"Impianti, il 'matrimonio' tra Buffaure e Catinaccio impone una riflessione: ripensiamo la mobilità delle nostre valli"
Si va verso la fusione tra le due società di impianti di San Giovanni di Fassa e l'associazione Transdolomites torna a proporre una visione in cui la ferrovia possa essere protagonista della mobilità nelle valli dolomitiche

SAN GIOVANNI DI FASSA. "L’annuncio dell’Assemblea straordinaria del 23 settembre con obiettivo il 'matrimonio' tra la società a fune Buffaure e Catinaccio nel comune di Sèn Jan è occasione propizia per avviare una riflessione che partendo da un progetto locale non si limiti all’orticello di casa ma analizzi la questione del ruolo degli impianti di risalita in un contesto provinciale, regionale o meglio ancora di Euregio al fine di riposizionare in una vera ottica di mobilità sostenibile anche la mobilità su fune".
Parte da queste parole la lunga analisi proposta da Massimo Girardi, presidente di Transdolomites. che torna ad affrontare il tema (sempre molto caro all'associazione) della mobilità nelle valli e nel territorio delle Dolomiti.
"I dati comunicati nell’estate 2024 in Trentino confermano per gli impianti a fune 92 milioni di passaggi, un dato record. Grandi numeri certamente ma a nostro avviso la conferma della mancanza di una rete di mobilità integrata dove la ferrovia, piaccia o no, sarà sempre più determinante per la chiusura del cerchio. A questo scenario frammentato dobbiamo aggiungere il crescendo delle presenze in montagna che nelle previsioni future continua a indicare la montagna essere sempre più gettonata. A ciò si aggiunge la necessità di regole, di limiti, vocaboli che hanno accompagnato buona parte del dibattito mediatico sul turismo montano del 2025".
Trasdolomites denuncia l’assenza di un piano organico e di strumenti di mobilità che porti a rendere operativo "un vero e proprio sistema di intermodalità destinato a una offerta innovativa di mobilità all’interno delle valli e la loro raggiungibilità dall’esterno con obiettivo di togliere dalle strade quante più automobili possibile".
"Si ragiona quotidianamente con lo sguardo rivolto all’ultimo miglio, al punto di arrivo, alle quote più alte, trascurando il fatto che il problema ha radici geograficamente ben più lontane dalle località di montagna: il problema per la maggiore ha origine dalle città. Ed è nelle città che progressivamente a livello mondiale si concentra la maggior parte della popolazione, avviene la maggior parte delle emissioni clima alteranti, si generano i maggiori flussi di traffico che di conseguenza si irradiano verso l’esterno. E sono proprio i fluissi dalle città, dagli aeroporti, dai porti a necessitare di una roadmap dei trasporti orientata a soddisfare la nuova domanda della mobilità del futuro".
E se all'estero (tra Svizzera, Austria e pure i "cugini" dell'Alto Adige) non mancano gli esempi dai quali prendere spunto, le valli trentine secondo Transdolomites sono ancora troppo timide sull'argomento: "Con il fior fiore di esempi che località alpine di Svizzera o Francia e resto del continente europeo che si basano sul trasporto intermodale treno-impianti a fune, stupisce il quasi silenzio delle società funiviarie locali, Fassa e Fiemme, che ancora oggi non hanno ancora avuto il coraggio di schierarsi sulla soluzione ferroviaria che nel loro interesse aprirebbe un bacino di utenza senza confini che va ben oltre le piccole realtà di valle".
"Parlare di sistemi integrati di mobilità significa creare un riposizionamento dell’organizzazione dei servizi dove il ruolo degli impianti - prosegue Girardi - viene riqualificato nell'ambito del servizio di mobilità pubblica come dimostra Bolzano che con la card di mobilità permette di utilizzare impianti come Renon, Colle o di avere riduzioni fino al 30% del biglietto su tutta una serie di impianti di risalita in Alto Adige".
"Qualcuno obietterà che connettere gli impianti a fune con ferrovia incentiverà l’invasione già pesante nelle valli. E’ esattamente il contrario. Il turismo mordi e fuggi è il risultato di una offerta turistica fondata sull’uso dell’automobile. E’ dimostrato dalle ricerche scientifiche che la ferrovia favorisce il turismo stanziale: la strada genera un sistema schizofrenico, il traffico è spesso barriera fisica all’attraversamento dei territori e non permette di governare i flussi turistici. Cosa che invece avviene in Svizzera dove grazie alle ferrovie capillari nelle valli le strutture alberghiere hanno a disposizione le informazioni delle presenze-prenotazioni per pianificare la loro attività. La ferrovia in sintesi promuove delle regole".











