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Immondizia e turismo di massa, le Dolomiti prese d’assalto: “La pressione antropica è in continuo aumento, servono scelte coraggiose”

La pressione antropica sulle aree naturali e il turismo di massa che prende d’assalto le vette sono fenomeni in crescita, anche a causa della pandemia. Il direttore del Parco di Paneveggio-Pale di San Martino: “C’è una minoranza che ritiene di aver il diritto di venire in montagna e fare ciò che vuole, come se si trovasse ancora in città”

Foto d'archivio che fanno riferimento ad alcuni eventi passati
Di Tiziano Grottolo - 21 ottobre 2021 - 09:57

TRENTO. Nei giorni scorsi a far discutere è stato lo scempio lasciato da alcuni turisti in una delle aree ristoro della Val Venegia. Come dimostrato da Paolo Scarian al limitare del bosco ignoti hanno abbandonato diversi rifiuti, dalle mascherine fino agli escrementi. Non serve allontanarsi molto da parcheggi e aree picnic per imbattersi in questi immondezzai”, commenta l’appassionato che da tempo monitora i lupi tra la Val di Fiemme e la Val di Fassa e che ovviamente difende l’integrità dell’ambiente montano.

 

L’area in questione è sotto la giurisdizione del Parco di Paneveggio-Pale di San Martino che dal canto suo, però, può far ben poco per prevenire il fenomeno e si deve limitare a pulire quando qualcuno sporca, peraltro distogliendo i propri operatori da altri compiti. Il tema dell’abbandono dei rifiuti in montagna si inserisce in un contesto più ampio che riguarda la pressione antropica sulle aree naturali e il turismo di massa che prende d’assalto le vette, in particolare quelle delle Dolomiti. Non di rado i passi Dolomitici sono intasati dai veicoli dei tanti turisti che sicuramente portano un indotto economico ma lasciano anche le tracce del loro passaggio. Se le immagini degli alpinisti “in coda” sull’Everest in attesa di raggiungere la vetta hanno fatto il giro del mondo quelle delle lunghe file di persone sulle cime delle Dolomiti hanno avuto un forte impatto mediatico riaprendo il dibattito sulla sostenibilità del turismo di massa.

 

“Il problema esiste in tanti luoghi di montagna – conferma Vittorio Ducoli il direttore del Parco Paneveggio-Pale di San Martino – i nostri operatori fanno il possibile per tenere le aree pulite ma siamo pochi. Credo di poter dire che non siamo di fronte a un’emergenza ma di certo nei mesi estivi abbiamo registrato un aumento degli ingressi probabilmente legato alla pandemia che ha spinto molti a scegliere le cosiddette vacanze di prossimità. Ecco, diciamo che forse nell’estate appena trascorsa sono arrivate più persone che forse non sono abituate alla montagna e all’approccio consono a questi luoghi”.

 

 

Guardando al bicchiere mezzo pieno, il direttore del Parco fa notare come, rispetto alla sensibilità ambientale, negli ultimi decenni si siano compiuti comunque dei passi avanti. “Non dimentichiamo che un tempo la Val Venegia era interamente aperta al traffico con tutto ciò che questo poteva comportare. La maggior parte dei turisti – prosegue Ducoli – è coscienziosa ma c’è una minoranza che ritiene di aver il diritto di venire in montagna e fare ciò che vuole, come se si trovasse ancora in città”.

 

Il nodo però è proprio questo: più il turismo diventa “di massa” più questa “minoranza” cresce e di conseguenza il carico antropico sugli ambienti naturali aumenta. “È finito il tempo di guardare i Parchi e le aree naturali con una visione che è vecchia di cinquant’anni”, sentenzia Luigi Casanova vicepresidente di Italia Nostra Trentino. “Anche alla luce dei cambiamenti climatici in atto il territorio va letto nel suo insieme, anche al di fuori di quelli che sono i confini delle aree protette”. Effettivamente le montagne sono spesso bistrattate e piegate alle esigenze di marketing, si pensi ai maxi-raduni di jeep o ai grandi concerti in quota, che negli ultimi anni hanno interessato le vette alpine, oppure ancora a quanto avvenuto sulla ferrata “Bepi Zac”.

 

Proprio in questi giorni il vicepresidente di Italia Nostra Trentino ha incontrato l’assessore all’ambiente Mario Tonina. “L’auspicio è quello che l’Assessorato colga gli spunti di riflessione che abbiamo portato. Il problema esiste e va affrontato con coraggio – dice Casanova – se tutte le grandi aree del mondo dal Grand Canyon a Disneyland prevedono un numero chiuso non vedo perché questa soluzione debba essere un tabù sulle Dolomiti”.

 

Anche il direttore del Parco Paneveggio-Pale di San Martino Ducoli non chiude al numero chiuso, potrebbero essere una soluzione – osserva – ma sono valutazioni che vanno fatte con attenzione, valutando pro e contro, e coinvolgendo tutti gli attori territoriali”. Nel frattempo si deve lavorare sul piano culturale: “La sola repressione non basta – evidenzia Ducoli – si tratta di fenomeni che vanno gestiti, per ora stiamo valutando alcune azioni informative mirate per sensibilizzare i turisti ma le nostre forze sono limitate”.

 

Secondo Casanova però, il primo passo resta quello di bloccare le automobili, che andrebbero fermate a Valle. “I vari trend analizzati ci dicono che la pressione turistica sulla montagna è in continuo aumento e non farà altro che peggiorare negli anni a venire. Ho 66 anni e non pretendo più di riuscire ad arrampicare, ora vado in bici o a piedi. La montagna è anche questo, ci insegna a riconoscere i nostri limiti. Quando non riuscirò più ad arrivare in cima la guarderò dalla valle”.

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