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| 13 set 2023 | 19:38

"Nel '79 avevamo dato indicazioni precise sulle strategie di reintroduzione degli orsi". Tassi: "È stata scelta una strada discutibile: l'unico essere 'problematico' è l'uomo"

Franco Tassi, fondatore del Gruppo Orso Italia: "Quello degli orsi definiti 'problematici' è un falso problema provocato dall'uomo. In una situazione normale, l'orso non assocerebbe mai l'uomo al cibo, ma al fastidio e al pericolo. Tuttavia, se per una serie di motivi trova comodo avvicinarsi a un lauto pasto finisce per cambiare abitudini e ne approfitta. Ma a questo punto non va né abbattuto, né catturato, né torturato. Riportarlo a frequentare gli ambienti selvatici e i boschi non è impossibile, anche se richiede competenza, impegno e gradualità"

TRENTO. "La strategia degli abbattimenti va assolutamente esclusa, e alla cattura si dovrebbe ricorrere solo nei casi estremi, qualora un orso fosse ferito o non autosufficiente, e quindi bisognoso di cure o di alimentazione". Sono le parole di Franco Tassi, direttore storico del Parco Nazionale d'Abruzzo e fondatore del Gruppo Orso Italia, che a Il Dolomiti racconta, guardando alla propria esperienza, la sua opinione sulla situazione plantigradi in Trentino: "L'unico essere 'problematico' è l'uomo", commenta.

 

Franco Tassi, per 33 anni direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, è uno studioso, ricercatore, naturalista e scrittore. Ha fondato il Gruppo Orso Italia, "uno dei più qualificati nuclei volontaristici di ricerca, impegno e difesa dello straordinario plantigrado, attivo dagli anni Ottanta", come lui stesso spiega.

 

Dottor Tassi: l'orso in Trentino è ormai considerato un vero e proprio problema. Perché è diventato tale?

 

Credo che molto dipenda da come è stato realizzata e poi affrontata la reintroduzione del plantigrado, frutto di un'operazione di per sé apprezzabile, ma condotta con modalità piuttosto discutibili. Quando una delegazione del Trentino era venuta nel Parco Nazionale d’Abruzzo per studiare il progetto, avevamo suggerito di favorire il ritorno dell’orso dalla Slovenia e dall’Austria, di cui già si erano riscontrati i primi casi di "immigrazione spontanea". Si poteva ad esempio creare un "corridoio ecologico", vale a dire una fascia di meleti non trattati con pesticidi, invitando i ghiotti animali, soprattutto nel periodo autunnale di "iperfagìa" (in cui accumulano molto cibo per affrontare il lungo sonno invernale ndr), a seguire un percorso che li avrebbe portati nelle montagne più tranquille e selvagge. Anche in occasione dello storico Convegno tenuto al Museo di Trento nel 1979, con Gino Tomasi e Franco Pedrotti, avevamo dato precise indicazioni su come procedere, ma la strada poi seguita è stata purtroppo assai diversa. Si è preferito acquistare orsi dalla Slovenia e poi rilasciarli in zone ampiamente antropizzate. Si può quindi ben capire che i plantigradi, abituati a vivere in ampie foreste disabitate, e poi catapultati di colpo in zone molto frequentate da escursionisti, sportivi, montanari e malgari, si siano trovati del tutto disorientati, e non certo preparati a questa nuova vita.

 

Prendiamo l’esempio di Jj4 ed F36: abbattere o rinchiudere un orso considerato 'problematico' ha senso all'interno d'un progetto di convivenza 'ragionevole', oppure la strada da percorrere è un'altra?

 

Senza dubbio la strategia degli abbattimenti va assolutamente esclusa, e alla cattura si dovrebbe ricorrere solo nei casi estremi, qualora un orso fosse ferito o non autosufficiente, e quindi bisognoso di cure o di alimentazione. In tal caso, l'individuo verrebbe ospitato in una confortevole e ampia area faunistica, dove potrebbe essere osservato, ammirato e fotografato a distanza dai turisti e dagli abitanti locali, svolgendo così la funzione di "ambasciatore" della propria specie. Fondamentale per favorire un contatto positivo tra la gente e la fauna selvatica, come dimostra il caso del panda gigante: se non fosse stato reso visibile in zone controllate e accessibili, non sarebbe certo diventato così famoso e amato in tutto il mondo.

 

Esistono orsi 'problematici' o 'confidenti', o è semplicemente un 'modo umano' di interpretare i comportamenti animali?

 

Quello degli orsi definiti in modo equivoco "problematici" o "confidenti" è un falso problema provocato dall'uomo, che li rende "viziati", ovvero "deviati" ('spoiled'). È lui, e solo lui, il vero essere 'problematico', che dovrebbe modificare i propri comportamenti. In una situazione normale, l’orso non assocerebbe mai l'uomo al cibo, ma al fastidio e al pericolo, e tenderebbe sempre ad evitarlo. Tuttavia, se per una serie di motivi trova comodo avvicinarsi a un lauto pasto, facile da conquistare con scarso dispendio energetico (rifiuti e scarti alimentari, frutta marcescente o animali domestici poco sorvegliati), finisce per cambiare abitudini, e ne approfitta, iniziando a frequentare le zone abitate, e suscitando i ben noti inconvenienti. Ma a questo punto non va né abbattuto, né catturato, né torturato. Basterebbe offrirgli altrove il cibo, perché, come ribadiva l’esperto americano Earl Gustkey, "Una verità fondamentale sull’orso, è che lui non si trova mai troppo lontano dal suo prossimo pasto". Riportarlo a frequentare gli ambienti selvatici e i boschi non è impossibile, anche se richiede competenza, impegno e gradualità. 

 

Cosa pensa del Casteller o più in generale di realtà dove vengono 'rinchiusi' gli orsi?

 

Tenere gli orsi prigionieri in gabbie di cemento di pochi metri quadrati è una barbarie inammissibile, che li fa soffrire, e finisce col farli impazzire. Come affermava Albert Schweitzer: "È la capacità dell’uomo di simpatizzare con tutte le creature, che fa di lui veramente un uomo".

 

Cosa abbiamo sbagliato in Trentino, e cosa si dovrebbe fare per arrivare a una convivenza senza abbattimenti o catture? 

 

Il Trentino, che aveva abbattuto i propri orsi, ma poi aveva voluto reintrodurli, deve affrontare oggi una nuova sfida: sarà capace di accettarli, e convivere con loro in armonia? Questa è la vera strada maestra da imboccare per il futuro, non facile ma inevitabile. Occorre sviluppare fin dalla scuola una profonda educazione ambientale, e far crescere nell’opinione pubblica la cultura ecologica, spiegando che i grandi predatori svolgono un ruolo essenziale nell’equilibrio dinamico dell’ecosistema, e che anche loro hanno diritto di vivere. Oltre al fatto che, se rispettati e ben gestiti, rappresentano una formidabile attrazione culturale, per quell’ecoturismo che è ovunque in rapida crescita. Dal fermento di iniziative che vediamo moltiplicarsi a favore della vita selvatica, noi vogliamo sperare che un diverso Trentino, più vicino alla natura, sia possibile.

 

In Trentino molti sono convinti che in Abruzzo il numero di orsi rimanga invariato perché avvengono azioni di bracconaggio 'non dichiarate'. 

 

Il recente assassinio dell’orsa marsicana Amarena, come altri episodi precedenti, dimostrano che purtroppo casi di inciviltà e bracconaggio non mancano anche in Abruzzo, dove però, come si è visto, suscitano sempre più veementi e partecipate reazioni contrarie. Prova che oggi la mentalità si sta evolvendo, e che la barbarie e la violenza ingiustificata, residuo di comportamenti trogloditici, sono ormai oggetto di forte denuncia e di ampia condanna sociale. Le vere carenze e inadempienze riguardano però soprattutto le Istituzioni tutte, che non sembrano capaci di fare tutto ciò che sarebbe necessario perché l’Abruzzo dei Parchi ritorni ad essere, come un tempo, un modello da ammirare e imitare. In fondo nel rapporto tra uomo e natura, in Abruzzo come in Trentino,  il rispetto e il salvataggio dell’orso rappresentano la vera "sfida del secolo".

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