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Trento
31 agosto | 18:11

Overtourism e mobilità di montagna, Transdolomites: “E' ora di rilanciare la ferrovia St.Moritz-Venezia”

Il presidente di Transdolomites Massimo Girardi: “Un Sellaronda ferroviario sarebbe un unicum a livello mondiale e irripetibile. La St.Moritz-Venezia è la dimostrazione concreta di cosa significhi programmare il futuro della mobilità e del turismo nelle Alpi e nelle Dolomiti”

Overtourism e mobilità di montagna, Transdolomites: “E' ora di rilanciare la ferrovia St.Moritz-Venezia”

TRENTO. Overtourism e mobilità di montagna, l'intervento di Transdolomites: “E' ora di rilanciare la ferrovia St.Moritz-Venezia”. A parlare è il presidente dell'associazione, Massimo Girardi, che in un lungo intervento ha elencato una serie di considerazioni sulla mobilità in quota e sull'impatto del turismo in un ambiente fragile come quello rappresentato dalle terre alte (dopo la provocazione degli scorsi giorni del presidente del Cai Antonio Montani, che ha proposto di togliere alle Dolomiti il riconoscimento Patrimonio Unesco). D'altronde, come visto in più occasioni anche quest'anno (Qui Articolo), parlando di turismo (e di overtourism) il tema della mobilità (su gomma) in quota è sempre più centrale, con molte località prese ormai d'assalto e spesso difficilmente raggiungibili nei periodi di alta stagione. E per Transdolomites, dice Girardi, il punto da cui partire è proprio questo: la necessità di ragionare su una programmazione strategica del futuro della mobilità associata al settore turistico. Ma procediamo con ordine.

 

“Il turismo – scrive il presidente dell'associazione – ha rappresentato lo strumento di riscossa delle popolazioni dolomitiche ed alpine, diventando strumento di sostentamento e crescita non solo economica ma anche culturale”. E la realizzazione di infrastrutture stradali e ferroviarie “ha progressivamente favorito la raggiungibilità capillare ormai di tutte le destinazioni, creando un sistema globalizzato che ha connesso i territori di montagna con il resto del mondo. Alla luce di queste considerazioni riteniamo che sia quanto mai opportuno camminare con i piedi di piombo affinché la critica sempre più aspra nei riguardi dei disagi creati dall'eccessiva pressione turistica non sfoci nell'irrazionalità della rabbia, alimentando nei residenti un inaccettabile fenomeno di rigetto nei riguardi del turismo e degli ospiti stessi”.

 

Le criticità del turismo di massa, continua, non sono deflagrate all'improvviso: “Hanno covato a lungo, sono state alimentate dal disinteresse nei riguardi del fenomeno, e come puntualmente accade quanto l'acqua raggiunge la gola, ecco tutti a gridare”. Ciò che spesso manca, denuncia però l'associazione, sono idee nel proporre soluzioni: “Siano condivisibili o meno le proposte di Transdolomites, da quando l'associazione è stata costituita ha sempre richiamato la necessità di promuovere una programmazione strategica del futuro della mobilità associandola al settore del turismo. Programmare significa avviare un percorso volto a governare i problemi con una visione che vada oltre la punta del nostro naso. La Svizzera a cavallo della fine dell'800/inizio '900 era stata l'esempio di governo del turismo in montagna. Le località e le strutture ricettive erano cresciute forti della presenza capillare delle ferrovie nelle valli alle quali si sono affiancata quelle che possiamo definire le ferrovie 'di arroccamento', le ardite cremagliere che portano il nome del Pilatus, Gornergrat, Jungfrau solo per citarne alcune. E l'Austria non è da meno potendo vantare un'offerta di ferrovie di montagna e cremagliere di tutto rispetto”.

 

Anche l'Italia, continua Girardi, non sarebbe stata da meno: “Se finita la Seconda guerra mondiale non avesse avviato il suicidio della dismissione di migliaia di chilometri di ferrovie che ora in tante regioni si chiede con insistenza di riattivare. E il nostro territorio in quanto a celebri dismissioni non è da meno. L'automobile, favorita dalla crescente offerta di costruzione di nuove strade, ha invaso tutto quanto gli è stato reso possibile occupare e ciò ha messo in moto un serpente di automobili ingovernabile e che sempre più favorisce il mordi e fuggi. Una quota non indifferente di traffico giornaliero è infatti composto da arrivi e partenze legate a soggiorni sempre più brevi e alla smania di essere ovunque in uno stretto giro di giorni. Oggi è un fiorire di proposte per soluzioni palliative che non portano a nulla e che nulla offrono all'ambiente, ai residenti, agli ospiti. Siamo dinnanzi ad un fenomeno che nelle Alpi e nelle Dolomiti si è sviluppato su grande scala e che di conseguenza non si può affrontare con azioni di basso rilievo e in ordine sparso”.

 

Gli organismi, si legge ancora nella nota dell'associazione, ci sono: “Si pensi ad Eusalp, a Spazio Alpino, Arge Alp. Non serve creare nulla di nuovo se non un'alleanza alpino-dolomitica dove Province autonome, Cantoni, Lander, Stati, creino una regia volta ad avviare azioni concrete in funzione di un turismo e mobilità sostenibili. Il documento di base c'è ed è la Convenzione delle Alpi. Il livello istituzionale superiore al quale rivolgersi esiste: parliamo del Parlamento Europeo e della Commissione europea, sui quali bisogna fare pressione per avviare una transizione per un turismo maggiormente compatibile con le caratteristiche uniche ambientali di Alpi e Dolomiti. Come esiste anche l'idea progettuale sulla quale lavorare: si tratta dello storico progetto della St.Moritz-Venezia, la base sulla quale lavorare per progettare i tasselli mancanti”.

 

Per Girardi la St.Moritz-Venezia rappresenta “la dimostrazione concreta di cosa significhi programmare il futuro della mobilità e del turismo nelle Alpi e nelle Dolomiti”. E per questo, mentre sempre più si parla della transizione dalla gomma al ferro, per Transdolomites è fondamentale riflettere sulla necessità di rimettere in moto il gruppo di lavoro politico unico nelle Alpi, al quale accompagnare un comitato tecnico di architetti e ingegneri a livello alpino “il cui compito sia quello di entrare nel merito della pianificazione delle idee e delle soluzioni”. Di alcuni dei tasselli del percorso, spiega ancora il presidente dell'associazione, già oggi si discute: “E' in corso lo studio di fattibilità della ferrovia Trento-Penia, ma ora sono maturi i tempi per chiedere alla Regione Lombardia e alla Provincia autonoma di Trento di impegnarsi nella redazione dello studio di fattibilità della ferrovia Trento-Mezzana-Tirano, per collegarsi alla Svizzera con la Ferrovia Retica (che è pronta a investire su questo collegamento). Così come urge la necessità di concretizzare il traforo ferroviario da base sotto lo Stelvio tra la Lombardia e la Val Venosta con Malles, dare concretezza ai progetti ferroviari del Triangolo Retico (Engadina, Sudtirolo, Austria), alla progettazione della ferrovia della Val Gardena e Badia da collegarsi alla Trento-Penia, al completamento dell'Anello delle Dolomiti cui si aggiunga la ferrovia del Garda”.

 

In questo contesto di rete di ferrovie per il trasporto regionale, conclude Girardi: “Possiamo pensare alla pianificazione della transizione dalla gomma al ferro per mettere a disposizione della montagna un'alternativa credibile all'utilizzo dell'automobile. Visione, questa, che rilancia Transdolomites e che ruota e si innesta in modo strategico sui corridoi ferroviari internazionali del Brennero e del San Gottardo. Ed è in questa visione che nelle Dolomiti possiamo inserire la proposta ferroviaria come soluzione di ferrovia di arroccamento per salire dai fondovalle verso le alte quote. Un Sellaronda ferroviario sarebbe un unicum a livello mondiale e irripetibile”.

 

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