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Tutti in coda prima della ferrata (IL VIDEO), l'Everest come un grande parco divertimento (dove però sono morte 10 persone in una settimana)

Il Ny Times spiega che per ottenere l'autorizzazione si possono pagare 11 mila dollari e i ''turisti'' degli 8.000 sono sempre di più. In questa stagione si sono viste code di 300 persone sulle creste della montagna più alta del mondo e ora si teme per le quantità di rifiuti che ogni anno vengono abbandonate in quota

Di L.P. - 03 giugno 2019 - 12:32

TRENTO. Dieci morti in una sola settimana, gruppi di 300 persone costrette ad aspettare anche due ore sopra gli 8.000 metri per poter passare sui ripidi pendii della montagna più alta del mondo, immagini da parco divertimento più che da natura vera.

 

 

 

 

L'Everest in questo periodo è stato letteralmente preso d'assalto e i video e le foto scattate da alpinisti, appassionati, ''turisti degli ottomila'' fanno impressione. Frotte di persone accalcate su sottili speroni di roccia e neve, ferrate trasformate in scalette ''modello'' Parco Avventura (quando è super affollato e ogni attrazione richiede lunghissime attese). 

 

 

E mentre un luogo per molti ritenuto sacro, quale dovrebbe essere la vetta più alta del mondo, si trasforma in un mix di giacche colorate, tende fluo e abbracci da selfie, (la foto qui sopra è dello scalatore nepalese Nirmal Purja) sono sempre più numerosi i morti su quella montagna addirittura 10 nella settimana a cavallo del 20 maggio (gli ultimi un britannico che ha raggiunto la cima, ma è svenuto ed è morto 150 metri più giù", ha spiegato Murari Sharma della Everest Parivar Expedition e un irlandese è morto sul lato tibetano della montagna). E d'altronde perdere tempo nella cosiddetta ''death zone'' (zona della morte) quella d'altissima quota, intorno agli 8.000 metri, dove la pressione atmosferica diminuisce e cala drasticamente la disponibilità di ossigeno può essere fatale anche per persone allenatissime.

 

Ma ogni cosa, ormai, si trasforma in business e così anche salire sull’Everest, ha il suo prezzo: il New York Times al riguardo ha spiegato che con circa 11 mila dollari si riescono ad ottenere i permessi per salire sulla montagna e che solo per questa stagione le autorità nepalesi ne avrebbero concessi 381. Chi, poi, li ottiene si fa accompagnare da guide sherpa o alpinisti esperti e quindi il numero dei ''presenti'' aumenta automaticamente finendo per concentrarsi nelle finestre di bel tempo che non sono frequentissime.

 

 

E ancora non è tempo di bilanci in tema di rifiuti. L'anno scorso, in questo periodo, lo scalatore David Liano Gonzales all’Himalayan Times spiegava che “ovunque dal campo II al campo IV, si vede spazzatura. Le spedizioni hanno lasciato spazzatura da campo 2 fino al colle sud, dopo aver rimosso i loro loghi dalle tende'' (sua la foto qui sopra). Tra questi rifiuti organici, bombole di ossigeno esaurite, tende, scale, lattine, coperte e molto altro. Se questo è amore per la montagna?

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