Tragedia di Caldes e guerra agli orsi, Tozzi: ''Dimezzare il numero di esemplari? Ideologia di chi capisce poco di ambiente e natura, gli umani facciano un passo indietro''
Primo ricercatore del Cnr, divulgatore scientifico, scrittore e conduttore televisivo, Mario Tozzi a Il Dolomiti: "Gli orsi non si espandono in maniera incontrollata: trovano un limite nell'ambiente e nella nostra presenza, anche gli umani devono saper fare un passo indietro''

TRENTO. "Gli animali, l'orso in questo caso, non sono amichevoli, non sono buoni e non sono cattivi, ma sono animali". Queste le parole a Il Dolomiti è Mario Tozzi, primo ricercatore del Cnr, divulgatore scientifico, scrittore e conduttore televisivo. "E' una situazione molto anomala causata da un evento imprevedibile: le aggressioni dei plantigradi sono poche e sono ritenute un evento eccezionale. La volontà di intervenire in modo massivo per ridurre il numero degli esemplari? Una reazione di questo tipo è dettata dalla scarsa conoscenza e dalla poca competenza del mondo animale e del mondo naturale".
Il governatore del Trentino ha dato seguito a quanto anticipato nella conferenza stampa di venerdì 7 aprile al Commissariato del governo (Qui articolo) e poi ripreso 24 ore dopo nel vertice con i sindaci alla Comunità di valle di Sole (Qui articolo). E' stata confermata la volontà di rimuovere l'orso che ha ucciso Papi, l'abbattimento di altri tre plantigradi e la profonda revisione del progetto Life Ursus per dimezzare il numero di esemplari in Trentino.
"Gli orsi non sono Baloo e non sono quelli della Walt Disney", dice Tozzi. "Sono degli animali selvatici e, forse, dovremmo essere anche noi a fare un passo indietro. Si devono adottare comportamenti corretti, si devono prevenire eventuali comportamenti a rischio perché i sapiens siamo noi e si deve fare in modo che non diventino eccessivamente confidenti: i plantigradi sono un valore, stesso discorso per l'habitat. Se poi non interessa, allora si possono uccidere tutti".
Oggi si stima una consistenza di circa 100 orsi e piazza Dante vorrebbe ridurre gli esemplari a una cinquantina, "non importa come ma bisogna ritornare al progetto Life Ursus originario", ha ribadito Fugatti mentre l'ex ministro Sergio Costa ha spiegato a Il Dolomiti che la Pat aveva rifiutato la proposta di un piano di gestione (Qui articolo).
"L'intenzione di rimuovere 50 esemplari è una follia, così come quella di voler abbattere altri 3 plantigradi in una sorta di vendetta", evidenzia Tozzi. "Queste decisioni vengono prese da persone che non conoscono nulla di ambiente e di etologia, le motivazioni sono politiche e ideologiche, senza basi scientifiche".
Sono tre le direttrici del perimetro d'azione della Provincia di Trento: abbattimento del plantigrado responsabile dell'aggressione mortale del 26enne e di altri 3 esemplari da rimuovere perché ritenuti problematici (Mj5, Jj4 e M62). Si aggiunge poi, appunto, la revisione del progetto Life Ursus.
"I plantigradi non sono solo del Trentino ma sono di tutti", continua il primo ricercatore del Cnr. "L'orso è una specie ombrello, una bandiera fulcro degli sforzi per la conservazione di un ecosistema. Se si protegge questa specifica specie, si produce un effetto positivo anche su altre specie nello stesso habitat. Non si espandono in maniera incontrollata: trovano un limite nell'ambiente e nella nostra presenza. Invece l'antropizzazione è spinta e anche l'uomo deve saper compiere un passo indietro, adottare comportamenti corretti e rispettosi della natura, che non è a uso esclusivo nostro".
E' il momento del lutto ma anche delle reazioni, quella del Trentino è apparsa muscolare. "C'è un'ignoranza profonda in materia ambientale in queste decisioni e in questo momento è come parlare del nucleare dopo un incidente", spiega Tozzi. "A ogni modo ci sono leggi nazionali e norme europee a tutelare questo patrimonio inestimabile. Non possiamo sapere quanto successo in quelle ore e il comportamento tenuto nel bosco. E' un caso anomalo perché è difficile che un orso si sia messo a inseguire quel povero ragazzo di propria iniziativa, solitamente i plantigradi non attaccano d'istinto ma reagiscono per paura o se si sentono minacciati. Rientrano un po' impropriamente nella categoria dei grandi carnivori ma bisogna ricordare che la dieta è per l'80% è vegetariana".
Un evento grave e tragico, costato la vita a un giovane runner, che può essere un punto di non ritorno sulla prospettiva della convivenza uomo-orso. Un dibattito già polarizzato e una forbice che si è ulteriormente allargata. "Il vero dispiacere è la strumentalizzazione politica, una scusa per valorizzare ideologie e posizioni per seguire altri interessi. Ma la natura è anche selvaggia e devi proteggerti. Poi si possono sterminare tutti se non interessa un equilibrio ambientale, ma non conviene per il valore ecologico inestimabile che gli orsi rappresentano in linea generale. La convivenza con i grandi carnivori è sicuramente difficile: bisogna abituarsi e mettere in campo tutte le strategie informative del caso, ma è possibile agire in questo senso. La biodiversità richiede grande rispetto", conclude Tozzi.









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