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| 07 ago 2025 | 06:00

Dolomiti e overtourism, è il riconoscimento Unesco il problema? "No, e saremmo i primi al mondo a rinunciarvi: non è un marchio turistico, ma un impegno dei territori"

Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco: "Ogni estate c’è chi cerca un colpevole per un problema che non è emergenziale, ma ormai sistemico. Che in questo caso venga attaccato il riconoscimento Unesco mi pare incredibile, o perlomeno curioso. Credo sia arrivato il momento di fare chiarezza"

(foto Wikipedia - Alchenick)
(foto Wikipedia - Alchenick)

TRENTO. Come ogni estate da parecchi anni a questa parte, le Dolomiti tornano puntualmente al centro del dibattito che ruota vorticosamente attorno alla parola e al concetto di “overtourism”.

 

Auto in colonna sulle strade dei passi, sentieri affollati, piccoli e grandi disagi amplificati dai social fino a trasformarsi in “emergenze”: di fronte a problemi complessi e ricorrenti, ci si affanna alla ricerca di facili polemiche invece di lavorare a soluzioni complesse e risolutive

 

Nel caso delle Dolomiti, l’estate 2025 ha visto finire nel mirino di (parte di) queste voci critiche perfino il riconoscimento Unesco, accusato di essere un “marchio” che attira sulle montagne un turismo di massa eccessivo per quantità e qualità, poco rispettoso del territorio dove non addirittura dannoso. Un riconoscimento colpevole, secondo qualcuno, di aver trasformato le Dolomiti in un luogo “cartolina” da social media, alimentando un pericoloso turismo mordi e fuggi. Ma è davvero così?

 

Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco parlando a il Dolomiti offre una prospettiva diversa: “Ogni estate si sente di tutto, c’è immancabilmente chi cerca un colpevole per un problema che non è emergenziale, ma ormai sistemico. Che in questo caso venga attaccato il riconoscimento Unesco mi pare incredibile, o perlomeno curioso. Credo sia arrivato il momento di fare chiarezza: partendo dal ribadire, una volta per tutte, che il riconoscimento Unesco non è in alcun modo un ‘marchio’ turistico, ma un impegno assunto dalle comunità per la sostenibilità dei loro territori”.

 

FONDAZIONE & RICONOSCIMENTO.

 

“La Fondazione Dolomiti Unesco non è un ente che impone regole o gestisce il territorio: siamo un soggetto federatore, che lavora con le comunità, portando idee nuove e tenendo unite le varie anime del territorio”, spiega Nemela.

 

Creata per coordinare la gestione del Patrimonio Mondiale delle Dolomiti, la Fondazione riunisce enti istituzionali (le Province di Belluno, Trento e Bolzano, la Regione Veneto e la Regione Friuli Venezia Giulia) e le comunità locali, con un obiettivo chiaro: preservare il valore universale di un territorio “unico al mondo”.

 

Insomma, la Fondazione Dolomiti Unesco di promozione turistica non si occupa: “Il riconoscimento come dicevo rappresenta un impegno delle comunità a preservare il territorio, non è un marchio di promozione turistica e mai lo sarà”.  

 

Ottenuto nel 2009 per “l’eccezionalità geologica e paesaggistica delle Dolomiti”, il riconoscimento impegna le comunità a gestire il territorio in modo sostenibile mosse da obiettivi e valori condivisi.

 

Certo poi non si può negare che “avere caratteri di eccezionalità” richiami turisti, ma la direttrice è molto lucida nella sua analisi: “Ci rendiamo conto che il riconoscimento dà visibilità, ma da ormai 16 anni lavoriamo per incentivare una regolamentazione dei flussi, anche in collaborazione con le organizzazioni turistiche. Promuoviamo inoltre attività di formazione ed educazione ambientale e civica. Certo, chi fa promozione turistica può ‘sfruttare’ il riconoscimento Unesco, ma non mi pare onestamente ci sia un abuso. Incuriosisce anche noi che ci sia chi propone di rinunciare all’iscrizione al Patrimonio Mondiale. Saremmo i primi di sempre a farlo, tanto per capirsi, ma non è certo questa la soluzione ai problemi”.

 

OVERTOURISM.

 

Insomma, l’invito è quello di fare un passo indietro per riuscire ad avere una visione di insieme più significativa e completa al di là dei singoli casi: l’overtourism sulle Dolomiti infatti non è una questione che riguarda l’intero sito Unesco. “Come Fondazione – riprende la direttrice -, parliamo a nome di un territorio davvero molto vasto. La pressione turistica è forte, anche fortissima, in alcune zone, ma non ovunque. E quello dell’overtourism è un fenomeno complesso e con mille sfaccettature, non certo imputabile al riconoscimento Unesco, tant’è che si verifica anche in contesti completamente differenti”.

 

Anzi, forse la presenza del riconoscimento in parte aiuta a “preparare” i turisti ad un territorio che va rispettato e valorizzato. “L’esperienza di visita nei territori del Patrimonio Mondiale è un’esperienza di natura. I turisti vengono attratti da questo, non dal riconoscimento in sé: in questi ultimi anni ci stiamo rendendo conto dell’impatto di un certo tipo di comunicazione sui comportamenti delle persone che vengono a visitare i nostri luoghi. Ecco perché è sempre più stretta la collaborazione con le agenzie di promozione turistica del territorio per favorire un turismo più consapevole e sostenibile come per esempio la campagna promossa da Trentino Marketing ‘Prudenza in montagna’ o dalla Dmo Dolomiti Bellunesi ‘Montagna consapevole’. È importante anche la formazione e la disponibilità degli operatori turistici, che possono far tesoro dei valori del riconoscimento Unesco per proporre ai loro clienti destinazioni alternative o attività meno impattanti, rendendo l’esperienza più piacevole per l’ospite ed evitando di caricare ulteriormente le mete più congestionate. In tal senso la Fondazione si è attivata su più territori e con varie categorie”.

 

Certo la concorrenza nel mare magnum della comunicazione digitale non manca: “Un ruolo lo giocano anche influencer e social media, non c’è dubbio, e spesso questi veicolano un’idea di montagna molto facile, con immagini, slogan e proposte di attività non sempre coerenti con la sostenibilità e la prudenza. Un tipo di comunicazione che crea aspettative sbagliate, spingendo turisti verso comportamenti poco rispettosi. Su questo dobbiamo fare fronte comune e continuare a lavorare tutti insieme, senza perderci in polemiche onestamente inutili e che rischiano solo di distrarci dai problemi reali. La Fondazione ha promosso un tavolo sovra-territoriale sulla comunicazione per confrontarci su questi temi e abbiamo registrato un forte interesse anche da parte delle organizzazioni turistiche, che sono sempre più orientate verso politiche di destinazione compatibili con la tutela ambientale e la sostenibilità sociale. Il tavolo ha prodotto un documento che stabilisce linee guida e proposte concrete. Ricordandoci, forse vale la pena aggiungerlo, che non si può pensare che sia la Fondazione o l’Unesco da Parigi a poter cambiare le cose con uno schiocco di dita o con la bacchetta magica. Il riconoscimento Unesco non rappresenta un vincolo, ma un impegno per le generazioni future e un’opportunità di confronto”.

 

“La Fondazione – conclude Nemela - ritiene che il riconoscimento Unesco sia uno strumento prezioso per promuovere un turismo di qualità, stanziale, che valorizzi i valori territoriali: l’acronimo stesso contiene le parole educazione, scienza e cultura, non un turismo mordi e fuggi. Vogliamo aiutare le comunità e gli operatori a lavorare in questa direzione”.

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