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Passi chiusi alle macchine e aperti alle bici? Transodolomites: ''Falso problema: 9 ciclisti su 10 si avvicinano in auto alla montagna. Serve il treno''

Massimo Girardi cita gli studi del professor Thomas Bausch di UniBz e ricorda che il problema del traffico in quota parte prima di tutto dai residenti e non si risolve chiudendo i passi il weekend. Per lui va ripensata l'offerta dei trasporti con ferrovie ''alpine'' che colleghino le città alle Dolomiti dando una risorsa alla comunità locale e un'alternativa valida ai turisti che vogliono vivere la montagna lentamente, godendo della sua bellezza

Di Luca Pianesi - 19 giugno 2022 - 19:42

TRENTO. In bici in montagna per un impatto zero? A conti fatti parrebbe proprio di no e il tema della chiusura dei passi dolomitici per farvi transitare solo le due ruote per Massimo Girardi di Transdolomites (associazione che persegue da anni l'obiettivo di realizzare un nuovo collegamento ferroviario tra Trento e Canazei (Alba/Penia) e più in generale promuove la mobilità sostenibile in quota puntando soprattutto sui treni ''alpini'') sarebbe un falso problema. ''I dati che recentemente ha reso noto sulla stampa il professor Thomas Bausch di UniBz - spiega - parlano chiaro: si arriva alla destinazione turistica 9 volte su 10 in auto e su quelle auto troviamo le bici che verranno usate per fare gli ecologisti in quota. Corretta anche l’osservazione mirata sui residenti. Non è il solo turista a generare traffico ma la stragrande maggioranza dei residenti i quali a fronte di una ottima offerta di mobilità pubblica a loro prima di tutto destinata la snobbano a favore dell’auto soprattutto per minimi spostamenti. Conclusione: la pigrizia è diventata la malattia dei montanari ed i primi a dover essere educati sono proprio i residenti''.

 

Girardi prosegue nel commentare i dati di Bausch spiegando che si legge di una importante disponibilità del turista ad arrivare volentieri a destinazione senza auto e che ''un maggiore numero di turisti desidererebbe poter lasciare ferma l’auto in hotel. Al contrario del residente - prosegue i numero uno di Transdolomites - è la dimostrazione che c’è una grande fetta di turisti 'già educata' all’uso del mezzo pubblico e che dunque lo utilizza''. ''Quale approccio dare allora in difesa della montagna soffocata dal traffico? - si chiede Girardi - La difesa di quest’ultima deve partire con soluzioni in house, ma la vera difesa della montagna deve partire dalle città, luoghi dai quali si originano i flussi in direzione delle località turistiche. Il problema è dunque quotidiano e non certo ridimensionabile immaginando il sabato in bicicletta per raggiungere i passi''.

 

Per accompagnare il turismo slow, quello vero che sale in vetta anche in sella alla sua bici per godere delle bellezze e dei paesaggi delle Dolomiti, allora Transdolomites propone di non puntare più su un turismo ad uso e consumo di ''auto e moto, di velocità e rumore che sono la negazione della bellezza. Se si osserva il modo di viaggiare si nota una forte propensione ad ammirare il paesaggio ma ciò è limitato dall’impegno nella guida ed il fatto che il finestrino dell’auto è uno schermo limitato. Perché allora non prendere spunto da quanto propongono le città d’arte e immaginare un servizio di pullman panoramici che offrono una visibilità molto più ampia, sono dedicati a gustare il panorama e con le tecnologie di bordo nelle varie lingue possono raccontare le Dolomiti durante il viaggio?''.

 

E poi il ''cavallo (a vapore) di battaglia'' dell'associazione: ''Promuovere il concetto di “ferrovia di arroccamento”. La funicolare della Mendola, i vari esempi che la Svizzera ci offre così come altre realtà sparse per il mondo dimostrano il valido contributo che la mobilità su ferro può fornire per collegare i fondovalle alle destinazioni in quota. Perché allora non immaginare in casa nostra una simile soluzione che da Penia porti al Fedaia, o che da altri fondovalle conduca ai piedi del Sassolungo, Sella etc? C’è un mondo conservativo dell’ambientalismo che guarda con sospetto a questa soluzione, ma basta andare nella vicina Engadina e viaggiare sul Bernina o Albula per trovare una ferrovia la cui infrastruttura è stata riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità. L’ingegneria dell’uomo ha fatto sì che l’armonico inserimento di ponti a viadotti nell’ambiente alpino abbia dato al paesaggio un grande valore aggiunto che da tutto il mondo si viene ad ammirare. Non dimentichiamo sempre in casa nostra come il viadotto di Gleno della ex Ora- Predazzo è il soggetto che più compare nelle foto storiche''.

 

Insomma per Girardi la ferrovia rappresenterebbe la ''chiusura del cerchio'' per la mobilità tra le città e le Dolomiti: creare una corsia preferenziale integrale per la mobilità pubblica che nulla abbia a condividere con la corsia di marcia delle autovetture. ''L'alternativa valida all’uso delle auto è solo la ferrovia - conclude -. Quando il prof. Bausch dichiara che solo il 2 % sono coloro che utilizzano il pullman per raggiungere le destinazioni turistiche mostra che la gomma non è la soluzione del futuro. La consapevolezza che la politica e le comunità dolomitiche devono maturare è osservare il cambiamento che sta avvenendo ai loro confini. Già oggi la ferrovia del Brennero consente la raggiungibilità della nostra regione da ogni dove. Questo concetto e ed il respiro della ferrovia va esteso nel cuore delle Dolomiti perché siano connesse con tutto il mondo non per avere più turismo ma un turismo migliore che meglio conviva con le comunità locali''.

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