Contenuto sponsorizzato
| 08 apr 2023 | 09:24

Era almeno da 150 anni che in Italia non si verificava l’attacco mortale di un orso: in Trentino la metà delle aggressioni è avvenuta durante la “gestione” leghista

Il Paese europeo dove avvengono più attacchi collegati agli orsi bruni è la Romania, in Trentino però la metà delle aggressioni si è concentrata negli ultimi tre anni. Fra il 2000 e il 2015 in Europa sono state 19 le morti causate dai plantigradi: molto spesso le persone sono state attaccate durante attività ricreative, come escursionismo, campeggio o passeggiate con i cani

A sinistra un orso bruno (foto di Vincenzo Penteriani) a destra una mappa degli attacchi (credit Brown bear attacks on humans: a worldwide perspective)
di Tiziano Grottolo

TRENTO. “Troppe volte determinati organi chiamati a dare risposta alle sollecitazioni dell’Amministrazione provinciale si sono preoccupati del solo benessere dei plantigradi, dimenticandosi di chi vive nei nostri territori. Ora questo percorso deve essere invertito”, così il presidente della provincia di Trento, Maurizio Fugatti, ha preso posizione dopo la drammatica morte di Andrea Papi, il runner 26enne trovato senza vita nei boschi sopra Caldes.

 

Come confermato dall’autopsia quello che suo malgrado ha coinvolto il giovane trentino è il primo attacco mortale da parte di un orso registrato (e documentato) in Italia negli ultimi 150 anni. Come riportato sul portale dedicato ai grandi carnivori del Trentino, dopo la reintroduzione avvenuta nel 1999 con il progetto Life Ursus, le prime due aggressioni (senza vittime) risalgono al 2014 e al 2015. In entrambi i casi ad attaccare furono delle femmine accompagnate dai cuccioli. Da quel momento sono stati confermati altri 5 attacchi non letali: l’ultimo avvenuto in val di Rabbi ad opera del maschio Mj5, a pochi chilometri di distanza dal versante del monte Peller dove è stato ucciso Papi. Di fatto la metà delle aggressioni (compreso l’ultimo evento mortale) si è concentrata negli ultimi 3 anni quando al governo della Provincia c’era la Lega di Fugatti.

 

In Europa l’ultima aggressione mortale di cui si era a conoscenza risaliva al 2021, ed è avvenuta in Slovacchia. In Svezia sono noti due episodi: nel 2004 la vittima fu un cacciatore di alci mentre per risalire a un’altra aggressione mortale bisogna tornare indietro a un centinaio di anni prima, quando un cacciatore svedese di orsi venne ucciso da un esemplare ferito. In Norvegia invece l’ultima vittima risale al 1906, un giovane pastore che sfortunatamente sorprese un orso intento ad alimentarsi su una carcassa, mentre nel 1998 in Finlandia un uomo venne aggredito e ucciso mentre faceva footing.

 

In Romania il dato degli attacchi mortali è in controtendenza, si registrano infatti diversi casi di aggressione e persino alcuni decessi. La Provincia però evidenziava: “In questo Paese l’orso è specie cacciabile e quindi viene tenuto artificialmente a densità altissime, viene cacciato e molti degli incidenti sono riconducibili all’attività venatoria”. Come se non bastasse molti plantigradi sarebbero stati allevati in cattività (senza quindi nessun timore per l’uomo) e successivamente immessi in natura. “Inoltre – spiegavano sempre gli esperti trentini – va registrato che spesso gli orsi vengono alimentati artificialmente anche nelle periferie di alcune grandi città (per esempio Brasov) al fine di essere osservati, fotografati e filmati, e pure questo è fonte di pericolo per l’uomo”.

 

Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Nature, tra il 2000 e il 2015, in tutto il mondo si sono verificati 664 attacchi (291 in Europa) con protagonisti gli orsi bruni. I ricercatori hanno stimato un tasso di 39,6 attacchi/anno a livello globale: 11,4 attacchi/anno in Nord America e 18,2 attacchi/anno in Europa (10 attacchi/anno, escludendo la Romania).

Nell’indagine si evidenzia come l’85,7% delle persone coinvolte negli attacchi abbia riportato delle lesioni, mentre il 14,3% delle aggressioni si è concluso con il decesso delle vittime. In particolare, sono 19 le morti che si sono verificate in Europa (cioè il 6,6% di tutti gli episodi registrati sul continente) nell’arco di 15 anni.

 

In un secondo studio pubblicato quest’anno sulla rivista Plos Biology la ricercatrice del Muse, Giulia Bombieri, insieme a diversi altri esperte ed esperti internazionali, ha raccolto e analizzato 5.440 casi di attacchi alle persone avvenuti tra il 1950 e il 2019. La ricerca si è concentrata sulle specie di grandi carnivori terrestri che hanno fatto segnare il maggior numero di attacchi alle persone (considerando solo gli episodi violenti) in particolare tigri, leoni, orsi e lupi.

Così si è scoperto che gli attacchi avvenuti nelle aree cosiddette “ad alto reddito”, come Europa e Nord America, hanno interessato con maggior frequenza le persone che stavano svolgendo attività ricreative, come escursionismo, campeggio o passeggiate con i cani. Al contrario quasi il 90% degli attacchi registrati nelle aree geografiche “a basso reddito” si è verificato durante attività di sostentamento come l’agricoltura, la pesca o il pascolo del bestiame. Secondo i ricercatori il numero di attacchi segnalati è aumentato nel tempo, soprattutto nei Paesi a basso reddito. A livello globale la maggior parte delle aggressioni (68%) ha provocato lesioni umane, mentre il 32% è stato fatale.

 

“Felidi e canidi – la conclusione dello studio – sono risultati i gruppi di specie maggiormente coinvolti in attacchi predatori, i più letali per le persone, mentre gli attacchi da parte di orsi sono quasi sempre difensivi, per esempio nei casi in cui questi vengono inavvertitamente sorpresi a distanza ravvicinata, oppure in difesa dei cuccioli o di fonti di cibo”. 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 23 aprile | 19:59
Da quando è stato sostituito con una struttura nuova, moderna e accogliente, il bivacco "Fiamme Gialle", realizzato nel 1958 dalla Guardia di [...]
Cronaca
| 23 aprile | 21:16
La tragedia è avvenuta nella zona di Trivigno, nel territorio comunale di Tirano, in provincia di Sondrio. Una donna di circa 60 anni - che era [...]
Società
| 23 aprile | 19:52
Ogni regione ha i suoi simboli e le sue storie, la giovane creator Ester Parussini ha scelto di raccontare il suo territorio, e di [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato