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| 10 apr 2023 | 18:45

Attacco mortale dell’orso, Messner: “Lupi e plantigradi sono troppi, gli animalisti devono capirlo. Roma e Bruxelles sono responsabili di quanto accaduto”

Il “re degli 8.000” Reinhold Messner si schiera con il presidente della Provincia Fugatti e il suo predecessore Ugo Rossi: “Il numero dei grandi carnivori va limitato, anche gli animalisti devono capirlo, non è più accettabile che ci siano persone che non vanno nel bosco perché hanno paura per la propria incolumità”. Per l’alpinista persino il modello di turismo del Trentino-Alto Adige “che funziona molto bene” non sarebbe compatibile con la presenza di questi animali

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Da quando sono stati reintrodotti in Trentino gli orsi bruni sono stati protagonisti di 8 aggressioni ai danni dell’uomo. L’ultima, la più tragica, è costata la vita al 26enne Andrea Papi, ucciso da un plantigrado mentre stava correndo sul monte Peller in val di Sole. Secondo i dati disponibili era da almeno 150 anni che in Italia non si verificava un’aggressione mortale di questo tipo.

 

Ora sulla vicenda si è aperto un aspro dibattito con il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, che ha fatto sapere di voler ridurre sensibilmente il numero degli orsi presenti sul territorio. Attualmente (dato del 2021) si stima che vivano in Trentino un centinaio di esemplari, compresi i cuccioli. Secondo il dirigente generale del Dipartimento protezione civile e fauna, Raffaele De Col, sarebbero però una trentina i piccoli di orso nati nell’ultimo anno. Al tempo stesso lo studio di fattibilità del Progetto Life Ursus aveva stimato una popolazione vitale (minima) compresa fra i 40 e i 60 orsi. “L’areale – spiegano dalla Provincia – doveva andare ben oltre i confini del Trentino, mentre la maggior parte degli esemplari presenti si spostano all’interno di un’area ampia circa 1.500 chilometri quadrati (circa un quarto del territorio ndr) e fortemente antropizzata”. Anche se alcuni dati parlano di un’areale maggiore. 

Gli orsi sono diventati troppi”, dichiara anche l’alpinista e scrittore Reinhold Messner. “Purtroppo in questi giorni abbiamo visto che le preoccupazioni erano fondate”. Secondo il “re degli 8.000” è necessario ridurre il numero dei plantigradi: “Bisogna trovare una soluzione, nel secolo scorso avevamo estinto gli orsi perché la cultura contadina non poteva sopravvivere con la presenza di questi animali. Un tempo in queste valli c’erano molte meno persone e i contadini avevano più tempo per badare alla bestie, oggi non è più così”.

 

Se la progressiva antropizzazione delle valli trentine, legata allo sfruttamento agricolo e zootecnico, ha reso via via più problematica la convivenza con questi grandi carnivori, la persecuzione diretta a opera dell’uomo ha contribuito in maniera decisiva a far scomparire gli orsi bruni dalle Alpi italiane. Un tempo infatti venivano addirittura pagate delle taglie per chi abbatteva un esemplare. Stando alle fonti dell’epoca il grosso degli abbattimenti in Trentino-Alto Adige sarebbe terminato verso il 1915 e in particolare sul gruppo del Brenta attorno al 1925, qui nell’arco di un secolo vennero uccisi almeno 84 orsi. Secondo gli esperti a partire dagli anni ‘50 la popolazione di orsi locale aveva già raggiunto una soglia critica.

 

In pochi però sanno un piccolo nucleo di orsi autoctoni era sopravvissuto in Trentino fino agli anni ‘90, si parla di un massimo di 5 esemplari. Stando a quanto riportato dalla Provincia dopo la fine degli anni ‘80 non sono più state registrate nuove nascite con gli ultimi plantigradi sopravvissuti che erano confinati quasi esclusivamente nell’area del Brenta nord-orientale. Ciononostante nel 1999 viene accertata la presenza di un orso sul monte Tauro in Valsugana (che non faceva parte del progetto di reintroduzione), una presenza confermata fino all’inverno 2002-03. Sempre nel 1999 l’orso ribattezzato “Friz” si spinse fino a circa 20 chilometri dalla città di Trento per rimanere nella parte orientale della provincia fino al 2002. Un altro maschio era invece arrivato nel 2009 dalla Slovenia, spingendosi fino alle porte del capoluogo per poi tornare nel suo territorio d’origine riattraversando Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

 

Ad ogni modo Messner si schiera con il presidente della Provincia Fugatti e con il suo predecessore Ugo Rossi (che aveva fatto abbattere la femmina Kj2): “Hanno ragione quando dicono che ci sono troppi orsi, dal mio punto di vista i responsabili di quanto accaduto al ragazzo sono da cercare fra Roma e Bruxelles, perché non hanno dato credito agli allarmi che arrivavano dal Trentino”. Per il “re degli 8.000” persino il modello di turismo del Trentino-Alto Adige “che funziona molto bene” non sarebbe compatibile con la presenza di questi animali. Va detto però che è proprio la presenza dell’orso ad aver contribuito a creare un’immagine positiva del territorio in chiave ecologica. Uno studio dell’Università di Trento sottolineava come il valore della pubblicità legata ai plantigradi superasse di gran lunga la spesa per rimborsare i danni provocati all’apicoltura e all’allevamento. Il drammatico evento però ha cambiato tutto, la popolazione locale è sconvolta dalla tragedia che avrà sicuramente delle ripercussioni pure sulla percezione generale che le persone hanno della specie. 

 

L’alpinista altoatesino anche le associazioni ambientaliste dovrebbero fare un passo indietro: “Rispetto gli animalisti ma devono capire che oltre a un certo limite non si può andare, non è più accettabile che ci siano persone che non vanno a funghi nel bosco perché hanno paura per la propria incolumità”. Dal canto suo il Wwf, in questo specifico caso, non si è detto contrario alla “rimozione” dell’esemplare che ha aggredito e ucciso il 26enne trentino. Infine nel mirino di Messner finiscono pure i lupi: “Fanno male ai contadini che perdono cifre importanti, spero che si trovi una soluzione per limitare il numero di questi grandi carnivori”, conclude l’alpinista.

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