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| 19 ago 2025 | 20:41

"Il turismo mordi e fuggi è il risultato di un'offerta fondata sull’uso delle auto: portiamo la ferrovia nelle valli dolomitiche, serve una rete di mobilità integrata"

Massimo Girardi, presidente dell'associazione Transdolomites: "Gli impianti di risalita sono grandi attrattori di traffico, la massa che vuole raggiungere le località in altitudine servendosi degli impianti a fune il primo disagio lo crea nei fondovalle con i massicci trasferimenti in auto diretti alle stazioni a valle degli impianti: occorre cambiare questo approccio. Qualcuno obietterà che connettere gli impianti a fune con la ferrovia incentiverà l’invasione già pesante nelle valli: è esattamente il contrario"

Il turismo mordi e fuggi è il risultato di un'offerta fondata sull’uso delle auto
di Redazione

TRENTO. I numeri sono impressionanti, ma le stime dicono che il crescendo di presenze turistiche in montagna nei prossimi anni continuerà imperterrito: ecco perché sono in molti a rivolgersi alle istituzioni per proporre o chiedere nuove soluzioni e nuove visioni

 

Secondo l'associazione Transdolomites, le parole da usare non sono "regole e limiti, quelle che accompagnano il dibattito mediatico sul turismo nel 2025". 

 

Serve un approccio di sistema organico di mobilità che porti a rendere operativo un vero e proprio sistema di intermodalità destinato a una offerta innovativa di mobilità all’interno delle valli: insomma, il primo obiettivo dev'essere quello di togliere dalle strade quante più auto possibili

 

"Si ragiona - scrive il presidente Massimo Girardi - con lo sguardo rivolto all’ultimo miglio, al punto di arrivo, alle quote più alte, trascurando il fatto che il problema ha radici geograficamente ben più lontane dalle località di montagna: il problema per la maggiore ha origine dalle città. Ed è nelle città che progressivamente a livello mondiale si concentra la maggior parte della popolazione, avviene la maggior parte delle emissioni clima alteranti, si generano i maggiori flussi di traffico che di conseguenza si irradiano verso l’esterno. Per chi si erge a difesa della montagna, queste considerazioni e la priorità della necessità di una strategia della pianificazione della mobilità a livello regionale-nazionale-europea nemmeno li sfiora. E sono proprio i fluissi dalle città, dagli aeroporti, dai porti a necessitare di una roadmap dei trasporti orientata alle necessità della mobilità del futuro".

 

Da questo punto di vista a livello europeo l’approccio è stato avviato con il progetto Starline approvato recentemente dalla Commissione Europea con un investimento previsto di oltre 500 miliardi di euro per collegare le capitali europee con Alta Velocità ferroviaria: "E poi incombe - riprende l'associazione - nel 2032, ossia quasi domani, l’entrata in esercizio della Galleria di Base del Brennero BBT che rivoluzionerà nei tempi di viaggio la raggiungibilità di Euregio. Ma qualcuno nelle valli dolomitiche se ne sta forse rendendo conto?"

 

"Pare proprio di no e questo equivale ad un suicidio storico perché nella mobilità del futuro meno centrata sulle auto e sempre più sul ferro proprio le valli saranno il collo di bottiglia. Euregio più di tutti ne pagherà lo scotto. Non solo collasso del traffico ma anche perdita di opportunità perché sempre più il turista nazionale ed internazionale dirigerà le proprie attenzioni verso le località di villeggiatura raggiungibili in treno. Esempio di tale approccio cieco è dato dai risultati importanti che emergono dall’uso massiccio degli impianti a fune, esempio di sostenibilità ambientale per via del quasi assente rumore, emissioni molto basse in quanto alimentati da energia elettrica. Perché cieco? Perché si basa su un modello di mobilità polverizzato, disconnesso dagli altri vettori di mobilità. Gli impianti di risalita sono di conseguenza grandi attrattori di traffico. Sono dotati di parcheggi che ovviamente sono funzionali alla loro raggiungibilità, mal serviti o quasi per nulla serviti da servizi di mobilità pubblica. Di conseguenza la massa che vuole raggiungere le località in altitudine servendosi degli impianti a fune il primo disagio lo crea nei fondovalle con i massicci trasferimenti in auto diretti alla stazioni a valle degli impianti. Con il fior fiore di esempi che le realtà alpine offrono con il trasporto intermodale treno-impianti a fune stupisce il quasi silenzio delle società funiviarie locali che ancora oggi non hanno ancora avuto il coraggio di schierarsi sulla soluzione ferroviaria che nel loro interesse aprirebbe un bacino di utenza senza confini che va be oltre le piccole realtà di valle".

 

"Il Trentino con il collegamento ferroviario a Marilleva ha realizzato il primo collegamento treno-fune del versante italiano delle Alpi. Ha promosso un collegamento di eccellenza mal supportato da un buon marketing. E sempre nella valli del Noce quanto tempo dovrà passare prima di comprendere quanto sarebbe strategico collegare via ferro Mezzana con Bormio, Tirano, la Svizzera per creare una linea ferroviaria internazionale tra Svizzera e Trentino? Molto più avanti la Val Pusteria che con lo Ski Pustertaler Express già oggi offre la raggiungibilità degli impianti a fune sia sul versante italiano che quello austriaco. In futuro verranno concretizzati i collegamenti con Maranza, la funivia della Plose a Bressanone. Pensiamo poi  alla variante ferroviaria della Val di Riga che da Bressanone in direzione Val Pusteria accorcerà di 15 minuti i tempi di percorrenza. Opera strategica che taglierà fuori le Dolomiti meridionali con questo innovativo programma di connessione tra ferrovia da Nord e Sud ed Est dell’Unione Europea verso la Pusteria.

 

"Qualcuno obietterà che connettere gli impianti a fune con ferrovia incentiverà l’invasione già pesante nelle valli. E’ esattamente il contrario. Il turismo mordi e fuggi è il risultato di una offerta turistica fondata sull’uso dell’automobile. E’ dimostrato dalle ricerche scientifiche che la ferrovia favorisce il turismo stanziale: la strada genera un sistema schizofrenico, il traffico è spesso barriera fisica all’attraversamento dei territori e non permette di governare i flussi turistici. Cosa che invece avviene in Svizzera dove grazie alle ferrovie capillari nelle valli le strutture alberghiere hanno a disposizione le informazioni delle presenze-prenotazioni per pianificare la loro attività. La ferrovia in sintesi promuove delle regole". 

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