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Trento
05 gennaio | 20:26

"Ingenuo pensare che la natura si regoli da sola", lo zoologo Zibordi sulla convivenza con i grandi carnivori: "Dopo i 'danni' fatti serve una gestione attiva del territorio"

L'incontro con un orso che si alza in piedi, poi quello con un tasso "che mi è quasi venuto addosso" e ancora la 'vista' di una volpe "che si è costruita la tana di fronte alla propria preda". Lo zoologo Filippo Zibordi racconta questi tre carnivori 'alpini' (ma anche altri 6 ndr) e le sfide del futuro (convivenza compresa) a partire dalla sua esperienza personale nel libro "L'uomo e l'orso possono convivere?", che verrà presentato al Muse di Trento il 31 gennaio

A destra foto iStock

TRENTO. Orsi, volpi, lupi e linci, ma anche sciacalli, ermellini, martore, tassi e lontre. Sono questi i 9 carnivori 'alpini' scelti (e studiati) dallo zoologo Filippo Zibordi, laureato in Scienze naturali, per raccontare non soltanto esperienze d'incontro e aneddoti vissuti in prima persona ma anche per parlare delle sfide del futuro, fra cambiamenti climatici, inquinamentospecie alloctone invasive. 

 

Dal possente orso bruno al lupo e dagli sciacalli alle lontre passando per i 'criptici' tassi, gli ermellini, le linci e le martore. Nove le specie alpine appartenenti all'Ordine dei Carnivori scelte dall'esperto, così come 9 sono i capitoli del libro in cui Zibordi racconta questi animali, "per riflettere sul rapporto che possiamo avere con i selvatici intorno a noi - anticipa a Il Dolomiti -. Ognuno dei capitoli, non a caso, è incentrato su una ricerca di campo o su un incontro 'particolare'".

 

"Vicende a partire dalle quali ho preso spunto per trattare tematiche di stretta attualità, in un mondo fragile e in rapida mutazione e per capire quali sfide dobbiamo affrontare, con urgenza, per evitare che anche le nostre montagne soccombano all'Antropocene".

 

Ne L'uomo e l'orso possono convivere? (Edizioni Dedalo) si parla quindi non soltanto dell'orso (al quale è stato dedicato un capitolo più una piccola 'postfazione' che guarda alla tragedia di Caldes "per fare chiarezza" ndr) ma anche di altre specie "che vivono sulle Alpi", studiate o addirittura incontrate dallo zoologo in persona nel corso di ricerche di campo: "Uno dei primi incontri che mi vengono in mente è quello avvenuto con una volpe che aveva fatto la propria tana e allevato i cuccioli di fronte al punto dove catturavamo marmotte nell'ambito di un progetto in val di Pejo, portato avanti con il Parco nazionale dello Stelvio, settore trentino". 

 

"Insomma, ho assistito alla costruzione della dimora del predatore di fronte alla propria preda - fa notare Zibordi -. Un altro incontro interessante è stato quello con un tasso: lo avevo visto nei boschi ma lui, che vive in un mondo 'guidato' dall'olfatto più che dalla vista, si è accorto di me solo quando mi è quasi venuto addosso e soltanto dopo aver sentito il mio odore".

 

Ad aggiungersi agli straordinari episodi anche differenti incontri con orsi, avvenuti "mentre lavoravo al progetto Life Ursus o durante escursioni in solitaria - rivela -. Abito vicino al bosco e vado spesso a correre. In un paio di occasioni mi sono imbattuto in plantigradi, visti a distanza, che dopo avermi sentito sono fuggiti di corsa. Una volta un orso si è invece alzato in piedi: ci siamo guardati e poi ognuno ha fatto dietrofront - ricorda -. Quando si va nel bosco, nelle zone di minor visibilità, è bene fare rumore per evitare di cogliere gli orsi di sorpresa: ovviamente, nel bosco e più in generale in montagna il rischio zero non esiste". 

 

Un vero e proprio racconto autobiografico, quello dello studioso che per ben 13 anni ha lavorato al Parco naturale Adamello Brenta nell’ambito del progetto di reintroduzione dell'orso in Trentino e che, alla luce della propria esperienza ha voluto elaborare uno scritto in cui riflette anche sulle sfide da affrontare: "A partire dal 'racconto' dell'ermellino rifletto sugli esiti del cambiamento climatico. La martora mi ha condotto ad un'approfondimento sulla 'perdita e la frammentazione' degli habitat dei selvatici, sempre più colonizzati e riempiti di cemento dall'uomo". 

 

Fra le varie sfide su cui riflettere, non manca anche quella legata alle "specie alloctone invasive - spiega l'esperto -. Stiamo spostando da tempo esseri viventi da una parte all'altra del mondo e questo può creare seri problemi. Un esempio? Il cane procione, dall'Asia orientale finito sulle Alpi e ora in potenziale competizione con volpi e tassi per conquistarsi prede e territorio: una questione non da poco sulla quale è necessario intervenire". 

 

"È necessaria, da parte dell'uomo, una gestione attiva del territorio: il paradigma della natura che si regola da sola è ingenuo, soprattutto ora che stiamo colonizzando sempre più gli ambienti, Trentino compreso. Se 'rubiamo' spazio ai selvatici con cemento e coltivazioni frammentiamo il territorio in cui questi si spostano causando non soltanto una perdita di biodiversità ma anche il rischio di incidenti stradali: se 'tagliamo' il bosco per costruire una strada, quelle specie che necessitano di ampi spazi per spostarsi probabilmente finiranno sulle strade comportando rischi (anche) per l'incolumità dell'uomo". 

 

"Serve una riflessione su vari aspetti, compreso quello legato alla convivenza con i grandi carnivori, che deve basarsi su forme di coesistenza dinamiche e non su scelte politiche inefficaci, con proposte 'semplici' ed irrealizzabili, o titoli di giornale che nulla fanno se non alimentare quella che è diventata una vera e propria isteria collettiva", conclude Zibordi. 


Insomma, in un'epoca in cui poco spazio si è dato alla 'voce' della scienza, il libro L'uomo e l'orso possono convivere? dello zoologo Filippo Zibordi vuole essere spunto di riflessione ma anche appello ad una (necessaria) presa di coscienza "per cominciare ad agire". Il volume verrà presentato alla libreria Arcadia di Rovereto il 18 gennaio e al Muse di Trento il 31 gennaio. 

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