Lago di Garda nella morsa dell'overtourism? Gavazzoni: "La soluzione non è limitare gli accessi ma promuovere un turismo più rispettoso e consapevole"
Il vicepresidente della Comunità del Garda e vicesindaco di Peschiera Filippo Gavazzoni: "Fondamentale promuovere un turismo consapevole dell'unicità del territorio, che non può essere 'invaso' e fruito solo commercialmente ma apprezzato per le caratteristiche che nel tempo lo hanno reso una delle mete più apprezzate a livello globale"

TRENTO. "È necessario arrivare ad una miglior gestione dei flussi turistici sul lago di Garda, non ricorrendo a limitazioni agli accessi bensì promuovendo un turismo più consapevole dell'unicità del territorio, che non può essere solamente "invaso" e fruito commercialmente ma apprezzato per le caratteristiche, ambientali ma anche storiche e culturali, che nel tempo lo hanno reso una delle mete più apprezzate a livello globale".
Questo in estrema sintesi, il pensiero del vicepresidente della Comunità del Garda, nonché vicesindaco di Peschiera, Filippo Gavazzoni che, intervistato da il Dolomiti, riflette sulle problematiche collegate all'overtourism che in questi giorni, complice il grande afflusso di visitatori che si sono riversati sul Garda, soprattutto a cavallo del ponte del 1° maggio, stanno animando un'acceso dibattito in più località, sospeso tra il malcontento dei residenti per l'eccessivo affollamento e la ricerca di varie soluzioni per gestire al meglio un fenomeno che, negli ultimi anni, torna stagionalmente a riproporsi.
A far discutere più di altri è stato il caso di Sirmione, vera e propria "perla" del Garda che si è ritrovata invasa da migliaia di persone e stretta nella morsa di code infinite sia stradali che pedonali, con tempi d'ingresso al paese che nei momenti più critici hanno visto le persone dover attendere anche oltre 40 minuti per varcare l'accesso del famoso castello (QUI ARTICOLO).
Il risultato? Una paralisi totale del centro storico e delle zone limitrofe, diventate praticamente inaccessibili sia ai turisti stessi che ai residenti e ai lavoratori, che ha portato le autorità locali a riflettere su possibili soluzioni quali limitazioni degli accesi e, in generale, sull'impiego di "strumenti" più efficaci per gestire l'enorme numero di turisti (QUI ARTICOLO).
Ed è proprio sull'aumento del numero dei visitatori che giungono sul Garda che Filippo Gavazzoni, senza voler far riferimento direttamente al caso di Sirmione e analizzando la situazione nel complesso, incentra la sua prima analisi.
"Sulla base della mia pluriennale esperienza come amministratore – spiega – posso dire che il numero di turisti negli ultimi vent'anni è aumentato esponenzialmente e questo ha portato fisiologicamente a momenti di criticità gestionali, soprattutto nei primi ponti primaverili e nei momenti clou dell'alta stagione: credo che però vada fatto un ragionamento che va oltre alle nominate possibili limitazioni di accesso alle località dal momento che queste, da un lato, sarebbero di difficile attuazione e dall'altro condizionerebbero inevitabilmente la libera impresa delle attività turistiche".
Ma quindi, quali soluzioni? Gavazzoni, sottolineando come lui stesso sia totalmente favorevole al turismo, rimarca l'importanza di chiedersi fino a che punto il territorio possa sopportare questo continuo aumento di presenze, soprattutto dal punto di vista ambientale.
"Credo che sarà fondamentale raggiungere la consapevolezza di questo limite – specifica il vicepresidente della Comunità del Garda – e agire non impedendo l'accesso ai turisti, bensì puntando su un turismo più consapevole, attraverso una promozione mirata del territorio che dovrà andare di pari passo ad adeguati investimenti volti alla tutela e al recupero degli ambienti naturali gardesani, questi sì minati dal fenomeno dell'overtourism selvaggio".
In estrema sintesi, Gavazzoni sottolinea come sia fondamentale far comprendere al turista che quello a cui si approccia non è un area da "consumare" solo dal punto di vista commerciale, bensì "un vero e proprio patrimonio naturalistico" da rispettare e da fruire in modo rispettoso e consapevole. "Solo in questo modo – osserva – anche la qualità del turismo aumenterà esponenzialmente diventando fisiologicamente più sostenibile, anche al netto di numeri sempre crescenti".
Lo sguardo viene poi lanciato sulle possibili proiezioni future alla luce di un mancato approccio consapevole al fenomeno dell'overtourism, con le conseguenze "che stiamo già osservando" che si faranno sempre più pressanti.
"Il rischio è che il Garda perda via via quelle peculiarità ambientali, storiche e culturali che lo hanno reso unico negli anni – conclude Gavazzoni – e che anche le località più caratteristiche si trasformino quasi in veri e propri 'parchi a tema' meramente commerciali: quello che si deve fare, e in tal senso è auspicabile un coordinamento sempre maggiore anche a livello sovracomunale, è puntare a linee guida condivise nell'ottica di un'eccellente gestione del territorio sotto tutti i punti di vista, compreso quello del turismo moderno, che non deve essere respinto bensì indirizzato sul binario di una maggiore consapevolezza e di un maggior rispetto".












