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Suzuki 4x4 ad alta quota, per la Sat una "vera e propria aggressione alla montagna". La presidente: "Eventi non consoni all'ambiente alpino e ormai superati"

L'evento Suzuki 4x4 Hybrid Vertical WinterTour 2020 continua a far discutere. Ora ad intervenire è la Società alpinisti tridenti che, per voce della presidente, Facchini propone una mediazione: "Perché dunque non pensare, visto che ci si trincera dietro la promozione dei modelli ibridi o elettrici, ad una sperimentazione da parte dei grandi marchi auto, con pulmini, o mezzi di trasporto pubblici ibridi, o elettrici per la mobilità alternativa e collettiva nelle località di montagna, invece che promuovere sempre l’utilizzo del mezzo privato? "

Di A.V. - 23 gennaio 2020 - 17:30

TRENTO. Tra qualche settimana si accenderanno i motori delle tappe trentine della Suzuki 4x4 Hybrid Vertical WinterTour 2020, evento sponsorizzato da Suzuki che sbarcherà prima nel Parco Naturale Paneveggio-San Martino (1-2 febbraio) e, quindi, a Canazei (29 febbraio-1 marzo).

 

Quelle trentine saranno solo due parentesi di un tour molto più esteso, partito a fine dicembre 2019 a Cervinia (AO). La manifestazione promette di portare a turisti e appassionati “spettacolo, musica con dj set e balli per giornate all’insegna del divertimento sulla neve”, ma soprattutto si è presentata "come occasione in cui i maggiori appassionati di motori potranno provare i modelli delle 4×4 AllGrip e Hybrid su strade studiate a tavolino". Sarà quindi necessario l'allestimento di percorsi disegnati ad hoc su cui i fuoristrada potranno essere testati, e un'area "di 700 metri quadri con tanti stand e un ampio parterre” dove la sera avranno luogo veri e propri concerti (QUI ARTICOLO).

 

Un evento, insomma, che ha fatto e fa discutere: in un'epoca in cui molto, e giustamente, si ragiona sull'opportunità di contingentare il flusso d'auto in alta quota per ridurre le emissioni che, inevitabilmente, danneggiano un ambiente così fragile come quello dolomitico, ci si chiede se sia davvero questo il tipo di turismo e di promozione di cui necessitano le Dolomiti.

 

Valeria Ghezzi, titolare degli impianti di San Martino e presidente dell'Associazione Nazionale Enti Funiviari, aveva difeso a spada tratta l'evento. "Non saranno un po’ di musica ad alta quota e qualche automobile che gira per San Martino a distruggere l'ambienteI veri danni sono altri", aveva detto in risposta ad un articolo de ilDolomiti (QUI ARTICOLO).

 

Ora, a prendere posizione rispetto a questa manifestazione è anche la Sat che, per voce della presidente Anna Facchini, parla di vera e propria "aggressione alla montagna".  "Nel 2017 - spiega Facchini - era stato sottoscritto un documento insieme ai Gruppi Cai del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, dell’Alto Adige e dell’Alpenverein Suedtirol, che definiva i raduni motoristici in genere una aggressione alla montagna".

 

"Da allora - continua la presidente - la nostra opinione non è cambiata. Tanto più che c'è un'ulteriore elemento rispetto al passato: la recente approvazione di Linee guida in tema di promozione di eventi di montagna, elaborata all’interno della Cabina di Regia coordinata dal Servizio Aree Protette e dei ghiacciai della Provincia" (QUI ARTICOLO).

 

E' infatti dello scorso 20 dicembre l'approvazione, da parte della Giunta provinciale, del documento che dovrebbe regolare gli eventi ad alta quota individuando soluzioni di equilibrio tra esigenze turistiche e risorse ambientali. Il documento, che approfondisce in particolare il tema degli eventi musicali, culturali e sportivi principalmente sotto il profilo dell’impatto ambientale "nel riconoscere la necessità economica e sociale e anche l’opportunità culturale della fruizione turistico-ricreativa e sportiva in ambiente naturale" evidenzia "come sia necessario tener presente un aspetto generale secondo il quale questa necessità debba orientarsi verso modelli centrati sulla cultura del rispetto e del silenzio, della lentezza e dell’auto limitazione".

 

Come questi principi siano stati messi in pratica e come verranno messi in pratica, ad oggi, non è dato sapere. Per questo, proprio qualche giorno fa, Lucia Coppola, consigliera provinciale di Futura, ha presentato un'interrogazione al presidente Fugatti e all'assessore Tonina (promotore delle "Linee guida") per chiedere loro conto di quanto (non) è stato fatto. “E’ bello leggere cosa si intenda per sostenibilità: "ci sono luoghi e ambiti dove il piede dovrebbe posarsi leggero, quasi senza lasciare traccia del passaggio" e per silenzio: “la ricerca di un equilibrio psicofisico è sempre più difficile da trovare nelle caotiche città. Per questo motivo il silenzio che la montagna sa regalarci, è un patrimonio da tutelare”. Si riuscirà a passare dalle parole ai fatti?”, ha detto la consigliera a ilDolomiti (QUI ARTICOLO).

 

E un deciso passaggio alle parole ai fatti è quello che auspica anche la Società degli alpinisti tridentini. "Ora la Sat – precisa la presidente Facchini - ritiene che quanto enunciato debba trovare concretezza in coerenti azioni amministrative. La politica quale arte della mediazione deve puntare a trovare un equilibrio tra le esigenze dei portatori di interesse e la promozione di una cultura di montagna adeguata alle caratteristiche del territorio dolomitico".

 

Ecco quindi che la Sat fa una proposta alternativa al raduno di Suzuki. "La promozione per le case automobilistiche può anche non essere un tabù, se orientata verso un criterio di sostenibilità a vantaggio della collettività – ribadisce Facchini – Perché dunque non pensare, visto che ci si trincera dietro la promozione dei modelli ibridi o elettrici, ad una sperimentazione da parte dei grandi marchi auto, con pulmini, o mezzi di trasporto pubblici ibridi, o elettrici per la mobilità alternativa e collettiva nelle località di montagna, invece che promuovere sempre l’utilizzo del mezzo privato? Una iniziativa di questo genere avrebbe sicuramente una grandissima eco mediatica".

 

Per la Sat, quindi, una possibile mediazione esiste. Ma rimane fermo il punto che l'ambiente montano ha delle peculiarità e delle fragilità che non possono essere messe in pericolo e in discussione da modelli di turismo e promozione non adatti all'ambiente nel quale vorrebbero inserirsi.

 

"L’auspicio conclude la presidente - dunque è che si guardi oltre al ritorno economico immediato dei giorni del raduno, ma si ragioni in prospettiva, avviando una pianificazione intelligente e alternativa a modelli di promozione e sviluppo non consoni all’ambiente alpino e ormai superati".

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