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Turismo sulle Dolomiti, troppe auto in valle e in montagna. Transdolomites: "La ferrovia unico strumento per governare il cambiamento"

Dopo le tante scene viste sulle montagne trentine e non solo, tra assembramenti, grande traffico e code perfino lungo i sentieri, dal mondo dell'ambientalismo arrivano diverse richieste di soluzioni innovative per rendere più sostenibile il turismo in montagna. L'associazione della Val di Fassa Trandolomites: "Puntare sui collegamenti dell'alta velocità. Va creata una corsia preferenziale tra la città e le valli"

Pubblicato il - 24 agosto 2020 - 10:06

TRENTO. Nell'estate della pandemia il tema dell'affollamento sulle Dolomiti è assurto agli onori della cronaca mettendo al centro del dibattito la questione della sostenibilità del turismo in montagna. Tanti, tantissimi i turisti giunti su sentieri e prati, spesso senza rispettare le norme di sicurezza come l'utilizzo corretto della mascherina o l'obbligo del distanziamento. Tanti, forse troppi, i turisti in un territorio come quello alpino non abituato ad un afflusso di persone tale.

 

Sia in Trentino-Alto Adige, come in Veneto, il problema si è seriamente posto alla luce delle scene fotografate e rimbalzate subito sui mezzi di comunicazione. In Val di Fassa, dopo le segnalazioni dei giorni scorsi, la polizia locale ha dovuto compiere uno sforzo extra per tenere sotto controllo quanto meno l'utilizzo dei dispositivi di protezione e il rispetto della distanza interpersonale.

 

Se il tema è così entrato di diritto nel dibattito pubblico, dal mondo dell'ambientalismo non poteva che giungere un campanello d'allarme. “E' triste constatare come la denuncia di tanti operatori turistici arrivi solo dopo l'evidenza del collasso ambientale delle nostre montagne – ha ad esempio scritto in una lettera aperta il presidente onorario di Mountain Wilderness – ora chi deve decidere si assuma responsabilità concrete e imponga decisioni coraggiose”.

 

Sulla stessa lunghezza d'onda interviene anche Transdolomites, associazione fassana nata quasi 15 anni fa per promuovere “delle tematiche inerenti la mobilità ed il turismo sostenibile”. Qui di seguito pubblichiamo il comunicato dedicato proprio alla questione dell'affollamento delle montagne e alle possibili soluzioni.

 

Gentili tutti buonasera,

 

Ha suscitato forti reazioni la presenza massiccia di turisti che utilizzando gli impianti di risalita si sono recati in quota per le escursioni. Impressionanti ai punti di imbarco degli funivie le code di coloro che hanno atteso anche due ore (es. a Passo Pordoi) per riuscire a imbarcarsi. Il mondo dell'alpinismo e dell'ambientalismo sostiene che tutto ciò non fa bene alla montagna.

 

Noi chiediamo: la difesa della montagna parte volgendo lo sguardo dai 1800 metri di altitudine in su o in questo ragionamento manca un tassello importante. Transdolomites è dell'opinione che chi desidera mobilitarsi per una difesa della montagna più efficace debba rivolgere lo sguardo verso il basso. Le code chilometriche di auto dei giorni scorsi tra Predazzo, Canazei e i passi dolomitici sono la cronica testimonianza di un problema che va affrontato alla radice con visioni e soluzioni coraggiose che vadano ben oltre qualche corsia preferenziale dedicata ai mezzi pubblici.

 

La politica di difesa della montagna non deve partire dalle valli bensì dalle città. L'alternativa all'auto privata si costruisce creando una corsia preferenziale unica che dalle città si inoltri sino nelle vallate dolomitiche e alpine. Questa corsia si chiama ferrovia facendo sì che l'alta velocità che corre lungo le linee internazionali, vedi nel nostro caso la ferrovia del Brennero, si trasformi in trasporto regionale per raggiungere le località turistiche della montagna e dei laghi. Questa proposta non ha solo lo scopo di gestire le esigenze attuali ma di permetterci di governare un cambiamento importante che in futuro interesserà il mondo dei trasporti e del turismo.

 

Lo sviluppo dell'alta velocità in Italia e nell'Unione Europea, la crescente sensibilità ambientale che si sta diffondendo nelle comunità soprattutto al di là delle Alpi, dimostrano come il treno sempre più sarà il mezzo utilizzato. Ma c'è un altro segnale molto importante; alcuni studi stanno dimostrando che una volta esauritasi la crisi pandemica legata al Covid-19, in Italia si assisterà ad una importante crescita del turismo straniero. E' a questi cambiamenti che dobbiamo prepararci e da questo punto di vista la ferrovia risulta essere l'unica strumento valido per essere pronti a governare il cambiamento. 

 

Chi oggi non comprende le opportunità che potrebbero derivare dalla realizzazione di una rete di ferrovie nella regione delle Dolomiti non solo non ha in  mente un futuro per la montagna ma nemmeno possiede conoscenze della storia. Chi nei decenni addietro in Svizzera o nell’Impero Austro-Ungarico si spese per la progettazione di ferrovie o funicolari aveva ben chiaro in mente il concetto di difesa della montagna, della necessità di offrire ad essa un futuro che già allora si voleva fosse difeso dai problemi del traffico automobilistico e che allo stesso tempo permettesse di creare un'occasione di progresso per le popolazioni alpine e dolomitiche, nonché dare un valore al paesaggio ed a quanto sarebbe stato bello ammirare. Riteniamo che questa sia la strategia da adottare per dare un vero senso al riconoscimento delle Dolomiti UNESCO.

 

Oggi più che mai abbiamo bisogno di una classe politica che sia in grado leggere e comprendere le nuove emergenze della montagna. In realtà dobbiamo fare i conti con dei Governi regionali o provinciali incompetenti, senza alcun coraggio, incapaci di ascoltare, incapaci di assumersi la responsabilità, di avere lungimiranza e di fare delle scelte veramente coraggiose. Con gli interventi che puntino a dare risposte dell'immediato e di basso profilo non si costruisce il futuro.

 

Il tutto supportato da un esercito di dirigenti altrettanto incapaci, strapagati e che nelle scelte pretendono di sostituirsi alla politica e che allo stesso tempo tolgono voce al contributo che provengono dalla società civile.

 

Cordialmente

Massimo Girardi, presidente Associazione Transdolomites APS”.

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