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VIDEO. Una fototrappola immortala la nuova cucciolata. Scarian: "Tre cuccioli e un adulto. Ma potrebbero essercene di più"

Paolo Scarian, grande appassionato di lupi e fondatore del gruppo facebook "Fiemme e Fassa il ritorno del lupo", ha immortalato per primo le eccezionali immagini di un gruppo di cuccioli frutto della riproduzione del branco fassano. "La riproduzione deve essere avvenuta in val Badia. Ma i cuccioli potrebbero essere di più di quanti se ne vedano nel video"

Di Davide Leveghi - 21 settembre 2020 - 12:13

TRENTO. “Un po' di fortuna e un po' di costanza, ecco cosa ci vuole”. È soddisfatto Paolo Scarian, grande appassionato di lupi da anni impegnato sul territorio, anche con il gruppo Fiemme e Fassa il ritorno del lupo (fondato assieme a Cristina Canal), nel monitorare la presenza del grande carnivoro sulle montagne del Trentino orientale. Un compito non facile, visto che gli esemplari spaziano su un territorio molto vasto, muovendosi di continuo.

 

Un compito ancor meno facile, spiega Scarian, dal momento che il branco fassano si sarebbe spostato in Val Badia per la riproduzione. “Assieme agli esperti con cui collaboro – spiega – siamo giunti alla conclusione che in val di Fassa e nel bellunese non ci siano state riproduzioni. Il branco che si muove in questo territorio dovrebbe essersi spostato in provincia di Bolzano per riprodursi, cosa che rende ancora più eccezionale il video immortalato dalla mia fototrappola”.

 

“Per 4 anni, durante i quali ho seguito i branchi della val di Fiemme e della val di Fassa nella fase di riproduzione, ho avuto modo di immortalare per primo i cuccioli. Non era scontato questa volta, in un anno più difficile proprio per lo spostamento della riproduzione in Alto Adige. Questo almeno è il mio punto di vista da profano”.

 

Nel video, pubblicato su facebook, si vedono correre 4 lupi, 3 dei quali cuccioli. Troppo lontani dalla fototrappola, però, non dovrebbero essere stati loro a farla scattare, lasciando così aperta l'ipotesi che i cuccioli siano di più di quanti se ne vedono. “Nel video si vedono 3 cuccioli e un adulto – racconta Scarian – il numero dei cuccioli, però, non è detto. Non sappiamo quanti ce ne siano fuori campo. Uno di sicuro, perché qualcosa deve pur aver fatto scattare la fototrappola. Ci mette quasi 2 secondi e mezzo a scattare, infatti, quindi un altro potrebbe essere passato davanti, facendola partire e immortalando i 4 lupi che si vedono. La domanda che sorge spontanea a questo punto è: ci sono altri cuccioli?”.

 

L'attività di monitoraggio sul territorio messa in campo dagli appassionati come Scarian (e boicottata dalla Provincia di Bolzano) dà così i suoi frutti, andando ad arricchire il database provinciale. “Non è facile dare conto di tutti gli esemplari presenti in questa zona. Questo perché i lupi tendono a spostarsi, muovendosi in branchi in un'area che raggiunge i 200 chilometri quadrati. Tra Fiemme e Fassa, dunque, non sappiamo quanti ce ne siano. Sappiamo che in val di Fassa dovrebbero essercene 3 o 4, come dimostrato dalle predazioni. Un'altra coppia è stata fotografata in Val Veneggia, nella zona di Cima Bocche. C'è un branco consolidato in Val Cadino, formato da 5 soggetti che come tutti i lupi spaziano su un territorio vastissimo. In val di Fiemme, invece, ne sono stati segnalati 2. Della quantità totale, però, non sappiamo il numero preciso, anche perché molti esemplari sono in dispersione, espandendosi un po' dappertutto”.

 

“Le immagini sono state inviate agli organi competenti della Pat – continua – inseriti nel database e utilizzate per estrarre i dati da usare nel Rapporto dei Grandi Carnivori 2020. Così noi facciamo un lavoro di monitoraggio, mentre in Alto Adige la situazione è peggiore, visto che la Provincia ha scelto proprio di non fare il monitoraggio assumendo un atteggiamento molto duro verso i lupi”.

 

 

L'atteggiamento duro, testimoniato dai cartelli comparsi sul territorio, stride con quello di altri territori italiani, ad esempio la Calabria, dove la presenza del lupo nel parco della Sila è divenuto oggetto di particolare attenzione e tutela. Per i lupi che attraversano la linea immaginaria del confine tra montagne e valli trentine e altoatesine, dunque, la sopravvivenza è tutt'altro che scontata. “In provincia di Bolzano i lupi sono messi in cattiva luce, ma lì come in provincia di Trento la durata della loro vita non è lunghissima. La coppia della val di Fassa sappiamo che ha messo alla luce una ventina di cuccioli, ma si stima che il 70/80% di questi non siano sopravvissuti per cause naturali e non”.

 

 

Monitorarne presenza e riproduzione, pertanto, è compito tutt'altro che facile. “Ci vogliono un po' di fortuna e di costanza – conclude Scarian – non bisogna mollare mai e avere fiducia. La mia è una ricerca per passione, per studiare un animale estremamente interessante e messo troppe volte in cattiva luce”.

 

(Video e immagini sono di proprietà di Paolo Scarian)

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