito. È passato un anno. Un anno orribile per chi come noi lavora per la tutela e la conservazione di questi splendidi animali e per i tanti amanti della natura, che il 31 agosto hanno dovuto subire l’uccisione, a fucilate, anche della mamma di Juan Carrito: l'orsa Amarena".

 

Una morte, quella dei due 'famosi' plantigradi, che ha portato all'attenzione di tutti un tema cruciale, "la coesistenza, aprendo anche un dibattito sempre più polarizzato su posizioni estreme, che difficilmente aiutano il confronto o la reale comprensione dei complessi meccanismi, naturali e sociali, che ne sono alla base e dove, come abbiamo sempre detto in questi anni, ricette facili quasi sempre sono sbagliate". 

 

"Dei 4 cuccioli di Amarena solo uno, Juan Carrito, aveva mostrato comportamenti problematici mentre degli altri 3 nessuno si è più interessato e crediamo sia stato un bene per loro, perché vivono in montagna, insieme ad altri, più o meno, 60 orsi di cui nessuno si interessa, perché le persone non li vedono mai, o quasi mai: non entrano nei paesi, non mangiano galline, non entrano negli orti, non hanno bisogno del nostro cibo e non 'danno confidenza' agli sconosciuti: gli umani". 

 

Un effetto della polarizzazione è stato proprio questo: "Si è parlato di Juan Carrito, dell'orsa Amarena e ora dei suoi due cuccioli come fossero gli unici orsi marsicani esistenti nel Parco e in Appennino, dimenticando però che con questo atteggiamento, le valutazioni degli accadimenti e le soluzioni alle problematiche create dai conflitti che generano gli orsi confidenti, sono state traslate a tutta la popolazione di orsi marsicani, anche a quelli che non hanno mai avuto interferenza con gli umani, né mai creato conflitti poiché si alimentano, si riproducono e vivono in montagna, e parliamo del 92% degli orsi marsicani".

 

Per questo, il Parco ha tenuto a sottolineare quanto sia necessario "ricordare che tutte le popolazioni ursine nel mondo hanno una percentuale di orsi confidenti del 2 -8% e noi non facciamo eccezione. Anche la definizione di orso confidente è un’etichetta difficile da dare ad un orso, perché ci sono esemplari che sono stati confidenti nei primi anni della loro vita e poi non si sono visti più, tranne sporadiche apparizioni, mentre ci sono esemplari che prima non sono confidenti e poi diventano condizionati dal cibo antropico: a quest’ultima categoria apparteneva purtroppo Juan Carrito, almeno fino a quando è stato investito".

 

"Non sapremo mai se questo suo comportamento con l'arrivo dell’età adulta sarebbe potuto cambiare o no - viene spiegato -. Gli orsi sono animali intelligenti e quindi difficili da catalogare a vita dentro griglie standardizzate. Sarebbe opportuno focalizzarsi e dialogare sui nostri comportamenti, nella condivisione dello stesso territorio, più che sui loro".

 

E concludono: "Non possiamo neanche dimenticare che Carrito è morto investito sulla Strada Statale 17, a tutti gli effetti l’infrastruttura che attraversa uno dei principali corridoi ecologici di collegamento tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco Nazionale della Maiella. Dopo i lavori che il Parco e le altre associazioni erano riusciti a fare con i fondi a disposizione, il Parco ha presentato una scheda nell’ambito del programma FSC della Regione Abruzzo, oltre 3 milioni di euro per realizzare opere finalizzate alla messa in sicurezza di un ampio tratto della statale fra Castel di Sangro e Roccaraso, ovvero quello più delicato e critico. Il Servizio parchi e foreste della Regione ha valutato positivamente la scheda che sarà trasmessa agli uffici ministeriali per l’inserimento nei progetti da finanziare". 

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